“Filosofia in vestaglia” al Teatro “Maria Aprea” di Volla

È andata in scena ieri, domenica 17 aprile 2016, l’ultima replica dello spettacolo intitolato “Filosofia in vestaglia”, presentato per la prima volta lo scorso venerdì al Teatro “Maria Aprea” di Volla e piacevolmente risultato un evento seguitissimo. Dal grande impatto emotivo ed estetico, il risultato finale è strabiliante. Per la regia di Costantino Punzo, il testo di Elio De Matteis è raffinato ma mai ampolloso, e narra le vicende avvenute nel 1759, mentre Denis Diderot, filosofo e intellettuale dell’epoca, in una Parigi stravolta dalle nuove ideologie che stanno diffondendosi a macchia d’olio, inizia a dedicarsi alla stesura e alla conseguente pubblicazione clandestina dell’Encyclopédie, il primo compendio contenente, in maniera compilativa, tutto il sapere umano. Perché si parla di una pubblicazione clandestina? I tomi della famigerata Enciclopedia furono infatti lungamente perseguitati, poi condannati, a causa di un gusto troppo scientifico, ateo e quindi rivoluzionario, per essere accettato dal Clero e dalla Nobiltà dell’epoca, poiché sembrava quasi volesse mettere in discussione la classe dirigente e la Chiesa. Con la partecipazione di Aurelio De Matteis, Bianca Renzi, Angela Rosa D’Auria, Denise Capuano, Carlo Paoletti, Peppe Carosella, Ornella Cascinelli e Elena Erardi. Scenografie di Luca Evangelista, musiche di Mariella Pandolfi, disegno e luci di Giuseppe De Vita, trucco di Antonio Luciano e costumi di Federica del Gaudio. 

Protagonista indiscusso della pièce è un Diderot che, durante una giornata apparentemente tranquilla e ordinaria, viene risucchiato nel vortice di cinque donne diverse, ognuna delle quali risulta essere ai suoi occhi increduli quasi la trasfigurazione in pelle e ossa delle sue idee, delle sue inestimabili riflessioni filosofiche sulla vita e la morale da seguire, che però egli non ha mai seguito. Tra adulteri, litigi e sensuali richiami, a Diderot viene commissionato un lavoro da scrivere per l’Enciclopedia dal filosofo ed amico D’Holbach, con come tema la “morale”. Da qui, un susseguirsi di digressioni che partono dal suo quotidiano e che lo costringeranno, infine, ad arrendersi ad un’evidenza che non prevede alcuna moralità. 

Gli oggetti di scena sono essenziali e rimandano al XVIII secolo: sedie sfarzose, un divano comodo, e la costante presenza di una persona che dà musica a tutte le scene. Diviso in due atti, lo spettacolo si apre con Madame Therbouche che sta cercando, invano, di dipingere il filosofo francese. Esortandolo a svestirsi con una scusa accattivante, l’artista lo invita a partecipare a un gioco dualistico tra “pittura” e “filosofia”, tra sarcasmo e sensualità, senza però mai perdere apparentemente il controllo: i due saranno infatti sorpresi a più riprese da un susseguirsi di personaggi che, con l’avanzare della narrazione, paleseranno le più nascoste e voluttuose peculiarità del carattere di Diderot, prima fra tutte il piacere nell’adulterio. Il tutto intrecciato alla vicenda della condanna dell’Enciclopedia, situazione nota per il suo tumulto e per aver scosso l’intera Francia. Tra filosofia e libertinaggio, quindi, si srotola una pièce in cui le donne entrano ed escono, vorticosamente, ad incarnare, più che i personaggi, le idee del filosofo intrappolato tra il “sapore” per la scoperta delle donne e il “sapere” per la stesura dell’opera, fulcro dell’intera ideologia illuminista. 

Sul finire della narrazione, Madame Therbouche si rivelerà essere una ladra: i suoi atteggiamenti, quindi, le saranno serviti unicamente per raggirare Diderot ed illuderlo di un sentimento che in realtà non esisteva se non ai fini dei suoi loschi interessi. Paradossalmente, però, dopo aver svelato ogni suo intento in un monologo coinvolgente ed emozionante, l’artista sarà molto sorpresa nel vedere che in realtà l’aver palesato la sua criminalità intriga ancor di più il filosofo che, in un impeto di passione, la esorta a restare con lui. Svariate contrapposizioni come quella tra ragione e sentimento si miscelano quindi ad un istinto inevitabile, al fine di approfondire un dibattito incentrato sulle idee e, più in generale, sulla filosofia. 

Citando il regista: “Il risultato è: un universo femminile presentato come fulcro della vita; tra rimandi sessuali e schermaglie intellettuali, che gioca sul filo di un’intrigante dicotomia, nel dualismo tra l’istinto e l’etica, tra le ambiguità della morale e le infinite trame della seduzione, che infatti, sono la base di questo lavoro”.

  

 Lorenza Carannante

 

Immagine di copertina: Nina Borrelli