Vito Valencia – Le canzoni di Vito Valencia

Vito Valencia

Le canzoni di Vito Valencia

Ieri sera ho fatto un sogno!

Avevo di nuovo vent’anni ed ero in compagnia della mia migliore amica. In sottofondo c’era il rumore dell’acqua gorgogliante della foce di un fiume, sulla pelle il fresco di una serata di tarda primavera, c’era la luce calda dei lampioni tagliata a fette dal volo irregolare dei pipistrelli e gli occhiali da sole – che la mia migliore amica ama portare sempre con sé, anche di sera – che cadevano nell’acqua trasparente.

Mi sono tolto le scarpe di tela e mi sono arrotolato i jeans fin sopra ai polpacci. L’acqua era gelida, i lucci si tenevano alla larga. Ho preso gli occhiali dal fondo sabbioso del fiume e glieli ho passati.

Le gocce d’acqua che scivolavano via dai vetri lucidi ed il suo sorriso bianco, nella notte, che valeva più di mille parole.

La mia migliore amica ha infilato gli occhiali nella tasca del chiodo che indossava e si è messa a correre verso il parco. Ha superato di slancio l’auto parcheggiata e con un balzo è salita sul muretto attaccandosi all’alta staccionata. Io ero ancora scalzo e le pietre dell’asfalto sdrucito sotto la pianta dei piedi mi facevano male. Mentre riflettevo sul fatto che presto i miei piedi si sarebbero posati sull’erba fresca di rugiada del parco e che tutto sarebbe passato, decido di rincorrerla senza pensarci su troppo. La raggiungo che è ancora attaccata alla staccionata in una strana posizione da scimmia contorsionista balenga, le premo le mani sul culo e la spingo dall’altra parte. Atterrata sana e salva tira fuori un urlo di eccitazione che squarcia il silenzio della notte e per poco non sveglia i pochi abitanti nei paraggi. Salto dalla staccionata e subito ci lanciamo di corsa verso le altalene. Io, ancora scalzo, sono scivolato sull’erba bagnata andando a finire con il culo per terra. Lei sull’altalena rideva, rideva di gusto, dopodiché è scesa ed è venuta a stendersi al mio fianco. Siamo rimasti così tutto il tempo, senza parlare, a guardare le stelle, almeno fin quando non abbiamo visto in lontananza delle luci blu lampeggianti avvicinarsi silenziosamente. Allora ci siamo tirati su e mossi di corsa verso la staccionata, io con le scarpe ancora in mano e lei che questa volta ce la faceva a scavalcare senza aver bisogno del mio aiuto. Ci siamo accorti della luce accesa nella villetta di fronte e ci siamo infilati in auto appena in tempo per farci sparare una lampada abbronzante in faccia mentre ci baciavamo facendo finta di essere dei fidanzatini.

<E voi cosa ci fate qui?>, fa il tizio seduto sul lato passeggeri della pattuglia.

<Niente comanda’, stiamo chiacchierando!>

<Avete visto qualcuno entrare nel parco?>, ancora con il faro accecante sparato in faccia e gli occhi semichiusi.

<No, nessuno!>

<E comunque qui a quest’ora non è consigliato stare appartati.>

<Ce ne andiamo subito comanda’!>

E mentre la pattuglia si allontanava silenziosa nella notte, io e la mia migliore amica ci siamo guardati negli occhi non riuscendo a trattenere una sonora risata e dedicando l’erezione dei nostri diti medi alla luce accesa della villetta di fronte.

Mi sono svegliato con un mezzo sorriso sulle labbra ed una sensazione di coitus interruptus.

“Hai voglia” ad inserire effetti speciali, baci con la lingua, diti medi alzati e tutto il resto appresso, ma il sogno delle stelle, quello di due ragazzi distesi sull’erba l’uno di fianco all’altro, è ormai svanito già da un pezzo.

Ecco l’effetto che mi ha fatto il disco di Vito Valencia, cantautore lo-fi della scena milanese: è stato come un grande sogno ad occhi aperti, che parte con delle ottime premesse per poi infrangersi sul più bello.

Un viaggio a Calcutta se lo sono già fatto tutti, anche quelli che non sapevano dove cercarla sulla cartina geografica e Vito, con il suo disco “Le canzoni di Vito Valencia”, atmosfere rarefatte e a tratti delicate, ci fa ripercorrere più o meno le stesse strade, non so se più comodamente, con meno traffico o meno smog, ma pur sempre con lo stesso panorama. È bravo con le parole e con gli strumenti, Vito, e fa tutto da solo – coraggioso ma da rivedere – ed a tratti riesce anche ad indicarci dei percorsi alternativi, che sono quelli che poi incuriosiscono di più i turisti musicali. Certo, la segnaletica non è ancora del tutto pronta, ma le premesse per raggiungere questa nuova meta ci sono tutte.

Scommetto sul fatto che presto avremo un sogno con il lieto fine e dal quale non verremo svegliati bruscamente.

Aspetto di riaddormentarmi e vediamo!

Domenico Rega

Vito Valencia – Le canzoni di Vito Valencia ultima modifica: 2016-08-10T16:41:21+02:00 da Domenico Rega