Fede ‘n’ Marlen – Mandorle

Intuito e passione, questi sono gli elementi di cui sono composte  Fede ’n’ Marlen. Il veleno e il siero guaritore che allo stesso tempo scorrono nelle loro vene. Il coraggio dell’autodeterminazione e l’affermazione delle proprie idee il loro biglietto da visita. L’esposizione delle proprie debolezze, come punto di forza e di partenza per una ricerca interiore senza limiti, il loro modo di fare arte.

Ripensandoci bene, ci sono stati altri momenti in cui le nostre vite si sarebbero potute incrociare e dalla prima volta che sarebbe potuto capitare è già trascorso un bel po’ di tempo. L’incontro avrebbe dovuto esserci in una umida sera d’inverno al “locale”, dove in cartellone c’era il loro concerto, in un periodo di limbo in cui il loro nuovo disco, Mandorle, Europhone Records/Veloce Entertainment, probabilmente era ancora solo un gomitolo di idee in gestazione. Ma già all’epoca avevo avuto come l’intuizione che la loro esibizione sarebbe stata qualcosa di diverso, di estremamente intimo e passionale, e che l’appagamento dei sensi che ne sarebbe derivato sarebbe stato totale: vista, olfatto, udito, il tutto in un turbinio di vibrazioni saettanti che si sarebbero insinuate sottopelle fino a raggiungere l’ipotalamo. Ma la mia intuizione, scaturita dalla visione di poche immagini, qualche chiacchierata tra amici e stralci di canzoni ascoltate en passant, era destinata a restare tale, fermata all’ultimo chilometro per “Frittole” da uno dei tanti passaggi a livello di cui è disseminata la strada della vita.

Era il mio amico, mi stava chiamando al cellulare e dal tono della voce non lasciava presagire nulla di particolarmente festoso, – lui, che di solito è sempre così gioviale e propenso alla risata sguaiata – così che non mi è restato altro da fare se non invertire la direzione di marcia della mia Panda 750 e fiondarmi a casa sua.

Aveva litigato con i genitori che lo avevano minacciato di cacciarlo di casa se non si fosse impegnato a trovare un lavoro vero e nel frattempo gli avevano tolto l’utilizzo della macchina, così che non sarebbe potuto nemmeno andare ad uno dei suo importanti appuntamenti misteriosi. Che poi tra le pieghe di questi appuntamenti misteriosi si nascondeva anche il suo lavoro finto, quello che gli permetteva di mettere la benzina nella macchina, di pagare le rate del telefonino e di bere una birra la sera dopo l’appuntamento fisso con il furgoncino del “per’ e ‘o musso”. In pratica quella sera sarei stato il suo taxi personale e così ho detto addio al concerto. “Cosa non si fa per gli amici!”.

La seconda volta sarebbe dovuto accadere durante una “serata in musica” alla quale era stato invitato a suonare anche il mio caro amico folk. C’è da dire che seguo spesso il mio caro amico folk nei suoi vari spostamenti musicali, ma quella volta ero più felice del solito di essere lì con lui. Finalmente avrei potuto ascoltare dal vivo Federica e Marilena. Fino a quel momento il mio ascolto si era dovuto limitare ai canali musicali del favoloso mondo web, ma anche in quel modo avrei potuto affermare con un certo grado di precisione che le ragazze avevano avuto un’evidente evoluzione. Avevano fatto pratica con gli strumenti ed i tanti concerti, anche quelli nei piccoli locali, erano serviti ad affinare la tecnica e a rafforzare ulteriormente un legame già complice. Certo, il “cantato napoletano” aveva ancora bisogno di qualche limatura ma la passione era rimasta inalterata e l’intuito mi era parso ancor più vispo del solito e questo bastava a sopperire.

Belle e cattive! Proprio come si deve essere nel mondo dell’arte.

Il commento del mio caro amico folk, all’epoca, fu: “So’ femmene, che ce vuò fa’!”. A sottolineare l’abnegazione e la “cazzimma” che le donne mettono in tutto quello che fanno. Il problema fu che – per motivi a me reconditi, ma si sarà trattato sicuramente dei soliti motivi da musicisti – Fede ’n’ Marlen non poterono più partecipare alla “serata in musica” e così, ancora una volta, mi tolsero la possibilità di incontrarle ed ascoltarle dal vivo.

La terza volta in realtà non c’è mai stata, anche se ciò non toglie che presto ci sarà.

Oggi ho il loro disco fresco d’uscita tra le mani, e sto ascoltando le loro canzoni dal mio impianto stereo mentre leggo la sequenza dei brani sul retro comodamente seduto sul mio divano.

Testi curati, colti, un’attenzione estrema all’uso della parola e alla ricerca semantica il tutto avvolto e cullato da sonorità che tendono alla stessa ricercatezza ma che non sempre riescono a pareggiarne a pieno l’eleganza; ma è solo una questione di tempo e lo si intuisce a mano a mano che ci si addentra nel frutteto che le ragazze hanno disegnato con tanta cura, dove il bianco nunziale dei fiori di mandorlo ed il profumo dolce dei frutti ti avvolgono accompagnandoti per mano in un mondo fatto di nostalgia e sensualità, “Come bere farfalle”, “Corallo” (di cui amo la versione unplugged che circola sul web), ma anche di irriverenza e freschezza, “Frutti di marzo”.

I giochi di voicing vocale di prima e terza la fanno da padrone e le note portate a spingersi sempre più in alto dall’intuito si fondono con precisione alla melodica intima e sussurrata della passione, ed proprio lì, dove le caratteristiche distintive delle due cantanti diventano un tutt’uno, che succede la magia. E’ questo intreccio a fare di Fede ’n’ Marlen delle artiste uniche nel loro genere.

Al primo ascolto di Mandorle, ti rendi conto che adesso, dopo un lavoro di arrangiamento e missaggio eseguito con cura, tutte le canzoni sembrano indossare un bel vestito e sono pronte a partecipare al gran galà della musica, ma quello che salta all’orecchio ad un ascolto più attento è che non tutti i brani vestono un abito della giusta misura perdendo un po’ di quella “verità” che avevo ascoltato in passato e che fa di Fede ’n’ Marlen le portatrici di un messaggio preciso. A picchi di bellezza si alterna qualche passaggio trascurabile. Ma è sempre attraverso l’ascolto continuato del loro lavoro che sono giunto anche ad un’altra conclusione, e cioè, che se si riesce a distogliere l’attenzione da qualche orpello di troppo e ad entrare in contatto con il messaggio insito nei sottotesti, se non si bada al superfluo e si resta in contatto con il modo di intendere e comporre musica di Federica e Marilena, la ”verità” delle loro canzoni torna a galla con prepotenza.

Le ragazze sono giovani ed hanno talento, sono un composto di energia e grazia ed avranno tutto il tempo necessario per trovare la quadratura del cerchio anche in studio. Concludo con la certezza che prima o poi le incontrerò ed allora le ascolterò cantare dal vivo e una volta per tutte potrò avere la conferma definitiva sulla mia prima intuizione. Se così sarà, e ne sono convinto, potrò finalmente godermi gli spasmi di piacere che quell’intreccio di passione ed intuito votato alla musica saprà trasmettermi.

Io intanto aspetto.

Domenico Rega