Folfiri o Folfox Club Tour 2017: Afterhours live al Campus Industry Music di Parma

Diciamoci la verità, aspettavamo gli Afterhours e Agnelli al varco per molteplici motivi: saggiare dal vivo il cambio di line up, verificare se ci sarebbe stato un effetto “talent show” e soprattutto la curiosità sentire dal vivo Folfiri o Folfox, l’ultimo doppio album del gruppo, lavoro piuttosto ricco ed impegnativo e sicuramente meno immediato dei suoi predecessori.

Vi anticipo che possiamo serenamente concludere che le aspettative non sono state deluse e che gli After vivono e combattono ancora insieme a noi.

L’opening

Il concerto viene aperto da Andrea Biagioni, uno dei pupilli di Manuel Agnelli in X Factor, e già il fatto che non ci faccia lanciare oggetti per il disappunto mi pare positivo. Biagioni fa un set solo chitarra e voce, entrambi notevoli, ma non ci ha fatto certo strappare i capelli da testa.

Si farà (come il Nino della famigerata leva calcistica del ’68) ?

Per il momento abbiamo troppo poco materiale per promuoverlo o bocciarlo (solo cover ed un singolo un po’ grignaneggiante). Potremmo concludere malignamente che se non ci fosse stato l’incontro con Agnelli ad X Factor non avrebbe mai aperto un concerto degli Afterhours, ma sarebbe ingeneroso verso un musicista (Manuel) che ha sempre avuto a cuore la promozione dei giovani artisti. Staremo a vedere.

 Afterhours – Folfiri o Folfox Club Tour 2017 – Parma

L’apertura del concerto degli Afterhours è affidata a “Né pani, Né pesci” da Folfiri o Folfox, album che domina massicciamente l’intera prima parte del concerto, tranne per qualche sporadica deviazione verso “Ballate per piccole iene”, “Padania” ed “I Milanesi ammazzano il sabato”, dimostrando la volontà di incentrarsi sulla storia più recente del gruppo (comprensibile, visto che nel precedente tour hanno guardato soprattutto al passato).

La scelta appare apprezzabile, perché sarebbe stato quantomeno curioso sfornare un doppio album di 18 pezzi – album, per molti aspetti, di svolta per il gruppo – e non averne una voglia matta di suonarlo quanto più possibile dal vivo. La nuova formazione funziona benissimo ed appare molto affiatata, non facendo rimpiangere troppo le recenti defezioni di membri storici. Del resto a leggerne i nomi, ci si vergogna anche di aver dubitato.

Sia l’album che il tour confermano che, nonostante un po’ di stanchezza – perché è normale dopo 30 anni di carriera non avvertire più l’urgenza degli esordi e non sfornare più classici o anthem generazionali – gli Afterhours sono un gruppo che ha saputo evolversi e crescere.

Nei tre bis la band ha riproposto inevitabilmente qualche classico ed il pubblico ha ovviamente risposto con entusiasmo (sempre bello l’effetto visivo delle mani che si alzano su Bye Bye Bombay); a tal proposito mi ha fatto impressione notare che 10 anni fa all’attacco di Male di Miele scattava la corsa al pogo, mentre ora scatta la corsa alla registrazione del video. Ma è un cambiamento ormai assodato con cui dobbiamo fare tristemente i conti.

Il concerto si è concluso con “State Trooper” di Bruce Springsteen, cover già eseguita altre volte dal gruppo, suonata sul palco con Andrea Biagioni, e  la sempre fortissima “Quello che non c’è”, di cui però avrei apprezzato sentire lo splendido finale strumentale.

Com’è stato?

Ritornando ai miei interrogativi iniziali, si potrebbe convenire con la mia anonima vicina di concerto (che ha scritto in un messaggio ad una amica: “è pieno di fan dell’ultima ora per colpa di x factor, odiosi”) che la grande folla presente – sicuramente strana per chi li segue da molti anni – sia stata conseguenza della maggiore visibilità televisiva del leader del gruppo; ma credo che il discorso sia più complesso, poiché è un fenomeno che ho notato in tutti i concerti che ho visto negli ultimi 6-7 anni.

Probabilmente molta musica che veniva considerata – forse anche a torto – “indie” ha maggiore visibilità ovunque (a causa dei social, della sempre maggiore reperibilità a costo zero della musica, di emittenti radiofoniche come Virgin radio) e questo, naturalmente, non è un male. Ma mi farebbe piacere vedere un pubblico un po’ più attento e consapevole, invece qualche faccia distratta ed inerte mi ha fatto pensare – ma sarà sicuramente colpa della vecchiaia e del mio cinismo – che dobbiamo ancora lavorare molto.

Cristina Sirignano

Folfiri o Folfox Club Tour 2017: Afterhours live al Campus Industry Music di Parma ultima modifica: 2017-03-22T18:06:51+00:00 da Redazione