“Hardcore da saloon”: Sakee sed live @ Borderline

Le baby-sitter sono simpatiche, colorate, le baby-sitter sono sexy, sorridenti, le baby-sitter bevono rum e pera, così quando i genitori dei bambini tornano a casa il piccolo delatore potrà dire che la baby-sitter si è scolata un’intera bottiglia di succo di frutta.

Le serate al “Borderline” (Borderline associazione culturale), un nome che è già tutto un programma, riservano sempre una serie di sorprese che si inanellano senza un’apparente soluzione logica, e quella sera, tra le altre cose, ho conosciuto un colorito gruppo di ragazzi fuori sede, venuti al locale per “ascoltare un po’ di musica buona”, tra le cui file annoverava un designer dalle poche parole, un operatore dei beni culturali momentaneamente inoccupato e due baby-sitter cariche di allegria.

Di lì a poco si sarebbero esibiti al locale i Sakee Sed, un duo di Bergamo che presentava il loro ultimo lavoro, “Hardcore da Saloon”, così nell’attesa è partita la roulette dei rum e pera. Al terzo giro mi sono dovuto fermare, uno perché le baby-sitter in questo gioco sono molto più brave di me, due perché ricordo ancora bene l’ultima volta che qualcuno mi ha vomitato nell’auto dopo una sbornia da rum e pera e tre perché non è il tipo di bevuta che attualmente preferisco, cioè, farà anche il suo bell’effetto, ti mette a bomba, ma è un modo di bere troppo veloce per i miei gusti, la qualità del rum utilizzato è medio/bassa – un barman che si rispetti non sprecherà mai del buon rum per servirti un rum e pera – e se non ti fermi in tempo ti procurerà un gran mal di testa per la mattina seguente.

Stavo ragionando con l’operatore de beni culturali sul fatto che i Verdi in Islanda formeranno il nuovo governo coalizzandosi con i pirati (Omini verdi e pirati al governo! Che l’Islanda sia sempre stato un paese all’avanguardia non ne ho mai avuto dubbi. Non fosse stato per il freddo che non sopporto sarei già emigrato da un pezzo) e delle ragioni del SI e del NO al prossimo inutile referendum all’italiana quando all’interno del saloon, o meglio dell’associazione, è iniziata la sparatoria.

Tra rock prog con intenti hardcore e tracce di cantautorato, dove la pianola funge da chitarra, la voce è usata come uno strumento che si perde tra loop e riverberi e il batterista è una macchina da guerra con doppia cassa e la barba indecisa tra l’hipster e il clochard, i Sakee sed hanno iniziato a suonare e sono stati come un’esplosione. Loro appartengono alla categoria di quelli che prima ti scaricano addosso l’intero caricatore del kalashnikov e solo dopo si accertano se ti hanno steso per bene.

Con gli anni il loro modo di fare musica sembra essere cambiato, evoluto. È stato ridotto all’essenziale ma potenziato. Esplosioni di adrenalina al ritmo di Metal Storm, facce sudate, anfibi tenuti stretti con il nastro isolante, e shot di musica a raffica. I Sakee Sed sono un concentrato di energia pronto ad invadere con il loro ultimo disco i territori circostanti.

A questo punto avrei potuto tranquillamente fare lo stesso ragionamento che avevo fatto per il rum e pera, tipo: non è il genere che preferisco, troppo rumore, durante il live non ho capito un cazzo di quello che dicevano, quando si fa tutto ‘sto casino la qualità inizia a venire meno, se li ascolti troppo a lungo rischi di alzarti la mattina dopo con un gran mal di testa, ma mi guardo intorno e vedo le baby-sitter che stanno ballando divertendosi come matte, i ragazzi attenti e sorridenti, ed io, che dopo tutto, mi sento felice. Capisco che il rum usato dai Sakee Sed per la loro musica non era per niente cattivo, ha fatto il suo porco effetto a bomba e penso, “Un altro giro?”.

Domenico Rega

Immagine copertina: Laura Zoè