Patti Smith al Duel Beat di Napoli: Avere 70 anni e non sentirli

The (Patti) Smiths

L’appuntamento al Duel Beat di Agnano è di quelli che contano. Sono da poco trascorse le 21:00. L’atmosfera è familiare, intima. Il pubblico è variegato: tra le centinaia di “giovani” (dai 25 ai 40 anni) accorsi, si scorgono madri con figlie adolescenti al seguito, cinquantenni in giubbotto di pelle, professionisti in giacca e camicia e qualche sparuto gruppetto di giovanissimi. Tutti lì per ascoltare lei, la sacerdotessa Patricia (Patti) Lee Smith: personaggio controverso, fenomeno di culto, icona della musica mondiale che, a suo modo, ha scritto pagine importanti della storia del rock.

Patti Smith 

Le aspettative, dunque, sono elevate e giustificate ed i fans, in trepidante attesa, ne invocano a gran voce l’entrata in scena. Dopo 45 minuti, accompagnata dai figli (Jesse Paris e Jackson) e dal compagno di tour Tony Shanahan – nell’inedita formazione “The Smiths” -, si presenta sul palco, in jeans chiari, anfibi neri, gilet grigio indossato su una t-shirt bianca e giacca nera, una raggiante signora Smith. Avere 70 anni e non sentirli, con una pelle da far invidia a delle quarantenni. Va beh!

Saluti di rito agli intervenuti e via con il concerto. Si parte subito con “Redondo Beach”, seguita da “Frederick”, canzone scritta alla fine degli anni ‘70 per il marito Fred. Un pubblico emozionato ed attento segue quasi immobile i passi mossi dalla poetessa, che canta, balla, recita, prega e sorride. Patti però, accortasi dell’imbarazzo, con un gesto inaspettato rompe definitivamente il ghiaccio: sulle note di “Birdland”, si avvicina ad una ragazza in prima fila ferma a guardarla con le braccia conserte, le porta via il cappotto di mano poggiandolo a terra e invita tutti a muoversi insieme a lei. È la svolta. In sala il delirio. Di lì in poi il concerto sarà un continuo crescendo di emozioni incontrollate, culminanti in un fantastica fusione finale di anime.

Patti Smith 

“My blakean year” e “Dancing barefoot” segnano la chiusura della prima parte dello spettacolo, se così ci è concesso dire, e ci proiettano nel momento centrale dell’esibizione, quello delle dediche. Quattro canzoni con altrettante dediche: all’amico John Lennon, omaggiato con la cover della strepitosa “Beautiful Boy”; ad Amy Winehouse, per la quale è stata composta in memoria la struggente “This is the girl” (This the blind that turned in wine/This is the wine of the house, it is said/This is the girl who yearned to be heard/So much for cradling a smouldering bird); Alla Vergine Madre di Dio, la Madonna, nel giorno dell’Immacolata concezione, ed a tutte le mamme dedica i versi della celebre “A Cradle song” di William Blake. A chiudere questa seconda fase, la cover di “Blue Christmas”, con un’esilarante imitazione di Elvis da parte di Tony Shanahan.

Si procede poi spediti verso la fine con “Ghost Dance”, “Beneath the southern cross” e “Pissing in a river” che anticipano uno dei momenti più intensi della serata: l’interpretazione di “Because the night”, cantata con il pensiero rivolto nuovamente a Fred, che vede la Smith cedere la sua chitarra ad un membro dello staff, prelevato un attimo prima da un angolo del palco, per esprimersi in libertà. Saluti a tutti e corsa verso i camerini.

Patti Smith 

Fine?

Macché! C’è uno strepitoso “encore” prima del definitivo congedo. Tre brani che deliziano e mandano in visibilio la platea: “Perfect Day”, omaggio all’amico Lou Reed ad un anno dalla scomparsa, “Banga”, con la Smith che ulula e abbaia in coppia col figlio Jackson, ed infine il brano che l’ha resa celebre in tutto il mondo, con relativo invito a non mollare e credere ancora nella forza dei popoli, “People have the power”. Dopo sedici canzoni e quasi due ore di concerto, questa volta sì, i saluti sono reali. E Patti, come di consueto, decide di farli a modo suo: con un gesto di estrema sensibilità, va a cercare tra il pubblico due bambine presenti in prima fila alle quali dona il suo plettro e la scaletta del concerto. Fine per davvero. Scroscio di applausi, inchino del gruppo, tutti a casa.

Ieri sera, al rientro, ho avuto più di una difficoltà ad addormentarmi. Le emozioni erano tante ed ancora vive. E lo sono tuttora, in realtà . E di questo te ne sono grato ancora, signora Smith.

 

Salvatore D’Ambrosio

 

Patti Smith al Duel Beat di Napoli: Avere 70 anni e non sentirli ultima modifica: 2014-12-09T00:16:58+00:00 da Salvatore D Ambrosio