Due allegri ragazzi morti in un mondo prima.

Vivere in provincia spesso significa arrivare alle sette del Venerdì sera e dirsi “stasera non c’è nulla da fare”, significa dover macinare chilometri per andare a sentire quell’artista lì oppure prendere l’auto e andare alla deriva. La mia provincia, in particolare, lo diciamo sempre che è spenta, che la musica che piace a noi non viene a trovarci mai. Per questo motivo, quando mi è arrivata la voce che Venerdì 20 Maggio ci sarebbe stato un concerto di Davide Toffolo (aka il frontman dei Tre allegri ragazzi morti) nella biblioteca civica Agorà, in pieno centro storico di Lucca, non ho avuto dubbi sul da farsi: bisognava andare. La particolarità di questo concerto, oltre al fatto che si sarebbe svolto in versione acustica, nel cortile interno di una biblioteca che ogni giorno è frequentata da centinaia di studenti di ogni età, era data dalla presenza in solitaria del cantante insieme con Luca Masseroni, batterista del gruppo, che per l’occasione si è prestato a suonare una grattugia e accompagnare alla voce El Tofo.

Vi spiego perché sono qui, come mi hanno incastrato” ci dice Toffolo appena salito sul palco, indossando non la solita pelliccia che tutti abbiamo imparato a conoscere e amare, ma – come ci ha poi raccontato – un abito tradizionale africano acquistato in Sardegna nel corso di un tour, “è la prima volta che vengo a suonare a Lucca, ed è la prima volta che vengo senza che ci siano in corso i Comics” che ogni anno lo portano qui, appunto, per la sua attività ormai ventennale di fumettista. “Mi ha chiamato un amico, di qui di Lucca, per chiedermi di venire a suonare qualche canzone perché ci sono questi ragazzi bravi, a cui piace la musica, che si stanno impegnando tanto” si tratta dei ragazzi della W.O.M, dei giovanissimi che stanno provando concretamente a portare musica più indipendente e più concerti nella suddetta provincia.

I due allegri ragazzi morti suonano tra gli altri anche il loro ultimo pezzo, tanto chiacchierato, In questa grande città – la prima cumbia, spiegandoci la genesi di questa nuova influenza musicale che, per chi non lo sapesse, è un tipo di musica popolare colombiana che ha origini dalla cumbiana, una danza che secoli fa veniva eseguita a piedi nudi sulla sabbia attorno a un grande falò. “La particolarità della cumbia” ci spiega Toffolo “è che può durare per ore e che si presta, per il suo ritmo, ad ogni genere di improvvisazione”. Il concerto continua alternando canzoni nuove e vecchie, racconti e motivi di vita, mentre dal palco piccolissimo e illuminato da luci rosa scuro la chitarra e le voci di Davide e Luca riempiono l’aria umida, il pubblico seduto per terra nel cortile si unisce a loro accompagnandole. E, forse per la prima volta, sento che possiamo incontrarci e cantare e ballare insieme anche qui. Dico ballare perché il concerto è finito in una festa, sotto il palco, dove tutti hanno saltato e urlato gli ultimi pezzi.

La vita è cattiva, e non l’ho inventata io, il concerto è finito e VAFFANCULO!” e speriamo in un bis in futuro. 

Francesca Tummolillo