#Fumettidelvenerdì: Wolverine/Gambit – Vittime

Jepjh Loeb e Tim Sale insieme fanno miracoli! Dopo questa sensazionalistica – e, nel mondo nerd, molto scontata – affermazione, scendiamo nello specifico. Il sodalizio tra lo sceneggiatore Loeb e il disegnatore Sale è uno di quei sodalizi che funzionano, sempre. Certo, le loro opere si devono necessariamente mettere su scale di giudizio diverse, ma ognuna di loro è contraddistinta da una grande potenza narrativa ed una forza grafica di straordinaria bellezza.

Ricordiamo che il “dinamico duo” si è occupato della saga di Batman composta da Il lungo Halloween e Vittoria Oscura, anticipata dalle tre storie de Il Cavaliere Maledetto ed una sorta di spin off dedicato ad una parentesi italiana delle avventure di Catwoman, Vacanze Romane.

Sul versante Marvel non sono stati da meno: la straordinaria Trilogia dei colori composta da Devil Giallo, Hulk Grigio e Spiderman Blu, espansa da un quarto volume, Capitan America Bianco.

Non solo, pescando tra i personaggi degli X-Men, ecco Wolverine/Gambit: Vittime.

Per chi conosce il lavoro di Loeb e Sale ritrova tutto ciò che di familiare ama: tipiche soluzioni chiaroscurali che evocano l’atmosfera dark e noir della sceneggiatura. La trama, difatti, è impostata come una vera e propria detective story alla Il terzo Uomo: città plumbea, ammantata da ombre, sagome che si stagliano sulle pareti, inseguimenti tra vicoli, urla nella notte, fino al climax che anticipa la risoluzione finale.

L’idea alla base della storia è quella di un “moderno” Jack Lo Squartatore. Dalle ombre che il lettore ammira sulle tavole di Sale, si intuisce il tipico costume di Wolverine. Gambit, scoperta la morte di una sua vecchia amica (meglio, vecchia fiamma) per mano del serial killer, parte alla volta di Londra per indagare.

Sareste voi “vittime” se rivelassi qualcosa, e sarei “vittima” io perché mi verreste a cercare se lo facessi, dunque, lascio lo sviluppo alla lettura, intensa come ci si aspetta da Loeb e visivamente raffinata come ci ha abituato Loeb.

C’è da dire che il gusto per il cinema, per la vera e propria “ripresa” cinematografica, questa volta, decide di fondere il giallo – la sequenza del “biglietto” è degna di un film di Hitchcock – con scene propriamente da fumetto supereroistico e d’azione.

Straordinario il significato di “vittima” che tra le mani di uno sceneggiatore come Loeb si carica di significati multipli: tutti i protagonisti (positivi o negativi) del fumetto sono, a modo loro, vittime, e non solo le malcapitate donne del nuovo “Jack”. La domanda che nasce spontanea a lettore, nelle battute finali del racconto, è: quando si è vittime di se stessi, chi deve essere punito?

La risposta, per parafrasare Bob Dylan, «it’s blowin in the wind».

Leonardo Cantone