Parole Note: Intervista a Giancarlo Cattaneo

Gli domando “E’ un reading?”.

Mi risponde “Nì. E’ cinema, lettura, musica: unione, un corpo unico”.

 

 

18 settembre 2015, nella morbida cornice delle cantine di Villa Settecento a Terzigno (NA), la prima delle due date previste in Campania di Parole Note, disturbata soltanto da qualche insaziabile e romantica zanzara.

Qui, a fine spettacolo, microfono spento, cravatte allentate, incontro Giancarlo.

Denti larghi e voce pulita: una gentilezza inusuale che accarezza quanto l’abbraccio della Napoli che si porta dentro.

L’evento è organizzato da Genny Falciano, assessore alle Politiche Sociali di Terzigno, e voluto, fortemente, per soddisfare quell’appetito di cuore e mente che oggi, spesso, si traduce in un alfabetismo dei sentimenti.

A cavalcioni, su di una panchina in pietra, gli rivolgo qualche domanda, curiosa, mentre mi pervade una sensazione di sazietà d’animo.

Parole Note è un progetto che unisce musica, poesia e prosa in maniera innovativa. Conduttore radiofonico di Radio Capital, Radio Deejay, autore e presentatore di programmi su Sky e Cielo, Giancarlo Cattaneo è innanzitutto “il” lettore della trasmissione radiofonica Parole note; Maurizio Rossato, dj, mixa ed assembla musica elettronica. In onda il mercoledì a mezzanotte e la domenica, in replica, alle 23.00, riscuote un enorme successo soprattutto tra i nictofili come me.

All’interno di una struttura poliedrica, che ha attraversato topic (sempre) attuali quali la crisi, l’amore, le donne, si sono dati il cambio, con gentile riverenza, Edward Cummings, Julio Cortàzar, Pedro Salinas, Charles Bukowski, Dario J. Agudelo, con i loro versi stretti alle pellicole di Gus Van Sant, Truffaut, Cassavetes, Gondry, non senza un toccante – e piacevolmente prevedibile – tributo a Pino Daniele. Complici Pablo Neruda ed “Il postino”, con un immenso, e purtroppo decadente, Massimo Troisi.

A: Allora Giancarlo, quest’idea di Parole Note a quale genio è venuta?

G: Assolutamente a Maurizio Rossato! Parole Note è un progetto che nasce nel 2010 e che, a latere, si è evoluto anche con la stesura di un libro e la registrazione in studio di due raccolte audio.

A: A proposito delle collaborazioni, abbiamo nomi di un certo calibro: Turturro, Battiato, Marcoré, Timi, Mastandrea…sono tutti dei sognatori o si sono accostati scettici a questo esperimento?

G: In realtà, quando è stata proposta loro questa idea, tutti ne sono stati entusiasti. Ognuno ha dato qualcosa alla poesia letta che, perciò, ha smesso di essere quella impressa su carta e si è sollevata, si è alzata in piedi, è diventata canzone, eufonìa, suggestione. A breve, uscirà il 3° cd di Parole Note. Però, niente spoiler: posso soltanto dire, niente attori. 

A: Abbiamo nomi grandi, grandissimi e a me è venuta una curiosità. Chi vorresti ti affiancasse in uno dei live di Parole Note?

G: Mia mamma. Senza dubbio, mia mamma. Purtroppo non le è stato possibile seguirmi in questo percorso iniziato pochi anni fa, ma è lei che vorrei con me. Per la donna tenace che era, per la dignità che possedeva. 

A: Donne, appunto. Prima se ne è parlato; la loro forza, le loro anime grandi, la loro capacità di provocare sorrisi ed espandere coscienze. Cosa ci invidi? Cosa vuoi imparare da una donna?

G: Tutto! Scherzi a parte, siete così superiori a noi…Il nostro mondo è elementare, facile; qualsiasi vostra azione, invece, può valerci da insegnamento. Se dovessi scegliere una cosa soltanto direi la complessità. Che poi è quella che un po’ ci fa pure penare, a noi uomini. 

A: Dal punto di vista della comunicazione, qual è il denominatore comune tra poesia, musica e prosa?

G: Beh, l’armonia. In quel risultato più grande che è dato dalle parole di una poesia sommate agli elementi di elettronica di Maurizio Rossato. Esiste una sfera infinita di colori a supportare il legame tra parole e note. L’abbiamo detto prima, “le parole e le note possono cambiare il mondo”. 

A: Il tipo di impatto che un live del genere ha sul pubblico è sicuramente forte, microchip emozionali. Come gestite la commozione del pubblico?

G: Io ci tengo a precisare che non sono un attore. Questo, dovrebbe farti capire in qualche modo che l’energia che metto è nient’altro che quella che mi arriva dal pubblico che interpreta a suo modo ogni cosa che ascolta e vede. La magia credo stia proprio in questo: ogni momento viene vissuto da ogni singolo spettatore in chiave propria. 

A: Quando siete alla radio, naturalmente, non avete contezza del tipo di pubblico al quale state parlando. Quale feedback ricevete dal vivo? Qual è il range di età che vi segue?

G: Guarda, dai 3 ai 93! In effetti, in radio non ci rendiamo conto di chi è dall’altra parte e questo rende ancora più sorprendente una cosa: quando li incontro, dal vivo, in una serata come questa, mi stupisco sempre di constatare che è pieno zeppo di “guagliuni”. 

A: Insomma, c’è sensibilità, quindi, anche da parte dei più giovani?

G: Il nostro stupore sta proprio nel fatto che in qualche modo siamo certi di trasmettere momenti intimi anche a persone giovanissime. Nei miei progetti futuri, non ti nascondo, c’è la volontà di portare “Parole Note” nelle scuole. 

A: Per educare? Credi che la poesia possa prendersi questa responsabilità?

G: Beh, educare è un parolone. Credo che però possa muovere qualcosa. Tutto parte dalla riflessione e regalare uno spunto sarebbe già moltissimo. Come ha detto prima Mario De Santis, una radice di cultura non bloccherà il braccio del violento ma farà riflettere, almeno, chi gli sta intorno. 

A: Un’ultima domanda, già che ci siamo, confessa: a fare quel che fai, si acchiappa?

G: E certo che si acchiappa!

 

 di Antonietta Uliano

fotografia copertina di Angela Scognamiglio

Parole Note: Intervista a Giancarlo Cattaneo ultima modifica: 2015-09-18T17:40:28+00:00 da Redazione