La Famiglia Fang e il significato dell’arte

C’è una domanda che l’uomo si pone da secoli. Una domanda – tralasciando quelle immortali – che non ha trovato una sola risposta ma tante, date da innumerevoli e dotte figure, da studiosi superficiali o da chiunque senta il bisogno di dare il proprio parere. Una risposta univoca, dunque, è impossibile da trovare a questa domanda:

Che cos’è l’arte?

Domanda, quindi, di non facile risoluzione che genera, a sua volta, altre domande: quale tipo di “arte” si può considerare tale? Quale arte è genuina e quale no? E se l’arte non è genuina, la si può considerare “arte”? L’arte è solo viscerale? Pensata e costruita? Tutt’e due?

Il film La famiglia Fang non vuole – ma non potrebbe – dare una propria risposta ad una o a più di queste domande ma tenta – riuscendoci solo in parte – a palesarle allo spettatore.

La famiglia del titolo è una famiglia di artisti: il padre, Camille, e la madre, Maryann, sono due performer che dagli anni settanta realizzano, in giro per l’America, degli happening e in cui, da sempre, hanno coinvolto i loro figli, Annie e Baxter. Diversi anni dopo i due figli hanno lasciato il “nido” e hanno le proprie vite, i propri problemi e le proprie contraddizioni: Annie è attrice cinematografica, mentre Baxter è uno scrittore. Un incidente di Baxter sembrerebbe l’occasione perfetta perché l’intera famiglia Fang possa riunirsi ma l’ombra della tragedia è in agguato: dopo quella che sembrava un “normale” giornata familiare, la polizia comunica ai figli che i genitori sono scomparsi e la macchina, con evidenti tracce di sangue, è stata trovata sul ciglio della strada. Da questo momento in poi il film comincia a porre la domanda: che cos’è l’arte?

Baxter non crede alla morte dei genitori, Annie, invece, sostiene che possa essere vero. Ma cosa è accaduto ai genitori? Fa parte di un nuovo, ultimo e colossale, happening? O i due performer hanno perso tragicamente la vita?

I due figli, interpretati da Nicole Kidman e da Jason Bateman (anche alla regia del film), saranno costretti a fare i conti con le proprie contrastanti emozioni e sensazioni. Si ritroverrano nuovamente a negoziare con il conflittuale rapporto familiare, le cui difficili relazioni hanno condizionato la vita di entrambi. E, sopratutto, Annie e Baxter, dovranno gestire la propria idea di arte in rapporto a quella dei loro genitori.

Diverse, infatti, sono le “tipologie” di arte che si incontrano e scontrano nella pellicola: arte come improvvisa esplosione (Caleb), arte come rielaborazione e adattamento del proprio vissuto personale (Baxter), arte costruita a tavolino (Annie) e arte come fuga ed evasione (Camille). Nessuna di queste viene “elevata” ad arte principale del contesto narrativo del film, lasciando allo spettatore il compito di determinare una propria visione. Ma un’ulteriore domanda nasce spontanea: quattro modi di vivere e praticare arte non sono, a loro volta, espressione artistica?

La risposta, ancora una volta, rimane alla lettura dello spettatore di questa commedia agrodolce che, attraverso la metafora – o la simbologia – della disfunzionale famiglia Fang, cerca di attestare la pluralità del mondo dell’arte e di come lo scambio, tra le diverse sue sfaccettature e interpretazioni, generi a sua volta nuove forme artistiche.

Leonardo Cantone