Statale 35 – Azrael

Statale 35

Azrael

Stavamo viaggiando sulla SS.7Bis e stavamo parlando di viaggi nel tempo. Quello dei viaggi spazio-temporali è un argomento che solletica molto la fantasia di mia moglie e ad essere sinceri anche io non ne sono indifferente.

Era una serata dolce, troppo, come la musica che stavano trasmettendo alla radio e che da un po’ di tempo sembrava essere sempre la stessa. Ho abbassato per un attimo lo sguardo per cambiare stazione quando una luce intensa ha attraversato velocemente lo spazio visivo del parabrezza, da sinistra verso destra, accecandomi. Ho subito pensato ai fari abbaglianti di un grosso autotreno. “Oh mio Dio, ho combinato un casino”. È stato il mio primo pensiero, un attimo di distrazione e chissà cosa cazzo ho combinato. “Addio moglie, ti amo!”. Aspettavo solo l’urto tremendo, l’esplosione, speravo solo che fosse immediato, mentre invece la macchina ha continuato a viaggiare dritta e libera nella propria corsia su una strada statale vuota. Ho guardato nello specchietto retrovisore: nessun segno di fanalini rossi che si allontanavano nel buio. Io e mia moglie abbiamo incrociato lo sguardo per un attimo, sapevamo di aver visto qualcosa ma non eravamo sicuri di cosa fosse. Un incontro ravvicinato? Ho avuto la sensazione che fossimo dei sopravvissuti, gli ultimi esseri umani rimasti a questo mondo, in viaggio su l’unica autovettura presente su quella strada, in una calda sera d’estate. Dopo poche centinaia di metri un cartello blu con su scritto SS.35 è sfilato via veloce di fianco alla macchina. Ci siamo guardati di nuovo negli occhi, straniti, senza dire una parola, ancora scossi. Non riuscivo più a distinguere l’ombra scura del Vesuvio che si ritagliava il suo spazio nel blu di quella notte scesa troppo velocemente. Una coltre fitta di nubi nere aveva nascosto le stelle e la luna, che fino a pochi minuti prima era luminosa come un faro, e avevo come l’impressione che il panorama tutt’intorno fosse mutato.

Dallo stereo fuoriuscivano scintille d’interferenza ed un sottofondo paranoico, … e sfugge l’idea di quello che ha nel suo pugno …, chitarre cupe, la preghiera di un muezzin, il lamento delle anime dannate ed un grido d’aiuto fusi tutti insieme. Poi altre interferenze e suoni catartici che sapevo di aver già incontrato in un tempo non troppo lontano.

Eravamo saltati nella buca del bianconiglio, solo che non era quella uscita dalla penna immaginifica di Lewis Carroll ma quella della mente malata di uno Stephen King deviato e in forma smagliante.

Questo è l’effetto che mi hanno fatto gli Statale 35. Un salto nel buio ma anche nel passato, e non si è trattato di un semplice ritorno a quello che è già stato ma più un salto emozionale.

Gli Statale 35 riprendono con le loro corde le vecchie sonorità dei migliori Marlene Kuntz, Afterhours, CCCP fino ai più attuali Verdena, ridando vita a suoni che sembravano dimenticati e resuscitando a loro modo uno spaccato musicale che amavo, che mi mancava, che troppo presto era stato classificato mainstream e che troppo presto era andato in pensione sostituito da un pop/rock alla melassa da farti venire il diabete al primo accordo.

Con il loro EP, AZRAEL, etichetta Estasi Records, gli Statale 35 vanno ad inserirsi nella lotta per la riconquista di un territorio musicale che sembrava abbandonato da tempo, con un ritorno al recente passato del rock indipendente di cui personalmente sentivo un gran bisogno. Le chitarre ansiogene di Azrael sono un inno all’indie degli anni novanta, i testi, specie in Giuda, corrono lungo i binari di una poetica ammaliatrice, Il Ricordo e L’Ultimo atto, sono lo specchio di un malessere generazionale.

Tutto questo richiamo ad un passato recente non lo ritengo un difetto vero e proprio. Gli Statale 35 fanno bene il loro lavoro, ed anche se a tratti possono apparire ancora acerbi, e potrebbero provare a dosare utilizzando con più parsimonia alcuni riferimenti, nelle loro note c’è freschezza ed è in questo che risiede la loro forza. La bellezza della loro musica sta nel fatto di essere una musica non più giovane ma più che mai attuale: nei testi, nell’interpretazione e nell’anagrafica dei componenti del gruppo. Anche loro, come gli attuali distributori di melassa, sono i figli del Bataclan, di Vasco che fa concerti a sessantacinque anni riempiendo gli stadi, del disagio giovanile, della politica non politica, della globalizzazione, delle app e di Clash of Clans, dei migranti che attraversano il mediterraneo sui barconi, dell’appiattimento culturale telecomandato, dell’addio alla pensione e del desiderio della moviola in campo, solo che sembra abbiano compreso qualcosa in più dei loro colleghi dolcificati e cerchino di comunicarlo al mondo.

Ventisei minuti è durato il nostro viaggio nel tempo, la durata di Azrael, dopo di ché le nubi hanno iniziato a diradarsi dando di nuovo spazio al cielo stellato e ad una luna piena che ha inondato di luce l’asfalto. L’ombra nera del Vesuvio è tornata a troneggiare sul disegno complessivo e sulla pianura sottostante spezzando il parallelismo tra le due statali, ed io e mia moglie, a bordo della nostra Panda 750, abbiamo imboccato lo svincolo che ci ha ricondotti a casa tutti interi.

Domenico Rega

Statale 35 – Azrael ultima modifica: 2016-08-03T11:23:11+02:00 da Domenico Rega