I MaDeDoPO e la bellezza del vivere male

Sabato sera, sul palco del Lanificio 25, I Management del dolore post operatorio hanno presentato al pubblico napoletano I love you”, terzo lavoro discografico, uscito il 28 aprile scorso per La Tempesta dischi. 

Si dice che il terzo sia l’album della maturità, della consacrazione. Tre album ( Auff, McMao, I love you) in tre anni sono in ogni caso tanti, ma questi ragazzi ne hanno di cose da dire…e si sente! Le canzoni sono scritte per un pubblico giovane, adatte a quei ventenni belli e ribelli sempre a caccia di un dio dannato. 

Ma il richiamo è forte anche per chi a quel concerto non può ancora andarci da solo. Almeno per ora. All’ingresso, infatti, ci imbattiamo in un gruppetto di minorenni, accompagnati dai rispettivi genitori, che chiedono informazioni sulla possibilità di poter assistere al concerto. “Si entra solo accompagnati da un maggiorenne” si sentono rispondere. Tocca stabilire dunque chi, tra i padri presenti, farà il sacrificio.

Sono all’incirca le dieci quanto entriamo. Mentre fuori ci si organizza e si formano nuove file, all’interno, nel cortile antistante la struttura, troviamo numerosi giovani in tranquillità seduti ai tavolini ad attendere che si facciano le undici. 

I MaDeDoPo, con una trentina di minuti di ritardo rispetto al programma, entrano in scena e senza preamboli danno subito il via alla serata. Si parte con “Il mio giovane e libero amore”, tratto da un testo anarchico del 1921, uno dei brani del cd – assieme a “Scrivere un curriculum”, più avanti in scaletta – che non è frutto del lavoro di scrittura del leader e cantante Luca Romagnoli. Un incitamento all’anarchia sentimentale e morale

Non poteva esserci dichiarazione d’intenti più esplicita ed immediata. Ed è subito Pogo!. 

La sala è gremita di giovani instancabili e divertiti. Stare fermi è decisamente impossibile, tornare a casa senza almeno un graffio, e senza aver mandato a quel paese il vicino, è altrettanto impensabile se si sceglie di stare nella mischia. Ma a chi è venuto qui stasera tutto questo piace; e allora ci godiamo lo spettacolo, sopra e sotto al palco. 

Ad un certo punto questo confine si fa labile, viene meno, e Luca diventa idealmente l’anello centrale che unisce la sua band, decisa e graffiante, al pubblico caloroso che li acclama e che, ripetutamente, lo accoglie tra le braccia come fosse un fidato amico di bevute ed avventure, un fedele compagno di vita che canta con forza come vanno le cose in giro. 

La Patria è dove si sta bene, La pasticca blu, Per non morire di Vecchiaia, Auff, Irreversibile, Scimmie, Pornobisogno, sono solo alcuni dei brani proposti. Difficile pronunciarsi su quello più gradito. Il mare umano non si è calmato neppure per un secondo, cantando ogni singola strofa dei pezzi in scaletta. 

Dopo circa un’ora e mezza dall’inizio, il concerto si chiude con “Lasciateci divertire”. Troppo tardi! verrebbe da rispondere, lo avete già fatto senza chiedere il permesso. Ma è andata benissimo così. La sala si svuota lentamente. Corpi stanchi e sorrisi, tanti sorrisi soddisfatti. Ora si va dritti a casa, ci vuole una doccia!

 

Salvatore D’Ambrosio

 

Immagine di copertina: Tiziana Teperino

Salvatore D Ambrosio

"Alto, grosso e con la barba. Il capo della baracca è un buon gustaio, e non potrebbe essere altrimenti per un amante del bello come lui. Un Bud Spencer prima che abbandonasse la dieta!"