L’INCREDIBILE MARVEL DEL SALERNO COMICON

Dal 1 luglio al 7 agosto Salerno ospita, nella sua seconda edizione, un importante evento culturale: il Salerno Comicon. L’edizione di quest’anno è dedicata alla casa editrice Marvel, colosso editoriale e fabbrica di sogni supereroistici da 75 anni. Organizzato da Comicon, con il supporto ed il patrocinio del Comune di Salerno, il Salerno Comicon vede la collaborazione della Panini Comics per «un excursus di tutta la produzione della “Casa delle Idee”, correlato con il saggio “L’incredibile Marvel. 75 anni di meraviglie a fumetti” (COMICON Edizioni). In mostra tantissime tavole originali, con opere che farebbero gola a qualsiasi collezionista o fan del mondo dei supereroi. Un percorso per sezioni, con una parte cronologico-storica e l’analisi dei personaggi più famosi, il tutto completato da un’ampia sezione sugli autori italiani che lavorano per la casa americana, tra i quali: Giuseppe Camuncoli, Lorenzo Ruggiero, Fabrizio Fiorentino, Simone Bianchi, Gabriele Dell’Otto, Pino Rinaldi, Stefano Raffaele, Claudio Castellini».

Fascino per ogni appassionato, la mostra espone pietre miliari del fumetto Marvel, tavole originali di autori quali «Jack Kirby, Bill Sienkiewicz , Steve Ditko, Joe Quesada, Tim Sale, Chris Weston, Gene Colan, Frank Cho, Mike Zeck, Jim Steranko, John Bolton, John Byrne, Barry Windsor-Smith, Rob Liefeld, Arthur Adams, Neal Adams, Jae Lee, George Perez, Gil Kane. Il tutto supportato dai grandi nomi del collezionismo italiano, da Francesco Bazzana a Enrico Salvini, Giovanni Nahmias, Massimo Cuomo e tanti altri».

Ogni venerdì, l’organizzazione accompagna la mostra con «una serie di incontri sulle tematiche principali di questo appassionante mondo dei supereroi con autori Marvel italiani, e la partnership di altre realtà campane del settore, come il Festival Linea D’Ombra, l’associazione ALT, GiffoniFF, ComixArs, FantaExpo».

Venerdì 15 luglio, si è tenuta la conferenza Eroi del fantastico: la Marvel, il mito e l’immaginario contemporaneo, con Open Class, a cura di Alfonso Amendola: il talk è stato «un progetto promosso dalla Cattedra di Sociologia degli audiovisivi sperimentali dell’Ateneo di Salerno e Associazione culturale “Tempi Moderni”».

Quella dell’incontro è stata «una riflessione a più voci sulla grande produzione della Marvel, nel desiderio di identificarne la matrice eroica. Partendo dalla concezione del “monomito” classico indicato da Joseph Campbell “l’eroe si avventura fuori dal mondo della quotidianità in una regione di portenti sovrannaturali: forze favolose vengono affrontate e una battaglia decisiva viene vinta: l’eroe ritorna dalla sua avventura misteriosa con il potere di concedere aiuti ai suoi simili”. Tre studiosi di media e culture di massa: Vincenzo Del Gaudio, Leonardo Cantone e Mario Tirino (con una particolare attenzione verso Spider-man, Hulk e Iron-man) e il Presidente dell’Area Didattica di Scienze della Comunicazione Virgilio D’Antonio».

L’ICONA DI HULK

Maggio 1962, una bomba gamma esplode nel mondo del fumetto. Stan Lee e Jack Kirby aggiungono un nuovo eroe nella nascente mitologia della Marvel: L’Incredibile Hulk (maggio 1962). Ormai famosa la sua genesi narrativa: durante la sperimentazione di un nuovo tipo di bomba, la “bomba G” o “gamma”, il suo creatore, lo scienziato Robert Bruce Banner, per salvare l’incauto Rick Jones – recatosi sul luogo delle sperimentazioni per suonare l’armonica – viene esposto alle radiazioni emanate dall’ordigno; dal quel momento in poi Banner acquista la capacità, o la maledizione, di trasformarsi nella creatura Hulk, dotata di incredibile forza.

Hulk vede la luce in un periodo di grande rinnovamento: nasce la Marvel, abbandonando il precedente nome di “Atlas” (il nome del distributore nelle edicole), e non stupisce che la nuova casa editrice si rilanci sul mercato attraverso nuovi personaggi, senza, però, rivoluzionare completamente i contenuti che l’avevano resa famosa. La Atlas, fino a quel momento, produceva diversi titoli mensili di genere horror e mistery, bimestrali umoristici, western, “rosa”, di “guerra” e una testata supereroistica (Fantastic Four!, novembre 1961). Martin Goodman, all’epoca proprietario della Marvel, «era disposto a finanziare la nascita di un altro fumetto, ma voleva come protagonista un emulo di Frankenstein» (Marco Ricompensa, 2009): il personaggio di Hulk diventa la mediazione tra il recupero del catalogo horror-mistery della Atlas e la sua incarnazione supereroistica della nascente Marvel.

I MODELLI DI HULK

Stan Lee riesce nel delicato compito di creare un “mostro” dalle caratteristiche orrorifiche, dal sapore letterario e condensarle in un personaggio capace di intercettare quella “paura atomica” rintracciata da Gino Frezza (1995), rimasta sepolta nelle «emozioni ed immaginazioni […] nel decennio precedente» agli anni ’60. L’ultimo test nucleare condotto dagli Stati Uniti fu solo nel 1954, mentre nell’ottobre 1961 l’URSS sperimentava la più potente bomba all’idrogeno fino ad allora costruita dall’uomo. Sottile e pungente catalizzatore socio-culturale, il fumetto, accoglie e raccoglie in sé «il senso della catastrofe e il desiderio di un nuovo ordine» figli di radicali mutazioni e riconfigurazioni dello scenario politico e tecnologico, assorbendoli nella propria mitologia: «il mito a fumetti divora e ingloba […] ogni possibile riferimento esterno e lo decifra nel proprio sistema comunicativo».

I riferimenti palesi che Lee aggancia per creare il suo personaggio sono, indubbiamente, quelli al Mostro di Frankenstein e al Dottor Jekyll e Mr. Hyde.

Stan Lee recupera l’icona di Frankenstein attraverso la versione cinematografica incarnata da Boris Karloff nel film del 1931: testa squadrata, il taglio dei capelli, pallore cadaverico che tende al grigio, lessico ridotto all’essenziale. Sebbene Hulk sia diventato famoso nella sua versione “verde”, il progetto originario, dunque, prevedeva il colore grigio della pelle, non solo per il riferimento cinematografico-letterario ma non doveva suggerire alcuna appartenenza etnica. Il mutamento verso il verde non ha, però, una ragione narrativa o artistica, bensì, tecnica: a causa dei processi di stampa dell’epoca, il personaggio rischiava di essere poco riconoscibile dato il colore grigio difficilmente replicabile; in alcune tavole, la poco precisa colorazione grigia del personaggio suggeriva sfumature verdi. Stan Lee scelse, così, di utilizzare definitivamente il colore che ha reso il personaggio famoso come il “Gigante di Giada”. L’altra grande icona letteraria alla base del personaggio di Hulk è il tormentato Dottor Jekyll che si trasforma nel brutale Mr. Hyde. La dicotomica lotta bene/male, la mutazione fisica e spirituale e il senso di colpa della parte “umana” del personaggio, sono i punti in comune tra la creatura di Stevenson e quella di Lee.

La letteratura anglosassone fornisce a Stan Lee la materia principale per plasmare fisicamente, caratterialmente e psicologicamente il suo personaggio, ma il “sorridente” autore non sa ancora che con i suoi personaggi sta contribuendo a creare una nuova “mitologia” – una “mitologia” del ‘900 – e, forse inconsapevolmente, non può non rimediare anche quella greco-latina.

Hulk condivide con il semi-dio Ercole diversi elementi mutuati dalla mitologia, come la forza possente, un‘immagine imponente, e l’invulnerabilità alle armi dell’uomo ma ne condivide anche l’elemento della metamorfosi. Ovidio, nelle Metamorfosi, inserisce l’eroe greco tra quelli pre-omerici a proposito della sua morte e della seguente deificazione. Straziato dai dolori, Ercole (Eracle nel poema ovidiano), decide di immolarsi su una pira funeraria per ardere vivo finché il padre Zeus, commosso, non decida di accoglierlo tra gli dei dell’Olimpo: l’autore latino paragona al cambiamento di pelle di un serpente la mutazione di Ercole. L’eroe muta in dio, “cambia pelle”, la mutazione non è solo psicologica, ma fisica, rinasce dio grazie all’intervento divino del padre, così come Bruce Banner rinasce eroe dopo l’esplosione della bomba gamma: cosa sono le radiazioni atomiche se non «l’equivalente moderno […] delle antiche divinità?» (Francesco Dragonesi, 2007).

La rimediazione mitologica portata avanti da Stan Lee con i suoi eroi a fumetti acquisisce carattere “euforico” rispetto ai miti “disforici” greci. La cultura americana spesso agisce in tal senso nei confronti del mito declinato in qualsivoglia media, ma, specie il fumetto della Silver Age si è configurato «strutturalmente […] ottimistico e consensuale». La bomba avrebbe dovuto uccidere lo scienziato Bruce Banner ma, non solo egli non si ammala, ma acquisisce poteri sovrumani e diventa un eroe in grado di salvare il mondo. L’esempio di Hulk rimane, comunque, quello più atipico: nonostante ogni eroe Marvel soffra di un “risvolto della medaglia” – Spiderman perde lo zio e la donna amata, Daredevil diventa cieco quando acquisisce i poteri, La Cosa dei Fantastici Quattro diventa un mostro – che condiziona il proprio agire, la loro spesso sofferta mutazione li porta ad un miglioramento della propria esistenza. Invece, quella dell’incredibilie Hulk è comunque costantemente ammantata da un velo di sofferenza, la sua è una vita di persecuzione. Nonostante il suo status da eroe, Hulk è temuto, distrugge con la propria forza ogni cosa che incontra e come Bruce Banner è costretto a lasciare affetti e la propria vita per un’esistenza costantemente in fuga. Quest’ultimo elemento fa da perno narrativo all’intera serie dedicata al “pelle verde”: Banner dopo ogni episodio è costretto a scappare in un altro luogo perché, nonostante Hulk abbia salvato innumerevoli vite, il pericolo della rabbia del suo alterego è sempre costante. Esemplare è che il principale tema musicale della serie sia il brano “The lonely man”: la vita di Banner/Hulk è di volontaria solitudine, elevando così il proprio status eroico.

IL MONOMITO DI HULK

Nel saggio L’eroe dai mille volti, Joseph Campbell illustra il “monomito”: miti, leggende e fiabe di ogni tempo, luogo e cultura, si possono ricollegare ad un unico, dominante, tema generale – il monomito, per l’appunto – le cui infinite varianti hanno prodotto l’apparente diversità delle leggende tramandateci. Quello a cui fa riferimento Campbell è l’eterna ricerca da parte dell’essere umano della sua vera essenza: superando l’illusione fornita dal mondo materiale – che Campbell definisce “mondo degli effetti” – per entrare in una dimensione di sintesi – definito “mondo delle cause” – l’eroe – il termine che indica l’iniziato a questo percorso – ritorna nel proprio luogo d’origine con le possibilità e le capacità di portare aiuto alla propria comunità.

Hulk non sfugge alla possibilità di essere ricondotto a questo archetipo di Campbell. Il suo monomito è inscritto all’interno del primo numero: dal mondo ordinario di scienziato per il governo, Bruce Banner viene chiamato all’avventura esponendosi alla bomba gamma; inizialmente rifiuta la chiamata perché sconvolto dalla sua trasformazione e alla fine sceglie di aiutare il popolo americano contro i russi, sconfiggendo Gargoyle.

Ma il monomito nel prodotto seriale può sembrare si diluisca nel mare magnum delle avventure, dei crossover, dei legami, dei what if, delle saghe, dei team-up, invece è costantemente presente, seppur meno manifesto. La ricerca di Bruce Banner della propria essenza, della propria identità, è motore delle sue azioni, causa delle sue mutazioni e delle diverse manifestazioni di Hulk. La coscienza di sé è una componente fondamentale e spesso lacerante di ogni supereroe: l’etica e la morale di ogni eroe con la maschera – quindi, con una identità segreta – è messa a dura prova in ogni racconto; quesiti sul bene e il male, sulla giustizia, sull’essere umano dietro la maschera e il suo statuto da eroe; etica e morale costantemente mettono in dubbio gli eroi riguardo la propria identità. Nel prodotto seriale come negli albi a fumetti Marvel, ogni eroe, costantemente, è costretto a scontrarsi ciclicamente con il proprio monomito, con la ricerca del proprio essere: è lo stesso Stan Lee a definire le sue creature come “supereroi con superproblemi”.

Da quando è nato 54 anni fa, Hulk ha partecipato, insieme a tutti gli altri personaggio della Marvel, alla formazione di una mitologia a noi coeva che, ancorata nello spirito e nella funzione a suggestioni antiche, è espressione della contemporaneità stessa: dopotutto, come medium, il fumetto ha saputo raccogliere e canalizzare suggestioni, tensioni ed espressioni culturali della società, medium come i comics e il cinema non rifanno il mito «ma lo formano nella contemporaneità. Costituiscono la storia nella risonanza dei legami attuali con il passato. […] Riflesso, proiezione-autoformazione della cultura odierna» (Gino Frezza, 1995).

Leonardo Cantone

L’INCREDIBILE MARVEL DEL SALERNO COMICON ultima modifica: 2016-07-25T11:20:40+02:00 da Leonardo Cantone
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.