#Fumettidelvenerdì : “Caravaggio – La tavolozza e la spada” (Milo Manara)

Ben tornati dalle fredde e nevose vacanze invernali, torniamo alle nostre attività e torniamo con il nostro appuntamento de “I Fumetti del Venerdì”, che poi escono di sabato ma li leggiamo il venerdì.

E per iniziare il nostro nuovo anno nerd insieme  focalizziamo l’attenzione sull’incontro tra due “maestri”, in campi, per attitudini e secoli diversi diversi, ma ambedue maestri: Caravaggio e Manara.
Indubbiamente, durante la lettura, capiamo che Manara ha studiato la storia dell’arte e le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

La bibliografia in calce al fumetto, testimonia le lunghe e corpose ricerche. E il risultato è palese davanti gli occhi del lettore: la ricostruzione dell’epoca, dei costumi, della Roma di fine ‘500, dell’atmosfera e, ovviamente dell’arte del pittore è accurata e immersiva.

Graficamente, dunque, è ineccepibile. Dopotutto, parliamo di uno dei più grandi autori di fumetti mondiale, non solo italiano. Nonostante la sua carriera, specie degli ultimi anni, si sia soffermata quasi esclusivamente sul versante erotico, la straordinaria capacità di realizzazione grafica trascende la narrazione a fumetti per conquistarsi uno spazio anche solo esclusivamente nella matrice illustrativa. Difatti, anche in questo volume, le scelte grafiche, “pittoriche” non sono casuali. Il colore ha un valore fondamentale: le scene, avvolte da una cupezza diffusa, di palese e necessaria ispirazione caravaggesca, mostrano al lettore il mondo attraverso gli occhi “pittorici” di Caravaggio.

I riferimenti all’epoca, alla vita, agli amici, ai nemici di Caravaggio, sono disseminati ovunque, aprono e raccontano uno spaccato realistico e reale della vita turbolenta del pittore. Così come la riproduzione delle opere del pittore: Manara sceglie di cimentarsi con una replica fumettistica dei quadri per non “spezzare” l’immersione visiva e creare un corpus coerente.
La pecca di un fumetto che avrebbe potuto essere davvero un capolavoro è, purtroppo, la sceneggiatura.

Sarà stata la mancanza di “spazio”, per un racconto che necessitava di molte più tavole (siamo in attesa del secondo volume), o forse la volontà di concentrasi maggiormente sul piano visivo a far sì che il racconto soffra di una sceneggiatura troppo veloce, che indaga troppo in superficie la personalità e la pratica artistica di Caravaggio, sintetizzandola nella formula abusata del “genio e sregolatezza”. Indubbiamente, il pittore è stato un uomo dal temperamento inquieto, facile agli scatti d’ira e alla violenza, e la sua vita e, ancora di più, i suoi quadri dalla grande crudezza ne sono una testimonianza, ma ricondurre il suo operare artistico a questo è, forse, una lettura troppo superficiale. La ricerca assoluta della “verità” per Caravaggio era nella vita quotidiana, non nelle esplosioni del momento; “studiava” la verità prima di tradurla in pittura: le ricerche, lo studio, l’attenzione alla “naturalezza” del quotidiano, erano alla base di ogni dipinto.

Ovviamente il fumetto di Manara non è un saggio scientifico su Caravaggio ma un’opera narrativa e, dunque, questo tipo di licenze artistiche sono concesse.

Dopotutto, quello che Manara fa è un omaggio grafico, un pegno d’amore rappresentativo ad un genio assoluto dell’umanità: Caravaggio rivive nelle tavole e ci permette di ricordare che egli fu un precursore di tanti linguaggi artistici contemporanei, capace, come pochi, di anticipare secoli di pittura.

E, non dimentichiamolo, anche del fumetto.

Leonardo Cantone