Al Monk Francesco Motta mostra cosa vuol dire essere l’artista dell’anno

7 dicembre 2016.

Monk Club, Roma.

Concerto di Francesco Motta.

Francesco Motta è forse il musicista italiano più influente del 2016. L’album “La Fine Dei Vent’Anni”, uscito il 18 marzo 2016, è indubbiamente il miglior album italiano prodotto quest’anno. Non a caso, infatti, il concerto del 7 dicembre è stato sold out.

Ore 21:20.

Prima del concerto, a riscaldare la folla, c’è la presentazione/spettacolo del libro “500 e altre Storie” di Alessandro Pieravanti (Muro Del Canto). Il libro è una raccolta di storie scritte dallo stesso musicista (con la partecipazione di altri musicisti come Piotta, Giancane e Adriano Bono per alcuni racconti) riguardo Roma, le sue zone e le sue più classiche tradizionalità romane.

Ore 22:30.

Gli spettatori si spostano nella sala adiacente per assistere al concerto di Motta.

Se qualcuno pensa che questi sia un musicista che sul palco sta fermo, immobile, calmo, senza coinvolgere il pubblico, si sbaglia enormemente. Fin dal primo momento in cui è salito ha cercato il contatto con i fan e con i suoi musicisti, saltando e muovendosi continuamente. Si inizia con “Se continuiamo a correre”. Ci accoglie dicendo: “Grazie a tutti per essere venuti, ma soprattutto grazie per avermi accolto. Accogliere un pisano non è una cosa facile”. La seconda canzone in scaletta è “Dal Tempo Che Passa La Felicità”. A causa di problemi tecnici, probabilmente legati all’amplificazione e alle luci, i musicisti sono costretti a lasciare momentaneamente il palco. Dopo circa dieci minuti, il concerto viene ripreso. Motta cerca di sdrammatizzare dicendo: “C’è stato un rifiuto da parte dell’amplificazione perché pensava fossimo ad un concerto di Calcutta”. Gli stessi problemi, purtroppo, continuano a ripresentarsi. Così, indignato, sbatte la chitarra a terra e va via. Ci viene comunicato di aspettare venti minuti, o anche di più. Nel frattempo, una parte degli spettatori decide di lasciare il Monk Club.

Ore 00:20

Il concerto inizia da capo con “Se Continuiamo A Correre”. Stavolta Motta non si scatena solo sul palco, ma si lancia tra la folla ed esegue il pezzo tra i suoi fan. Per fortuna, i problemi tecnici sono superati sì da proseguire a vele spiegate. Si continua perciò con “Dal Tempo che passa la felicità” e “Prima o poi ci passerà”. Con “Mio padre era comunista”, il nostro pisano si definisce fiero di essere cresciuto con degli ideali che forse oggi sono andati persi. Dopo “Una Maternità” arriva il turno di “Sei Bella Davvero”. Motta ci racconta di questa canzone, che non sarebbe dovuta essere nell’album. Ringrazia così (e lo ringraziamo anche noi) Riccardo Sinigallia, che si è occupato della produzione artistica dell’album e l’ha convinto ad inserire il brano ne “La Fine Dei Vent’Anni”. A seguire, in scaletta c’è “Fango”. Questa canzone appartiene ai Criminal Jokers, il precedente progetto di Motta. Conclude, prima della pausa, con “La Fine Dei Vent’Anni”, cantandola da neo-trentenne. C’è una piccola pausa. Si riprende con “Roma Stasera” e “Abbiamo Vinto Un’Altra Guerra”. Il concerto si conclude con “Prenditi Quello Che Vuoi”. Qui Motta si rituffa nella folla per cantare nuovamente con tutti i suoi fan.

Ore 1:50.

Il concerto è finito.

La serata si conclude con il djset di Fabio Luzietti e Gianpiero Giuli, di Radio Sonica.

Chi non ha avuto pazienza di aspettare ha perso uno spettacolo unico. Chi è andato via non ha avuto l’occasione di essere parte di questo spettacolo.

Quelli che, invece, sono rimasti non dimenticheranno mai un Artista (con la A maiuscola) che, nonostante dei problemi tecnici, non rinuncia ad esibirsi. Quelli che sono rimasti non dimenticheranno di certo di un Artista che regala la sua chitarra ad un fan. Quelli che sono rimasti “a tutti i costi”, come cita lo stesso in “Sei Bella Davvero”, non hanno rinunciato alla condivisione di emozioni che si instaura ad un concerto. Quelli che sono rimasti sono quelli che vogliono respirare e vivere la musica dal vivo e non se lo perderebbero per nient’altro al mondo.

Motta ha riempito quel vuoto che mancava nella musica italiana permettendoci di non dover cercare altrove qualcosa di cui possiamo vantarci di avere.

Dati i presupposti, se i pisani sono così, li accogliamo con piacere.

Assunta Urbano

Fotografia di copertina: Laura Sbarbori