“Mia” di Federica Flocco

Cari amici, vi presento il primo libro di Federica Flocco.

Autrice napoletana, in molti lhanno già conosciuta nella veste di giornalista e di attiva socia della nota libreria Io ci sto.

Il titolo è “Miae diventa un mantra che si ripete tra le pagine:

Mia come fosse un oggetto.

Mia come se mi appartenesse.

Mia come se potessi disporne a piacimento.

Mia come se non potesse avere altra vita.

Mia come se per lei esistessi solo io.

Mia come se fosse una puttana.

Mia come se fosse cosa certa.

Mia e basta, senza nessun se!

Lopera di Federica è tosta, forte e delicata al tempo stesso.

È un libro sulla violenza di genere che direziona le vite dei protagonisti delineando nuove strade.

Per trovare la strada, quando vivi nella melma, hai bisogno di un urto feroce. Non bastano gli schiaffi della vita, necessitano le esplosioni. Puoi implodere dentro mille e mille volte, non servirà a nulla, perché è solo la forza che viene da fuori che ti può attrarre, come fosse un richiamo diverso. Per trovare la strada, quando vivi nella melma, a volte hai bisogno semplicemente di amore.

Parliamone con lautrice.

Miaperché questo titolo?

In realtà ne avevamo scelti altri, io avrei optato per La strada. Poi mi sono resa conto che era troppo genericodopo tante proposte, abbiamo scelto Mia. Una parte del libro recita mia senza nessun se, affermazione fatta dai due uomini protagonisti.

Alla fine la protagonista Amalia afferma io sono Mia e basta.

Ed è la stessa cosa che affermo io quando dico la vita ritrovata, la mia. Il senso di possesso che ogni uomo prova nei confronti della propria donna viene smorzato dal fatto che ogni donna deve affermare di essere di se stessa e basta: io sono Mia, punto.

Mi racconti in breve la storia?

La storia è una saga familiare che parte dal 2012 per arrivare a ritroso all800.

I protagonisti principali sono Amalia e Antonio. Lei è una ragazza poverissima e vive in un vicolo, in una casa di ununica stanza, dove dormono tutti insieme su materassi adagiati per terra. Incontra il boss del quartiere, si vedono dalle rispettive finestre e lui la invita a casa sua. Lì lei viene rapita da tanta opulenza che in vita sua non aveva mai visto. Una volta raggiunta la camera da letto del boss, Amalia è attratta da una vestaglia di chiffon che appartiene ad una delle donne del boss. La indossa e si sente quasi una sposa, ha soli 12 anni, ma lui laveva già notata, se nera innamorato. Lui le promette dei regali, lei però sottolinea che si concederà solo quando lui la prenderà in moglie. Essendo ancora una bambina, Antonio le promette che quando sarà cresciuta lui la sposerà. In effetti si sposano, e Amalia si rende conto che lui è una persona violentissima già dal primo momento. Antonio non fa altro che farle del male. La donna però collega il vivere la sofferenza al vivere nella ricchezza. Quando vivi nella melma c’è una assuefazione allodore, non riesci più ad uscirne fuori. Essere ricchi, belli, con le unghie curate, gli agi ripaga in qualche modo questa violenza e Amalia non riesce ad andare via. Tutte le donne di questa saga sono come degli anelli di una stessa catena iniziata dall800 con la prima donna maltrattata Lucilla e finirà con Amalia che riuscirà a spezzare la catena. Non ho anticipato nulla perché il libro inizia con la fuga di Amalia.

Dopo aver presentato tanti libri, finalmente ecco pubblicato il tuo. Un sogno diventato realtà?

Si è un sogno diventato realtà. Sono sempre stata dallaltra parte fino a quando non è partita la richiesta di un editore di scrivere un libro sulla violenza di genere mi ritrovo anche io a fare la parte della scrittrice e a coronare il mio sogno. Ho sempre amato scrivere, come ho sempre amato ballare, ma non credevo di essere in grado di poter produrre una storia che avesse una trama sensata, compiuta, ricca di colpi di scena e di intrecci incredibili.

Miaripropone spesso un mantra che resta come un chiodo fisso. Come nasce quel ritornello?

Nasce dal fatto che io ritengo che tutto scaturisca dal senso di possesso delluomo nei confronti della donna. I maltrattamenti, il femminicidio, la violenza psichica e quella fisica derivano da questo modo di pensare ancestrale degli uomini nei confronti della donna. Tu sei una cosa, sei un oggetto mio, mi appartieni e quindi io faccio di te quello che voglio.

Come nasce questo libro?

Da un incontro con un editore giovane, Alessandro Polidoro e la casa editrice giovanissima. Lui leggeva i miei post su fb e gli piacevano. È venuto spesso in libreria alle presentazioni e mi ha sempre chiesto di poter leggere il mio racconto nel cassetto. Io non lo avevo, in realtà ne avevo uno scritto a quattro mani con una persona. Questa estate mi ha chiamato mentre ero in Sardegna. Mi ha chiesto: «Quando me lo dai il tuo libro nel cassetto?»

e gli ho risposto:«te lo scrivo»

Lui: «Davvero mi scriveresti un libro? io voglio essere il tuo editore»

«Su cosa vuoi il libro?»

«Vorrei un libro sulla violenza di genere perché io devo combattere questa cosa e lo farò anche attraverso la parola scritta».

Ed ho iniziato.

La violenza descritta nellopera è quasi una malattia contagiosa. I protagonisti ne sono vittime consapevoli e non. Puoi raccontarmi la tua visione della violenza?

La mia visione della violenza è proprio quella descritta nel libro. Non è sicuramente una malattia contagiosa. Daltro canto ritengo che i protagonisti siano sempre consapevoli delle proprie azioni, alla fine chiunque è vittima di violenza ha la percezione di soccombere.

Sa benissimo di non riuscire ad uscirne ed è quello poi il filo conduttore di tutto il libro perché io dò la colpa della violenza e del subire la violenza alla solitudine. Nel libro lo dico chiaramente, se i vicini di casa, se gli amici, se i parenti stessi si accorgessero di tante piccole grida daiuto che possano essere urlate o semplicemente sussurrate, se le persone vicine si accorgessero tante violenze non ci sarebbero. O magari accorgersene per sostenere chi è vittima.

Dallaltro lato il libro affronta la figura delluomo maltrattante. Ne scandaglio il cervello, cercando di capire il comportamento pur non giustificandolo.

Ti sfido. Elenca dieci parole rappresentative dellopera.

Prima:romanzo

Seconda: duro

Terza:lettura leggera

Quarta: lettura per riflettere

Quinta: sfida (nel senso che alcuni lettori non sono riusciti a leggerlo tutto dun fiato ma hanno preferito leggerlo a tappe, altri invece hanno voluto leggerlo direttamente per intero perché attratti dalla storia)

Sesta: particolarità (sono tutte storie concatenate ma ogni storia ha il suo linguaggio e questa è la particolarità del libro che nessuno dei protagonisti parla la stessa lingua). Sembra scritto da tanti scrittori diversi.

Settima: la storia di uno dei protagonisti è scritta in metrica. Non riuscivo a non scrivere le rime e lho dovuto cambiare tutto perché erano 20 pag in rima ed era difficile da seguire.

Ottava: in questa storia si piange moltissimo. Sfido qualsiasi persona a non ritrovare qualcosa di se stesso nel libro perché anche se non si è vittime di violenza per opera degli altri, si è vittime di violenza da parte di noi stessi.

Nona: c’è un cammeo di un Commissario Domenico Di Domenico, che io ho adorato e che sicuramente sarà uno dei protagonisti del prossimo libro.

Decima: forse è troppo corto. Avevo tante altre cose da dire e per la fretta di doverlo pubblicare perché potessi portarlo in giro in questo periodo lho interrotto e doveva essere più lungo. Le storie cerano, avrei potuto continuare tranquillamente.

Ora dieci parole che rappresentano te

Io sono caparbia, volitiva, lamentosa, resiliente, dolorante, sensibile, troppo razionale, idealista, soddisfatta e finalmente mi voglio bene. Oggi finalmente sento di essere me stessa.

Si avvicina il Natale, se possibile ti chiedo un augurio speciale da fare ai nostri lettorimagari potresti dedicargli un mantra natalizio

Il mantra natalizio è quello di conoscere Amalia e Antonio Giordano come semplici lettori. Spero che nessuno di voi si senta coinvolto nelle storie se non come lettore appunto, e che non si senta protagonista. Mi auguro una cosa, che è poi il fine ultimo per cui sto cercando di portare più in giro possibile questo libro che è poi la mia speranza: riuscire a salvare anche una sola persona, una sola donna e un solo uomo maltrattante,

Spero che il libro possa piacere.

Vorrei aggiungere i miei auguri di buone feste e chiudere prendendo in prestito le parole di Federica. Qualsiasi problema abbiate, se vi trovate in una situazione che vi fa sentire impantanati, c’è una riflessione che può tornarvi utile:

Quando vivi nella melma, è altamente improbabile riuscire ad avere altre visuali. Praticamente impossibile. Allora come si fa quando vivi nella melma e hai un rigetto, unilluminazione, una voglia di normalità, fosse anche unimpressione di diverso, di felicità altra? Ti affidi allamore. Tutto qui. Allamore per te o per altro da te, purché sia Amore. Auguro a tutti una scorta infinita di Amore.

Maura Messina