Locomotif – Be2

Locomotif

Be2

C’è un bar dalle mie parti, è un posto dove mi piace andare perché è frequentato da persone che amano parlare ed ai social preferiscono il sociale.

È un posto strano quello, una specie di incrocio tra uno speackeasy troppo in vista ed un bistrot fuori luogo. Ci vado perché è un po’ come me, dall’animo gentile e decadente. Piramidi di oggetti di ogni sorta, raccattati in qualche mercatino delle pulci o ereditati dalla nonna, buona musica e poi, la cosa più importante di tutte, la migliore selezione di liquori della zona. Lo diceva Goethe, “La vita è troppo breve per bere vini mediocri”, e me lo ha ribadito anche il mio fegato dopo che, per tanti anni, non ho seguito alla lettera quella massima.

Entro, mi dirigo direttamente al bancone in legno costellato da una miriade di bottigliette in vetro lavorato, colme delle essenze più esotiche, e mi rivolgo al mio barman di fiducia: <Oggi fammi qualcosa di fresco con una base di whisky> , e lui di contraltare, <Ascolta questo gruppo!>

La filodiffusione stava facendo scivolare tra le bottiglie dai mille colori allineate sui ripiani una serie lenta di dense note trip hop.

<Come hai detto che si chiamano?> gli faccio, mentre lo vedo armeggiare tra i bicchieri per la scelta di quello più idoneo; <”Locomotif”!>, mi risponde riempiendo di cubetti di ghiaccio il prescelto. I dosatori d’acciaio iniziano a volteggiare riversando nettari luminosi nella grossa brocca di vetro, che ha prima sapientemente raffreddato facendo roteare il ghiaccio lungo i bordi con un lungo cucchiaio d’argento, e i suoi occhi si fanno stretti come fessure per la concentrazione. È in piena fase creativa.

Vedo l’ambrato del Turkey e il rosso del bitter fondersi lentamente in una danza liquida e sento la voce della cantante inanellare una serie di parole in inglese con tono suadente.

<Sono di Catania!>, mi fa il mio barman di fiducia.

<Di Catania?>, rispondo io, <È perché la cantante canta in Inglese?>. ‘Sta cosa a me degli italiani che cantano in inglese mi prende sempre male, non so perché. <Perché nell’elettronica la lingua inglese si sposa meglio.>, fa una leggera pausa mentre aggiunge all’intruglio essenza di pimento e qualche altro ingrediente segreto che – siccome mi sono distratto a causa dei piattini in bella vista colmi di bocconcini appetitosi pronti per l’aperitivo – continuerà a restare segreto e aggiunge, <Almeno così dicono!>.

Piano rhodes, basso, strumenti giocattolo e batterie che sussurrano, le linee armoniche sono piacevoli, mi ricordano i primi Morcheeba, l’ugola della sicula è precisa ed ammaliante, Federica – così si chiama la cantante – mi fa tornare in mente Beth Orton, con un po’ di zucchero in più, ma si sa, siamo in Sicilia, qui il sole batte forte ed è tutto più dolce. In BE2, il loro secondo disco, Maude Records, niente atmosfere ansiogene ma elettronica relax, musica fatta su misura, con precisione artigianale, una musica che ti culla e ti accompagna in una dimensione onirica fatta di fantasie a colori e profumo di mare, anche se a volte l’incantesimo viene rotto da sonorità che sembrano non prendere troppo le distanze da quella che genericamente viene definita musica d’ascolto, ed io, in verità, starei anche ad ascoltarla per ore, nell’occasione giusta, come ad esempio quando me ne sto appoggiato al bancone del mio barman di fiducia mentre mi crea un cocktail su richiesta. Poi succede che il mio barman di fiducia mi porge il bicchiere e, mentre ne osservo il colore e le varie sfumature dovute alla rifrazione della luce nei cubetti di ghiaccio, prende una scorzetta d’arancia e la arriccia delicatamente spruzzando sulla superficie liquida profumi di Sicilia.

Porto il bicchiere alla bocca, annuso, assaggio.

Le sonorità dei Locomotif iniziano ad essermi più familiari e questo in un certo qual modo mi fa sentire coinvolto.

<Allora, cosa te ne pare?>, mi fa il mio barman di fiducia, guardandomi con quell’aria da mascalzone soddisfatto che si ritrova appiccicata addosso, ed è proprio in quel momento che spalancando la porta entra l’oriundo, il suo collega bi-turbo sedici valvole, che con la carica energetica dei sui venticinque anni porta immediatamente lo scompiglio nel locale facendomi perdere il filo del discorso e bere il drink in un solo sorso senza assaporare con attenzione il lavoro certosino che aveva portato alla sua preparazione.

Guardo il mio barman di fiducia e gli dico: <Me ne prepari un altro, sono sicuro che sarà ancora più buono del primo!>

E l’oriundo: <Io ci aggiungerei anche una scorzetta di limone!>

Domenico Rega

Locomotif – Be2 ultima modifica: 2016-07-28T12:20:41+02:00 da Domenico Rega