Necrodeath @ Hades, una serata all’insegna del metal estremo

 

 

Gli amanti della scena metal italiana, in particolar modo quella estrema, non potranno non sapere chi siano i Necrodeath; proviamo a definirli con le testuali parole del mitico Phil Anselmo : “Necrodeath? Fottuto black metal estremo! Voi italiani dovreste esserne fieri, perché sono uno dei migliori gruppi estremi di sempre!. Ebbene sì, è difficile inquadrare il quartetto genovese, attivo dal 1985, in un’unica cerchia del nostro amato heavy metal. Troppe sono le influenze. La musica che li contraddistingue è un violento mix di thrash/death con sonorità che sfiorano il black metal e un songwriting che terrebbe testa ai ben più celebri Slayer.

Adesso passiamo però a descrivere la serata di giovedì 16 febbraio all’ Hades di Napoli

Le danze si aprono poco prima delle 21, ad attenderci ci saranno ben 4 opening act. I primi, i Wolfear , freschi del loro recente debutto discografico, propongono una manciata di pezzi di chiara natura thrash (decisamente moderno) richiamando lo stile di compagini quali MachineHead e Lamb of God.

Tempo mezz’ora e si passa alla seconda band di apertura: gli InAllSenses,  direttamente da Caserta. Anche il loro è un thrash portato nel XXI secolo; alle spalle hanno 2 album pubblicati ed, udite dite, una partecipazione ad un contest niente di meno che al Wacken Open Air!

Ore 22 circa: salgono sul palco i Brand New Punch. Attitudine e volumi altissimi caratterizzano il quartetto ciociaro che si rifà ad un groove metal che ricorda gli HellYeah di Vinnie Paul (fratello del compianto Dimebag Darrell). L’esibizione si conclude con una cover scatenata di Refuse/Resist dei Sepultura.

L’Atmosfera inizia incredibilmente a scaldarsi con gli ultimi apripista, i Resumed, unica band esclusivamente death metal finora, e forse proprio per questo collocata prima dell’ headliner della serata. Growl incessante e assoli tecnici sono il loro marchio di fabbrica.

Sono le undici e mezza. E’ giunto il tempo di scatenare l’inferno…e i Necrodeath sanno bene come farlo! Il club è gremito, si può cominciare! Flegias presenta la band e parte in quarta con Church’s Black Book e Lust. L’intro di batteria di Forever Slaves e Wrath fanno accadere quello che era prevedibilmente inevitabile: un pogo violentissimo (credo che i miei occhi abbiano visto un naso spaccarsi durante ciò). La successiva è Rise Above  tratta dall’ep Mondoscuro, che vede una collaborazione tra Necrodeath e Cadaveria. Hate and Scorn e The Flag causano un’altra ondata di mosh pit che si calma (apparentemente) con la hit maggiormente conosciuta e melodica dei Necrodeath: Master of Morphine. Burn and Deny e 100% Hell mi tolgono dalla testa l’idea che le “mazzate” siano giunte al termine. Accade allora un fatto davvero bizzarro: tutti i membri della band si rintanano in camerino, tranne Pier Gonnella, il chitarrista. Parte dunque un assolo al fulmicotone terminante con una cosa che la mia giovine età non mi ha mai permesso di vedere: IL TAPPING ESEGUITO CON I DENTI! Avrei pensato di assistere a qualsiasi cosa ad un concerto di questo “tipo” fuorché ad un avvenimento del genere. Rientrati tutti sul palco, il mio scalpore non fa che aumentare nel momento in cui odo il coro gregoriano che fa da intro a Idiosyncrasy part1. The Creature è il preludio a quella che è forse la prima canzone pubblicata dal quartetto genovese-milanese, dall’EP “The Shining Pentagram” (1985), ovvero Mater Tenebrarum. Siamo agli sgoccioli: chiudono Southenerom e Fragments of Insanity, tratti rispettivamente dal primo e dal secondo album del gruppo, e At The Roots of Evil.

I nostri rientrano nuovamente nel camerino (stavolta anche il chitarrista). Ma poteva mai finire così? Certo che no! Il coro “NECRODEATH! NECRODEATH!” fa riprendere lo spettacolo con una last song d’eccezione: Black Magic degli Slayer! Attorno a me è il delirio totale: spallate, gente a terra aiutata a rialzarsi, un mosh incredibile per un concerto di tale grandezza, nonché… il secondo fatto bizzarro della serata: un’ attraente bionda sale sul palco ed inizia a ballare in modo sensuale al ritmo della musica (qualcuno avrebbe dovuto spiegarle che non siamo ad un concerto di una cover band dei Motley Crue; sicuramente non l’avranno fatto gli occhi estasiati di noi maschietti presenti). Finito lo strabiliante show, i Necrodeath ringraziano la calorosa accoglienza di Napoli e salutano.

Cos’altro dire? E’ difficilissimo trovare al giorno d’oggi, in pieno sud- Italia, un evento del genere, tra l’altro con una partecipazione simile! Il club era pienissimo, tanto che difficilmente si passava. Mi sento dunque in dovere di ringraziare in primis Live to Rock e l’Hades per l’organizzazione, e in secundis la moltitudine di gente accorsa per il concerto. E naturalmente loro, i Necrodeath. Seppur non rientrino nella tipologia di metal che ascolto di frequente, hanno dimostrato in maniera eccelsa perché sono così tanto stimati e seguiti. Può darsi che, per avere un impatto talmente devastante in ambito live, forse forse l’anima al diavolo l’abbiano venduta sul serio.

di Francesco Forgione

Fotografie a cura di Emanuele Grillo – tutti i diritti riservati