Interviste indipendenti per artisti resistenti: #1 Costanza Paternò

I basoli di pietra vesuviana sono lucidi di pioggia, la chiesa si erge imponente sulla piazza, nell’angolo a sinistra in un palazzotto d’epoca le cui mura trasudano storie da raccontare c’è il Ferro 3.0. Sono le nove di sera e la saracinesca dell’associazione è ancora abbassata.

Ha smesso di piovere da poco ed io che ho parcheggiato a trecento metri dal Ferro 3.0, stando a quanto dice il mio navigatore, mi sento fortunato.

Mi faccio un giro nei dintorni, in giro ancora non c’è un’anima. Decido di perdermi tra i vicoli del centro storico. L’insegna accesa di una pizzeria, il fiume che gorgoglia gonfio. Torno indietro, sono le nove e un quarto, hanno alzato una prima saracinesca. Sull’ampia vetrata campeggia la vecchia scritta “ferramenta”. Deduco che non sia un caso la scelta del nome Ferro 3.0, uno sviluppo di pensiero e associazioni d’idee che parte da un film coreano ed arriva d una vecchia “potèca” scafatese, ma poco dopo incontro altri due amanti dell’anticipo come me che dopo le dovute presentazioni mi spiegano che questa è la nuova sede, così il dubbio ritorna. Forse è solo un segno del destino.

Sono le 21.30, il Ferro 3.0 apre. Mi accredito, mi annunciano, sono tranquillo. Mi sono anche fatto una birra nei dintorni con i due amanti dell’anticipo e così salgo per l’intervista a Costanza Paternò sciolto e disinvolto.

La stanza al piano di sopra è colorata e calda, e Costanza sembra una che è stata appena tirata giù dal letto. Ha freddo. In realtà non fa tanto freddo ma forse qui al nord – siamo a Scafati in provincia di Salerno – le temperature sono leggermente diverse dalla quelle a cui è abituata nella sua Sicilia, e poi, come le spiego, di questi tempi c’è l’umidità che ci fotte.

Io non ho preparato le domande, così parto improvvisando e da buon edonista non posso che fare riferimento alla mia recensione al suo disco, così, per vedere se la ricorda.

Io: So che ti è piaciuta la mia recensione al tuo disco ed io ti avevo promesso che sarei stato presente al tuo prossimo “incontro”, quindi, eccomi qua.

Costanza: Ah già – con leggero accento siculo – era quella con i paragoni … si ricordo che era parecchio poetica.

Dopo aver sciolto il ghiaccio con le presentazioni parto con la prima vera domanda.

Io: A distanza di una anno dall’ideazione e realizzazione del tuo disco, ora che lo stai presentando in giro per l’Italia ti senti più “un Cassius Clay che vende il miglior hot dog d’America o un Mohammed Alì che punge come un’ape e vola come una farfalla? “(qui faccio riferimento a quanto scritto nella mia recensione)

Ridiamo insieme. Partenza folgorante.

Costanza: In verità è che non ho mai pensato di fare un disco.

Io: Perfetto! (Si continua a ridere)

Costanza: (Riprende l’aplomb). Cioè le canzoni non erano pensate per questo fine, non sono state lavorate per questo, però alla fine c’era questo numero di canzoni ed è sorta un’esigenza. Ci sono voluti anni per arrivare a questo. Ci sono stati diversi passaggi, prima un contrabbassista e una produttrice, poi il gruppo di amici, ma ognuno aveva i suoi cazzi, poi alla fine ho incontrato i Dounia, e abbiamo detto beh, facciamolo.

Io: (Bene, ho l’aggancio per la prossima domanda) Come è nato l’incontro con i Dounia e come è maturata l’idea della realizzazione di un disco?

Costanza: All’epoca suonavo con il percussionista dei Dounia e stavamo cercando di portare avanti un progetto, “quattro canti”, con due percussioni e voce, abbiamo fatto qualche concerto, ma erano esperimenti, poi mi hanno invitato ad un festival, “Il festival della felicità interna lorda”, che quest’anno si ripete e che si svolge a Catania ed il tutto è maturato con naturalezza. In effetti mi urgeva trovare qualcuno con il quale realizzarlo

Io: Riportandoci alla recensione, cosa condividi? In cosa di quello che è stato scritto ti ritrovi ed in cosa invece ritieni che non ci sia corrispondenza con quello che senti di essere.

Costanza: Ricordo che alla lettura tutte le cose erano abbastanza in linea con il mio pensiero. Dopo che uno ha aspettato tanto per la realizzazione di un disco e finalmente riesce a portarlo a termine, quando finalmente hai portato a temine un lavoro simile vuoi solo vomitare. Non ne puoi più di te della tua voce e di tutto il resto, poi aggiungici che ho aspettato una anno prima di trovare un modo per riuscire a stamparlo e dare così un senso al lavoro, ed ora ascoltandolo e riascoltandolo non posso che concentrarmi solo sui suoi limiti.

Io: E cosa cambieresti, semmai in un progetto futuro?

Suonano le campane sono le dieci di sera, siamo a nostro agio ed il flusso di parole si fa più denso e spedito.

Costanza: Ho già delle idee nuove, idee chiare, ora stiamo suonando tanto, con Gangi (È’ Vincenzo Gangi che sta nella stanza a fianco) e questo mi aiuta a portarle alla luce. Per quanto riguarda il disco attuale è molto barocco e ci sono cose in cui so che dovrei stare più buona, ma sono una persona che osa e magari delle volte quando osi ti capita di fare qualcosa in più. Tempo fa ho incontrato un musicista molto simpatico, uno spagnolo, madrileno, il quale mi ha detto questa parola bellissima “contenido”. Contenido vuol dire appunto che bisogna essere contenuti. La ricerca della semplicità, ma questa parola è doppia, in pratica sei simpatico, stai cantando, stai suonando e in verità non serve null’altro, non serve eccedere. Già ci sono le parole e la musica, “il contenuto”. Ma è complicato non strafare, perché siamo sempre assediati da paure: di non essere all’altezza, di non essere sufficienti, di non arrivare, non fare abbastanza bordello, casino. È un po’ come fare la guerra con il prossimo che deve ascoltarti e tu pensi che quello che stai facendo debba essere sempre il massimo.

Io: Tu sei una fusion, sei figlia della bora e del barocco, cosa c’è in te del vento che soffia a Trieste e cosa della calura siciliana quando ti esprimi?

Costanza: Sono tutti e due degli elementi un po’ bestiali. Forti. Ci sono entrambi ed io devo tenerli a bada.

Io: E ci riesci?

Costanza: – Mi Guarda per qualche lunghissimo secondo poi risponde – No. – ride e continua – Però già riconoscerlo è un passo. In questo periodo mi sono “intrippata” di una cantante, argentina, che si chiama Juana Molina, e secondo me ha tutte le qualità che io cerco per il mio possibile lavoro futuro, e che si possono sintetizzare in assoluta funzionalità. La sua voce in verità non è la voce di una cantante e nemmeno uno strumento, ma è qualcosa che serve ad esprimere dei concetti melodici ed anche più importanti, letterali. La sua musica è ipnotica, usa quasi sempre ritmi dispari, una cosa che ritengo molto interessante, ed è sempre tutto super chiaro. Ecco, questa è la tendenza per il mio nuovo lavoro anche se è lontana da quello che sono io adesso. Questa è la mia direzione futura, ma forse devo ancora finire di sfogare tutta la bora e il barocco che c’è in me.

Io: Tu sei una mamma, cosa fai per riuscire a conciliare il tutto?

Costanza: Mah, non lo so. In effetti non faccio niente di particolare, va tutto da sé. Io quando suono suono e quando faccio la mamma faccio la mamma ed è difficile che riesca a fare entrambe le cose contemporaneamente, anche perché mio figlio quando mi vede imbracciare la chitarra me la prende e la elimina. Mi dice che non devo suonare. Mi vuole tutta per lui. Così mi ritaglio degli spazi. Quando è all’asilo faccio le prove, scrivo.

Io: C’è qualche musicista o cantante dal quale hai tratto ispirazione prima di procedere alla realizzazione del tuo disco? Io ad esempio ho trovato qualche affinità con Petra Magoni.

Costanza: Ho ascoltato i Musica Nuda, ho ascoltato parecchio la musica jazz, Joni Mitchell è stata la mia tesi di laurea, ma in verità non ho preso particolari riferimenti.

Io: Il tuo libro preferito?

Costanza: Il mio libro preferito? Mamma santa, da quand’è che non leggo un libro!

Io: Un libro che ti ha ispirato particolarmente, che ha influito nel modo di esprimere i tuoi concetti attraverso le canzoni?

Costanza: Che domanda!

Io: In effetti mi è venuta al momento. (Cerco di tranquillizzarla.)

Costanza: Ci sto pensando.

Io: Costanza Paternò non legge. Scherzo. Va al cinema.

Costanza: Ma nemmeno tanto. (È pensierosa, così decido di spostarmi su altri argomenti.)

Io: Drink preferito?

Costanza: Non so.

Io: (È entrata in crisi! Provo con qualcos’altro) Cane o gatto?

Costanza: No basta!

Io: Vuoi che chiudiamo qui l’intervista? (Penso che forse la domanda sul libro potevo risparmiarmela)

Costanza: Ma no, nel senso che ne ho avuti tantissimi. Gatti. È da quando sono piccola che sono circondata dagli animali in casa, ma in realtà sto ancora pensando alla domanda del libro.

Io: Beh ci sarà un libro che farà parte del tuo background? Tranquilla non è un’interrogazione!

Costanza: È sconvolgente, magari qualche fumetto?

Io: Va bene anche un fumetto o una graphic novel.

Costanza: Mi piace GIPI.

Io: Scelta perfetta, concilia entrambe le cose. Da dove trai ispirazione per le canzoni?

Costanza: Beh, ovviamente da quello che mi succede, e poi spesso capita che inizio a fare tipo due accordi e poi inizio a canticchiare ed esce un suono, poi il suono diventa una parola e succede qualcosa.

Io: Di solito componi da sola o ti rapporti con qualcun altro?

Costanza: Di solito una canzone la faccio da sola. Anche se mia madre una volta ha scritto un pezzo ed ha detto: “Ah secondo me questo pezzo ci starebbe bene”. Io l’ho messo ma poi l’ho dovuto cambiare.

Io: Quindi hai dei genitori artisti, con le tue stesse passioni?

Costanza: In effetti no. Mia mamma è una pediatra e mio padre un ingegnere. Dai, fammi qualche altra domanda per salvarmi dalle domande culturali! Visto che non leggo e non vado spesso al cinema ti dico quello che faccio quando non sto con mio figlio! Faccio yoga, ho un’associazione, vado in bicicletta, che è il mio unico mezzo di trasporto in città, quando non devo spostare dei mobili, visto che mi sono trasferita da poco in una casa mia. Cerco di ristrutturare questa casa e poi ho la mia attività principale che è l’associazionismo, portare avanti delle idee in città che hanno a che fare con l’ecologia ed il sociale.

Io: Visto che ormai anche i paladini dell’underground e della musica indipendente stanno cadendo ad uno ad uno dai loro piedistalli, tenuto conto che Manuel Agnelli è diventato giudice ad X-Factor ed ora Boosta dei Subsonica andrà a fare il professore ad Amici, qual è la tua idea dei talent?

Costanza: Minchia! (Sicilia docet) Che l’autodistruzione è la strada verso la gloria?

(Qui entriamo nel fantastico mondo degli omissis.)

Io: La canzone del disco che più ti emoziona quando la canti?

Costanza: Meu amòr” è molto interessante quando la suono, anche se dipende molto dalla serata!

Io: Obiettivi per il futuro?

Costanza: Vedere gente, conoscere, studiare, migliorare la chitarra, combattere la rabbia e la violenza che scaturisce dal mondo esterno, cercare di non farsi aggredire da tutto questo, scrivere delle canzoni, possibilmente con le qualità di cui parlavamo prima ed ovviamente leggere. (Ridiamo ancora.) Abbiamo tre date in Campania, il 29 siamo a Perugia, e poi Roma, Venezia, Carnia, Padova e Bologna.

Mi squilla il cellulare, le campane della chiesa suonano di nuovo, sono le dieci e mezza. Spengo il registratore e vado a salutare Gangi che sta nella stanza accanto, e mentre scendo per andarmi ad ambientare con il locale prima dell’esibizione Costanza mi urla dalle scale: “Cent’anni di solitudine. Il mio libro preferito!”, ed io penso “Bella scelta!”.

Domenico Rega

foto di copertina Mauro Trotta

Interviste indipendenti per artisti resistenti: #1 Costanza Paternò ultima modifica: 2016-11-22T16:31:19+01:00 da Domenico Rega
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