Il Grande Lebowski ed il prendere la vita come viene

Uno dei film con la “F” maiuscola è sicuramente Il Grande Lebowski,  non soltanto perché pluripremiato o in cui si valorizzano capacità attoriali o registiche, ma perché, dal ’98 ad oggi, i fratelli Coen, alla regia e alla sceneggiatura, hanno aperto gli occhi del mondo su questa commedia umana, che si perpetua ancora, dando a pochi saggi la possibilità di coglierne insegnamenti e frutti, come una sorta di vademecum per poter sopravvivere ad un mondo come quello in cui le persone muovono i loro incerti passi.

La trama  ruota intorno alle vicende di Drugo (interpretato da un Jeff Bridges in grande spolvero), il prototipo dell’ignavo, un uomo con poche preoccupazione che passa le giornate a giocare a bowling con gli amici Walter e Donny, fumando marijuana e consumando alcolici. Cosa può distogliere un uomo così dalla propria placida e passiva esistenza? Due scagnozzi di un magnate del porno che irrompono a casa sua chiedendogli di pagare i debiti provocati da sua moglie. È evidente lo scambio di persona: la moglie di cui parlano è quella del signor Jeffrey Lebowski. Forse tale visita non avrebbe avuto seguito se i due sgherri non avessero urinato sul tappeto di Drugo prima di andarsene. Drugo decide, dunque, di affrontare l’altro Lebowski – miliardario in sedia a rotelle – per avere il risarcimento per il suo tappeto. Iniziano così le avventure del Drugo, fatte di rapimenti, dita mozzate, valige di soldi e tanti White Russian.

Gli avvenimenti in questione, che sconvolgono la vita lineare e tranquilla del Drugo, sono delle palle da demolizione che distruggono la routine con la leggerezza tipica dei Coen. Oltre la comicità dissacrante, leggendo tra le righe, o spiando tra le scene, si scorge un mondo di citazioni, rimandi e critiche che colpiscono non solo la società americana in questione ma, in maniera molto più profonda, l’animo umano, ormai condannato a vivere in un mondo fatto di ansie e stress, dove solo un eroe come il Drugo può indicarci la via per uscirne vivi.

Come accennavo in precedenza, i Coen non si risparmiano nell’affondare la lama della loro ironia nella società che li circonda: George Bush padre della prima guerra con l’Iraq, il ricordo del Vietnam che ossessiona Walter, obladì-obladà, l’ebraismo, le fondazioni umanitarie sfruttate da persone senza scrupoli, sono tutti temi che entrano a far parte di una storia che omaggia Il grande sonno di Chandler/Hawks ma è caratterizzata da un’originalità e un’inventiva che non è mai fine a se stessa e sa essere irriverente senza perdere il senso della misura.

Il Grande Lebowski è un grande film, le interpretazioni sono ormai diventate iconiche, le sequenze accompagnate da musiche in perfetta adesione con la pellicola.

Il film tocca tutte le corde dell’animo umano lasciando una speranza per il futuro, ma senza stress. L’importante è prendere la vita come viene perché a volte sei tu che mangi l’orso e altre volte è l’orso che mangia te.

Giuseppe Caturano