Il materiale e l’immaginario: Paolo Benvegnù incontra Niccolò Fabi

 

Il materiale e l’immaginario è il titolo di un’antologia utilizzata  come sussidiario negli anni ’80 e ’90 nelle scuole medie superiori, curata da Remo Ceserani e Lidia De Federicis, definita dallo stesso autore come “un modo nuovo di affrontare l’insegnamento della letteratura, mettendola in rapporto con le altre forme del sapere – dalla vita materiale a quella delle idee”. Il medesimo titolo lo ritroviamo tra la tracce contenute in Canzoni allo specchio, album dei Perturbazione pubblicato, nel 2005, sotto la supervisione artistica di Paolo Benvegnù.

Un tema impegnativo intorno al quale è ruotato l’incontro con il cantautore  Niccolò Fabi, tenutosi sabato 22 aprile nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico di Napoli, condotto dallo stesso Benvegnù, in occasione della quarta giornata del Festival Mann/Muse al Museo.

In una sala gremita in ogni ordine di posto, alle 16:00 in punto, Benvegnù e Fabi prendono posto sul palco dando vita ad una lunga ed intesa chiacchierata. Paolo, uomo di cultura ed artista di straordinario spessore, dà saggio delle proprie doti comunicative rilevandosi un intrattenitore capace di porre nelle condizioni ideali il suo ospite, consentendogli di mettersi a nudo e raccontarsi senza filtri. In un clima disteso, partendo dalla discussione di tematiche musicali di carattere generale (la composizione dei testi, il successo, il rapporto con il pubblico), vengono sviscerate ed approfondite alcune delle dinamiche che hanno caratterizzato la vita artistica del cantautore romano portandolo a compiere determinate scelte professionali e prima ancora personali.

Niccolò Fabi racconta dell’incoscienza degli esordi, di come abbiano influito sulle sue canzoni gli anni trascorsi in solitudine (essendo stato per un lungo periodo figlio unico), dell’importanza di credere fino in fondo nel progetto che si ha in testa, delle notti passate a guardare il soffitto a domandarsi quale fosse la cosa giusta da fare e di come il tempo scorre e ti cambia. Incalzato da Benvegnù, Fabi racconta, ad pubblico attento e partecipe, il passaggio intercorso tra Capelli e Costruire, di quanto siano state determinanti e produttive le amicizie con Max Gazzè e Daniele Silvestri e di come quel tour in trio abbia contribuito a cambiare la sua percezione di fare musica.

Costruire è il tema forte di una discussione dall’elevato tasso emotivo e dagli inaspettati sviluppi. Benvegnù parla di Fabi come di “un meraviglioso costruttore, capace di mettere insieme delle piccole intuizioni e farne qualcosa di unico”, di un artista “capace di trasformare in volo il peso del quotidiano”, di “un arciere in grado di colpire obiettivi posizionati a notevole distanza”. Niccolò confessa di non aver immaginato quanto fosse premonitrice di un destino quell’immagine (si tratta della copertina di Ecco, suo penultimo disco) e di quanto oggi sia felice della scelta operata. “La scelta è qualcosa che ti definisce in tre secondi, dal momento che la compi escludi tutto il resto. In quel momento definisci qual è la tua priorità, quali sono gli ultimi 100 metri e come hai intenzione di affrontarli”. È questo uno dei passaggi che lo ha portato alla realizzazione dell’ultimo disco. Fabi racconta di aver vissuto quel periodo come “un tornare a casa”, di aver sentito la necessità di starsene in silenzio dopo il caos di un tour – quello con Max e Daniele – che tanto lo ha fatto maturare sotto il profilo professionale ed umano.

Ma costruire non è semplicemente il titolo di una canzone, è piuttosto un’indagine di natura etica e filosofica condotta su stesso, è il percorso personale ed artistico attraverso il quale Niccolò Fabi ha deciso di mettere a nudo la propria condizione di uomo-artista, è la scelta di utilizzare un linguaggio più intimo per esprimersi e raccontarsi, è l’esigenza di cambiare registro, di rivedere alcune convinzioni riguardo i concetti di morale, responsabilità verso i fan e rispetto delle regole. Costruire è, probabilmente, una delle espressioni artistiche più elevate prodotte in Italia nel corso di questo nuovo millennio.

Costruire è anche una delle canzoni (insieme a Filosofia Agricola) eseguite durante l’incontro al Mann e che ha generato un momento di particolare intensità, da parte del pubblico e del conduttore. Paolo Benegnù, infatti, visibilmente felice, racconta con voce rotta dall’emozione  la prima volta che  ha avuto modo di ascoltarla: “ero in autostrada, in viaggio verso Reggio Emilia. A metà del brano mi son fermato in assoluta commozione, ho spento il motore e son rimasto lì a riflettere per oltre un’ora su ciò che avevo appena ascoltato”. Dopo una bordata emotiva simile anche Niccolò fa fatica a trattenersi prima di esibirsi, ma, da straordinario artista qual è, raccoglie le forze per donare alle anime dei presenti, accorse al Museo Archeologico di Napoli per ascoltarlo, un degno arrivederci.

Un arrivederci, sì, perché il 30 giugno tornerà a Napoli, a Castel Sant’Elmo, con il tour “Diventi Inventi 1997 -2017” per celebrare e raccontare i suoi 20 anni di carriera. L’incontro si è concluso con il riconoscimento del titolo di ambasciatore del Museo Archeologico di Napoli nel mondo, conferitogli dal Direttore Artistico del Festival Andrea Laurenzi, tra applausi scroscianti,  sorrisi e lunghe attese per i selfie di rito.

di Salvatore D’Ambrosio

le immagini sono realizzate da Tiziana Teperino – © Copyright 2017 – Tutti i diritti riservati