I Red Hot Chili Peppers sono più vivi che mai!

Il 10 ottobre al Pala Alpitour di Torino si è tenuta la seconda tappa italiana del The Getaway World Tour dei Red Hot Chili Peppers.

Dopo essersi esibiti a Bologna la sera prima, la band californiana non ha certamente tradito le aspettative.

Arrivo al palazzetto intorno alle dieci del mattino e tra le due file per gli ingressi ( “early entry” e parterre semplice ) si contano già un paio di centinaia di persone.

Splende il sole a Torino e la giornata scorre piacevolmente fino all’apertura dei cancelli intorno alle 18, come da programma. L’adrenalina comincia a salire, c’è chi corre accaparrarsi le prime file e chi invece si avvia con più calma sicuro di godersi il concerto.
Dopo circa un’ ora vengono sistemate sul palco una batteria, un basso, una chitarra elettrica, una tastiera e  due loop stations. Alle 19.30 si spengono le luci ed è subito magia. Si presenta sul palco “La Femme”, il gruppo francese che sta accompagnando i Red Hot in giro per l’Europa. La cosa che colpisce subito di questi ragazzi è che si tratta di una band fuori da ogni schema: aprono con il singolo del 2013 “Sur la planche” e a cantare è la fascinosa Clémence Quélennec – che nel corso dell’ esibizione si alternerà con il tastierista e addetto alle loop stations Sacha Got.

Sembra improvvisamente di trovarsi ad un rave, le casse pompano dei bassi velocissimi e potentissimi che mi fanno battere il petto e soprattutto le mani. Il pubblico comincia a dividersi tra chi,  come il sottoscritto, non riesce a stare fermo e comincia a saltare e ballare al ritmo creato dalle loop stations  e chi, invece, se ne resta un po’ in disparte, più rigido, magari per l’ impazienza di vedere i propri idoli o semplicemente per gusti musicali lontani dal global groove proposto dalla band. Si prosegue con “Où va le monde” e “Septembre”. Nell’intervallo tra i due brani Sacha conquista il pubblico femminile togliendosi la camicia ed urlando, in un italiano appena comprensibile, “ voglio una donna! “. Il live si conclude con “SSD” ed un caldo benvenuto in francese per la portata principale della serata.

Si riaccendono così le luci ed una decina di tecnici provvede a sistemare il palco. Tutto è pronto per le 21 in punto ma si sa, le grandi star si fanno attendere.

Intorno alle 21 e 15 si spengono i riflettori mentre l’aria viene scossa dal suono di una tromba. Se provo a chiudere gli occhi  quest’assolo jazz, prima basso e lento, poi veloce e decisamente più alto, tra le luci fioche e la nube creata dal ghiaccio secco, sembra allontanarmi da Torino e catapultarmi nel Cotton Club di New York.

Ma Chad, Josh e Flea sono lì, tra il boato del pubblico che cominciano una jam guardandosi negli occhi. Anthony è steso alla destra del palco a simulare una nuotata sul freddo legno del pavimento, lasciando intravedere solo polsi e mani ad ogni bracciata.
Concluso il rito iniziale, tutt’intorno risuona  il riff di Around the world ed il pubblico impazzisce. Dal parterre si salta e si poga (io stesso ho fatto più volte il giro del Pala Alpitour spinto dall’energia dei fan), fino all’inizio di Snow, unico brano di Stadium Arcadium suonato finora durante il tour.

I Red Hot sono i soliti showmen, tra una traccia e l’altra intrattengono il pubblico con jams, una cover voce e chitarra di Josh (ormai consuetudine ad ogni concerto) ed addirittura un pezzo a cappella di Flea più divertente che suggestivo.

La scaletta è il perfetto mix tra vecchio e nuovo, ce n’è sia per gli amanti di The Getaway che per i più nostalgici con brani del calibro di Go robot, Dark necessities, The longest wave, Californication, Otherside e By the way. Quando arriva il momento di Under the bridge si spengono le luci. Josh e Anthony si siedono. Il palazzetto entra in uno scenario completamente diverso e suggestivo, illuminato soltanto dalle luci dei cellulari e degli accendini.

Alla ripresa il quartetto simula la fine del concerto per poi rientrare pochi minuti dopo improvvisando un numero da circo: Flea si fa tutto il palco sulle mani a testa in giù accompagnato dalla batteria, dando via al bis che alterna il toccante momento di Dreams of a samurai, in cui Anthony duetta per pochi minuti con il figlio, all’ energia assoluta di Give it away.

Ha così fine la prima tappa a Torino della band. La stanchezza è leggibile sulle facce della gente ma ancora più evidente è la soddisfazione di chi magari ha realizzato il sogno di una vita, o semplicemente ha colto al volo l’ occasione imperdibile di andare ad ascoltare una delle migliori rock band degli ultimi vent’anni, per nulla in declino, come sostiene qualcuno.

Vittorio Palumbo

I Red Hot Chili Peppers sono più vivi che mai! ultima modifica: 2016-10-14T00:48:58+02:00 da Redazione
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