“Ditemi, ditemi…come va il mondo?”

Mi presento, sono Maura Messina, autrice del libro autobiografico illustrato “Diario di una kemionauta”. Oggi voglio prendervi per mano ed entrare a passi misurati e lenti nell’universo di Franco Canale. Qualcuno di voi già ne avrà sentito parlare, qualcun altro no, mi permetto di raccontarvelo a modo mio. Ho incontrato Franco nel 2011 per la prima volta, lui è innanzitutto un’anima sensibile e un artista con la “A” maiuscola. Entrando nel suo studio, in piazza del Gesù, ho avuto la sensazione, rispolverata vivacemente nell’incontro successivo, di trovarmi al cospetto di una personalità che tanto aveva da comunicare attraverso le sue molteplici opere. L’ambiente, era e credo sia ancora, frutto di una stratificazione di sogni e progetti. Questa sovrapposizione casuale mi ha riempito gli occhi ed il cuore instillandomi la consapevolezza di aver toccato con mano lavori importanti, opere grafiche che saranno prima o poi decretate “motivo di vanto e lustro” per la nostra amata Napoli.

Franco Canale è appunto un figlio di Napoli, vi starete chiedendo, dopo tutto questo preambolo, qual è il titolo dell’opera che voglio presentarvi?

Ditemi, ditemi… com’è che va il mondo? pagine e disegni da un diario di viaggio” edito da Centro Studi sulla Civiltà Artistica Meridionale. L’ho scelto prima di aprirlo, è fresco di stampa ed ho voluto cogliere l’occasione per parlarvi dell’uomo e imprescindibilmente dell’artista. Non è un caso che voglia esordire parlando di un diario composto da parole ed immagini. 

In fondo la mia avventura letteraria è iniziata proprio così. Ho sentito subito un feeling con questa opera insolita, appare come un libricino luminoso con un disegno in copertina dai tratti calibrati e dai colori avvolgenti. L’ho avuto qualche giorno fa e ne parlavo con mio padre alla stazione della metro di Napoli, fermata Museo.

La prima impressione che ho avuto è che il libro sia stato scritto per creare l’occasione, l’evento, per poter riabbracciare gli amici, poterli rivedere in un clima di festa.

È un insieme di appunti di viaggio, apparentemente slegati, come aquiloni in volo, ognuno con un proprio filo pronto ad intrecciarsi con quello più vicino. Sono affrontati i temi più disparati, come accade nella vita che pulsa, le situazioni sono molteplici e le riflessioni che ne vengon fuori sono infinite.

Nella prefazione è chiaro l’intento dello scritto: parlare alla vita, ripercorrerla attraverso i legami: “siete usciti e scomparsi dal mio circo, dove vi avevo domato e ammaestrato per appartenermi”. Si evince un forte legame con la militanza politica, quel senso di appartenenza a bandiere che oggi tendono a perdere senso. Franco pesca dai cassetti appunti, pensieri ed immagini che seppur fissati in momenti diversi ben si sposano tra loro.

Vien fuori un mosaico di una vita ricca di vita: sentimenti, amori, sesso, alcool e soprattutto il superamento dei limiti. è un racconto intimo che con schiettezza vien rivolto agli amici veri, a coloro che hanno ricevuto l’invito alla prima presentazione. Quasi a voler dire: ”Sono io, Franco, tutto ciò che volevi chiedermi e non hai osato farlo, è nel mio diario”. Ci sono finestre che si aprono sulla vita familiare, sulle amicizie e sui rapporti apparentemente inconsistenti eppur capaci di emozionare.

Se da un lato emerge una grande vitalità, dall’altro fa capolino qualche attacco di amara nostalgia. Il corpo diviene una prigione perché non ci si riconosce più. Diventa il tempio dei limiti, il freno alle passioni che hanno riempito la vita. La vita stessa è paragonata ad un cocomero da poter tagliare a fette, la felicità appare legata alle “cose piccole piccole, come una presenza, un’invocazione o una preghiera”.

La giovinezza diventa un peso per l’accettazione degli anni che passano e il bicchiere un caro e pericoloso rifugio. 

Emerge un pesante senso di vuoto e un tentativo poco convincente di volerlo riempire. è una bilancia dal precario equilibrio… i pesi e i contrappesi si scambiano di posto incautamente.

Il passo che preferisco è a pagina 44, termina con questa frase: “Invece tutto è più semplice e più facile di un gioco di ragazzi se l’inconsistenza di una ragnatela resiste al soffio del vento”.

Franco propone originali immagini poetiche, ne è un esempio la sua considerazione sulla morte: “Se infine la morte non fosse una certezza, ma una scelta di libertà, come un vaffanculo al mondo”. Anche nelle riflessioni più cupe, si trova in fondo uno spiraglio, quasi come se Franco volesse offrire la speranza a chi lo legge, non tanto a se stesso. La sua è una ricerca di un appiglio al quale non vuol aggrapparsi, un sostegno dedicato a chi ha percorso un pezzetto di vita insieme a lui.

Ma il tempo vissuto è assai…Selvaggio e cieco come una talpa prima, poi domestico come una blatta”.

Non si lagna della sua vita ma attesta e contempla la mancanza di vitalità che col tempo si fa strada.

Per la stupida paura che il passato impedisca il futuro, i comportamenti si affilano come lame e si trasformano in morsi che strappano la carne”.

Cosa accade a questo animo sensibile?

È un artista che non si trova più a suo agio nel ruolo che la società gli ha imposto.Il suo è quasi un grido sussurrato di aiuto, una richiesta di chiarezza, una presa di coscienza dolorosa. In netta contrapposizione le immagini: in bianco e nero e a colori, abbozzate o rifinite nei minimi particolari,creano iperoni onirici e surreali che rendono visibile un mondo interiore che le parole non riescono a render visibile.

Siamo al cospetto di una gran bella persona, approfitto per fargli qualche domanda:

Perché hai scritto questo libro?

Il libro è una raccolta di pagine dei miei diari dagli anni ’90 fino ai primi anni del 2000.Quindi non è un libro SCRITTO per essere pubblicato.L’intenzione di fondo è stata quella di stampare un volumetto che raccogliesse quelle pagine per un uso PRIVATO, per gli amici, le mie compagne, i miei compagni, quelli che mi conoscono e con con cui ho delle relazioni e NON per un pubblico indistinto. Avevo bisogno di dire qualcosa a coloro che nel bene e nel male hanno attraversato la mia vita e la mia storia. Non avrei fatto neanche quella presentazione pubblica, se due particolari persone non mi avessero convinto… e credo comunque di avere fatto bene.

Emerge un forte contrasto tra i tuoi disegni, che accarezzano gli occhi di chi li contempla, e le amare riflessioni sulla vita. Puoi spiegarlo?

Non c’è contrasto, ma integrazione: da un lato nei disegni la MIA visione del mondo, per cui ho lottato e mi sono impegnato politicamente e professionalmente, dall’altro invece il mondo così com’è oggi e il rammarico forse di non aver fatto abbastanza per cambiarlo, anche se personalmente non ho niente da rimproverarmi.

A chi è rivolto il libro?

Come ti dicevo il libro è destinato a coloro che sono appartenuti alla mia storia ed entrati, o anche solo attraversato, la mia vita.

Il paragrafo l’armadio racconta di un essere che passa le giornate osservando il mondo stando sopra ad un vecchio armadio. Quando infine decide di scendere è semplicemente per chiudersi dentro e morire “all’oscuro di tutto”. In che misura ha a che fare con te questo racconto?

E’ la metafora di quella che è la mia vita e la mia morte. Ho vissuto bene, con coerenza e senza condizionamenti in piena libertà di azione e di pensiero, non mi sono fatto mancare niente e non ho rimpianti: se rinascessi vorrei fare la stessa identica vita, senza cambiare niente. Ora però, comincio a pensare a quando prima o poi dovrò scendere dall’armadio e SCEGLIERE IO, se ne sarò capace, DI CHIUDERMI DENTRO ALL’OSCURO DI TUTTO !

Lo stile è fortemente riconoscibile nei tuoi lavori, cosa ne pensi dello sviluppo della grafica e dell¹uso delle nuove tecnologie?

Purtroppo ritengo che oggi la GRAFICA sia finita, seppellita dalla tecnologia. Io a tutt’oggi integro il lavoro manuale con l’uso del computer ed è quello che cerco di insegnare in Accademia: il rapporto e la giusta integrazione fra natura e tecnologia. Ma prevale la tecnologia, il virtuale affascina, cambia anzi inventa la realtà e l’immagine non è più SPECCHIO (speculum) del reale, ma diventa essa stessa realtà. Con la grafica si leggeva, si interpretava e si comunicava una visione del mondo, con il virtuale la tecnologia inventa un altro, parallelo e finto mondo!

Per te, cos’è la grafica?

E’ impegno, contenuto, occasione per comunicare ciò in cui io credo, è anche metodo, razionalità e passione. Non voglio essere patetico, ma la grafica è stata (e forse lo è ancora) la mia scelta di vita, perchè da giovane non ho mai pensato a che mestiere fare, ma mi sono preoccupato di cosa fare della mia vita.

 

 

Recensione ed intervista di Maura Messina

“Ditemi, ditemi…come va il mondo?” ultima modifica: 2015-01-15T14:38:16+00:00 da Maura Messina