Overcome – Indubstry

Abbassa ‘sto volume!”

No, ma che abbassa?”, mi risponde il mio amico mettendo la mano a protezione della manopola.

Abbassa ’sto volume!”

No, ma che abbassa, senti questo pezzo come pompa.” La musica sembra averlo rapito.

Mentre, con le braccia tese e le mani strette sul volante alle undici e dieci, fa avanti e indietro con la testa andando a ritmo con i subwoofer.

E allora alza ‘sti finestrini che ce stann’e guardie!”

E cosa ci possono fare, una multa per eccesso di volume dello stereo?”

No, ma se ci fermano e ti fanno soffiare, non solo si ubriacano pure loro, ma ti ritirano la patente, ti sequestrano la macchina e si fottono pure ‘o CD!”

Ma se non ho bevuto niente? E comunque no il CD nuovo degli Indubstry no!”

Il mio amico spegne lo stereo su My Party, alza i finestrini e inizia ad andare a 30 Km/h fissando negli occhi il ragazzo con la divisa blu e la paletta in mano mentre gli sfiliamo davanti, manco fosse il piano sequenza di uno spaghetti western!

Io sudo, più che altro perché, nonostante sia sera, fuori ci stanno 30° gradi e la macchina del mio amico tiene l’impianto stereo buono ma l’aria condizionata rotta.

Neanche il tempo di fare cento metri che schiaccia di nuovo il piede sull’acceleratore, abbassa i finestrini e alza di nuovo la musica a palla.

Sorpresa, c’è Clementino che rappa “n’copp o beat”.

I ragazzi, si sente, hanno imparato la lezione, sono stati attenti sia durante l’ora di reggae ed elettronica applicata che durante quella di musica ed appeal commerciale, e piaccia o non piaccia non si può dire che Overcome non faccia muovere la testa.

Improvvisamente sentiamo la bitonale sovrastare il dub degli Indubstry, dallo specchietto retrovisore vediamo accendersi le sirene della pantera che scatta in avanti sull’asfalto scuro e butterato.

C’hann fatt!’”, e il pensiero che ci assale in contemporanea. Ci irrigidiamo, il mio amico mi guarda con gli occhi spauriti come per rivelarmi il più grande dei segreti. Diamo un altro sguardo allo specchietto retrovisore e vediamo la pantera della polizia scattare nella direzione opposta.

Per un attimo penso che questi sono i luoghi dove è nata la musica degli Indubstry. La periferia. Una periferia identica a tutte le periferie del mondo, vele, banlieue, uptown. Undici pezzi che creano un’atmosfera unica, ritmo, pianole sincopate, batterie elettroniche, otto cantati in inglese e due in napoletano, nessun confine, a sottolineare l’internazionalità di queste due lingue e di chi le parla.

Un sospiro di sollievo, la goccia di sudore gelata che si era formata sulla nuca sfuma nel caldo umido di questa strana sera di inizio estate. Le note di Realize e il suo ritmo relax-acchiappafiga fanno da tappeto sonoro ai nostri titoli di coda. Le luci della sirena della polizia diventano sempre più piccole alle nostre spalle e di fronte a noi la luce di una luna a metà ci fa da guida.

Il mio amico mi guarda e mi dice: “Ti devo confessare una cosa.”

Cosa?”

Prima di passare a prendere te, stasera, sono passato a prendere la maria!”

Gli sparo uno sguardo a metà tra il killer e il rastafariano geloso e lui, “Era per restare in tema!”

Il mio amico ne capisce di musica ma è uno stronzo.

Domenico Rega