#Fumettidelvenerdì: Conan – La torre dell’Elefante

Quando si pensa a Conan, la prima immagine che viene in mente – sperando sinceramente che non sia quella di un bambino saccente con un papillon rosso – è quella di Schwarzenegger e il suo musone scimmiesco con uno spadone in mano.
Il successo del personaggio creato da Robert E. Howard, e pubblicato per la prima volta nel lontano dicembre 1932 per la rivista Weird Tales con il racconto La Fenice sulla lama, è altalenante ma duraturo negli anni: romanzi, serie a fumetti, film, cartoni, videogiochi, Conan è protagonista di diversi prodotti artistici, dalla sua nascita fino ai giorni nostri.

La casa editrice Dark Horse, alla fine del 2003, acquisì i diritti sul personaggio del cimmero – Conan viene dalla terra “Cimmeria” – comprandoseli dalla Marvel, all’epoca in crisi economica: l’esordio editoriale è con Conan: The Legend del 2004, scritta da Kurt Busiek e disegnata da Cary Nord, e il successo economico è promettente, così come quello della critica (premio Eisner, per intenderci).

Uno dei racconti più famosi di Howard, con protagonista il “diversamente pacifico” barbaro, è La torre dell’Elefante: La versione fumettistica del duo Busiek-Nord ha visto la luce tra il settembre e il novembre 2005.

Ogni collana a fumetti di Conan ha, tra i suoi albi, una “versione” di tutti i racconti del novelliere texano, dimostrando che qualunque autore sente di doversi misurare necessariamente con l’originale. E Il “romanzo”, non inteso meramente come materia di spunto narrativo, viene utilizzato, invece, come vero e proprio modello narrativo. Costantemente teso verso la materia letteraria dei romanzi, lo sceneggiatore ha utilizzato – come i suoi predecessori – ampie didascalie per raccontare le proprie storie: a cambiare è il disegno che si adatta ad un’immagine sempre più articolata. Non cambia né la materia narrativa d’ispirazione né le modalità testuali attraverso cui raccontarla. Comunque, in quanto autore contemporaneo, Busiek non può, dopotutto, rimanere totalmente estraneo e si lascia tentare sporadicamente dalla frammentazione ritmica di alcune battute per ancorarsi al linguaggio contemporaneo. C’è, comunque, un dato incontrovertibile: da parte degli sceneggiatori di fumetti c’è sempre stata grande attenzione a rimanere fedeli nello spirito al mondo creato dai romanzi di Howard.

Come i suoi numerosi i predecessori , anche Nord sceglie di rimanere fedele ad un’immagine di matrice illustrativa e dettagliata, tendendo però maggiormente più verso un disegno  evocativo – specialmente nelle figure in “movimento”. I riferimenti a Frazetta nel disegno di Nord sono ovunque, e nella composizione e nei colori della scena. Parliamo sempre di un fumetto, e l’artista si concede la libertà espressiva attraverso ardite composizioni grafiche e soluzioni visive che prediligono le linee cinetiche dall’evidente gusto cinematografico: l’immaginario del lettore è catturato prepotentemente dall’immagine cinematografica fantasy e dai ritmi che questa impone alla narrazione.

La narrazione dagli spunti cinematografica è palese nei disegni, con la loro inclinazione dell’inquadratura e con i numerosi elementi cinetici che mirano a simulare un movimento all’interno del quadro, così come nel passaggio da una vignetta ad un’altra. Lo stesso vale per i continui intrecci e il susseguirsi di campo e controcampo e l’inserimento dei flashback. A tal proposito, la sequenza del flashback dell’Uomo Elefante permette a Busiek un gioco narrativo: seguendo le orme di Roy Thomas e John Buscema – straordinari artisti del fumetto statunitense che hanno lavorato per tantissimi anni su Conan, compresa un loro adattamento de La torre dell’Elefante l’autore decide di marcare diversamente il racconto della mostruosa creatura utilizzando il tratto grafico dei disegnatore Michael W. Kaluta, sostituendolo così a quello di Nord e impostando diversamente anche l’utilizzo delle didascalie. Scegliendo un diverso disegnatore per questa sequenza, Busiek si concede l’opportunità di creare, e di palesarlo al lettore, un piccolo racconto autoconclusivo di sole sei pagine all’interno del racconto principale.

Questa avventura a fumetti di Conan va, necessariamente, annoverata tra le migliori mai realizzate, affianco a quelle di mostri sacri come i sopracitati Roy Thomas e John Buscema e a quelle di Barry Windsor-Smith. Ma non solo gli amanti del barbaro si ritrovano felicemente immersi nella lettura, anche qualunque amante del fantasy, specie dello Sword and Sorcery, soddisferà il suo palato affamato di spadate, cazzottoni e magie. Per tutto questo, Conan è uno dei migliori compagni di avventure.

Leonardo Cantone