Allo ZTN in scena “Aspettando Godot” per la prima volta a Napoli

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UGUALOS PRODUZIONI – Aspettando Godot

 

Il 22 e 23 ottobre 2016, rispettivamente alle ore 21 sabato e alle ore 19 domenica, per la prima volta a Napoli andrà in scena lo spettacolo “Aspettando Godot” allo ZTN di Napoli.
La Ugualos Produzioni ha accettato la “sfida” della stagione teatrale della Zona Teatro Naviganti. Ricordiamo, infatti, che quest’anno lo spazio teatrale ha presentato la stagione “Giù il Cappello”. E così, tutti gli spettacoli in cartellone sono completamente a cappello: il pubblico è invitato ad entrare gratuitamente allo spettacolo e a deciderne il valore solo dopo averlo visto.

Vladimiro (Didi) ed Estragone (Gogo) stanno aspettando su una desolata strada di campagna un certo “Signor Godot”. Non vi è nulla sulla scena tranne un albero che regola la concezione temporale attraverso la caduta delle foglie che indica il passare dei giorni. Godot non appare mai e nulla si sa sul suo conto; egli si limita a mandare un ragazzo dai due vagabondi a dire loro “il Signor Godot oggi non verrà, ma verrà domani”. I due uomini, vestiti come barboni, si lamentano del loro stato esistenziale, litigano e pensano di separarsi ma alla fine restano dipendenti l’uno dall’altro ed è proprio attraverso i loro discorsi sconnessi che emerge il nonsenso della vita umana. Pozzo, che si definisce il proprietario della terra sulla quale Vladimiro ed Estragone stanno, è un uomo crudele e al tempo stesso “pietoso” che tratta il suo servo Lucky come una bestia. La corda che unisce i due indica un legame reciproco apparentemente inscindibile. Nel secondo quadro Didi e Gogo si trovano di nuovo nello stesso posto della sera precedente. Tornano in scena Pozzo, che è diventato cieco, e Lucky, che ora è muto. Rientra il ragazzo e dice che anche oggi il Signor Godot non verrà e così Vladimiro ed Estragone decidono quindi di andarsene ma, in realtà, non si muovono.

 Note di Regia: La nostra messa in scena di Aspettando Godot si pone due obiettivi specifici, solo apparentemente in contrasto: riscoprire la geniale comicità del testo – spesso ignorata dalla critica, equivoco questo che ha indotto il pubblico più popolare a giudicare l’opera troppo ermetica ed ostica – e ricondurre l’epopea dell’attesa e dello smarrimento esistenziale al dramma dei migranti di ogni tempo, costretti a veder franare buona parte delle loro speranze all’arrivo in un porto che si rivelerà ben presto un’eterna sala d’aspetto. Il primo obiettivo sarà raggiunto lavorando in piena sinergia col ritmo forsennato e con l’arguzia del detto-non detto che fa di Beckett uno degli autori più all’avanguardia del Novecento. Quel particolare modo di porre la battuta che non la rende mai completamente detta, sia perché la sua vera conclusione sta nel silenzio che segue alla sua brusca interruzione, sia perché ciò che veramente è detto è solo una minuscola particella di un mosaico molto più grande, nel quale gli stessi personaggi sembrano essere imprigionati – metafora straordinaria dell’esistenza umana – e che soltanto un deus ex machina come Godot potrebbe decidersi ad illuminare di verità, sempre che si decidesse ad arrivare…

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