La graziosa utopia di Edda, dello Smav e di chi non rinuncia ai live di qualità

Un giorno credi di essere giusto

e di essere un grande uomo

in un altro ti svegli e devi ricominciare da zero”

 

Allo SMAV di Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, sabato 24 aprile si è svolta una delle tappe del tour nazionale di presentazione di “Graziosa Utopia”, quarto lavoro discografico dell’artista milanese Edda. La terzina che ho scelto come incipit di questo articolo, estratta da “Un giorno credi” di Edoardo Bennato, a mio avviso, riassume e rappresenta perfettamente la parabola di Stefano Rampoldi,  discusso ex frontman dei Ritmo Tribale – band cult negli anni ’90 attiva sulla scena alternativa italiana – che da qualche anno ha ripreso a calcare i palchi nazionali con un progetto solista utilizzando il nome di battesimo della madre (Edda, per l’appunto).

Senza entrare nel merito delle scelte che hanno portato Stefano al divorzio dal gruppo, prima, e ai complicati trascorsi con l’eroina (per il cui approfondimento vi rimando ad un’ottima intervista realizzata da Daria Bignardi per “L’era glaciale” – si trova agevolmente sul tubo), poi, con questo articolo vi racconterò le sensazioni e l’impatto emotivo di un concerto che attendevo da un po’ di tempo.

Graziosa Utopia, come detto in precedenza, è il quarto album realizzato da Edda nel giro di 8 anni. Una roba che non tutti possono permettersi, soprattutto se non hai un cazzo da dire. E credo sia tempo impiegato male quello speso a fare raffronti con artisti che, senza aggiungere nulla di rilevante al vuoto cosmico che li contraddistingue, dominano l’attuale “scena indipendente”. Mancano proprio i presupposti fondamentali per un’operazione di tal tipo.

Venendo alla nostra serata allo SMAV, in apertura all’artista lombardo è prevista l’esibizione del rocker Johnny DalBasso, un formidabile polistrumentista (nell’ambiente noto come uomo-orchestra) di cui avevo sentito  parlare tanto – e bene – ma le cui doti live non avevo avuto ancora modo di poter apprezzare. Nella mezz’ora concessagli, Johnny si gioca le sue carte dimostrando di avere tutte le qualità per ambire a palcoscenici importanti, proponendo un rock dalle spiccate venature punk e dai riflessi psichedelici che, in definitiva, funge da ricco e piacevolissimo antipasto al concerto in programma.

Quando Stefano si presenta sul palco con in dosso la maglietta dell’artista campano capisco di non essere l’unico ad esser rimasto affascinato dal suo talento – un gesto bellissimo che rafforza ancor più l’idea che ho maturato riguardo le qualità umane ed artistiche di Edda. Il concerto inizia con un velocissimo saluto e, a parte qualche rapida battutina tra una canzone e l’altra, va avanti senza soste per oltre un’ora e mezza. Venti i brani in scaletta, tratti prevalentemente dal disco che dà origine al tour e dal precedente Stavolta come mi ammazzerai?

Di Edda se ne dicono tante, ma la maggior parte delle critiche negative che egli riceve si concentrano soprattutto sul linguaggio – perché musicalmente ha da insegnarne a molti – adoperato: troppo esplicito, scorretto, inutilmente volgare, blasfemo. Ciò che però molto spesso viene trascurato è il contesto da dove proviene quel tipo di scrittura. Le parolacce, le bestemmie e le volgarità vanno contestualizzate, non è che sono messe lì perché, come sostiene qualche benpensante, è comodo o fa figo oggi scrivere così. I testi di cui discorriamo sono espliciti perché sono spaccati di vita vissuta che non tutti hanno la fortuna di poter raccontare, sono versi che trasudano autenticità da ogni virgola e picchiano allo stomaco come pochi al momento. E dal vivo il piacere di sentirseli sparati in faccia è di una bellezza senza eguali.

In conclusione,  posso dunque affermare, con una certa tranquillità d’animo, di aver assistito ad uno dei migliori live proposti in Campania quest’anno, impeccabile e per acustica della sala e per qualità ed intensità artistica. Un po’ meno per la partecipazione. Un problema quest’ultimo dovuto, a mio giudizio, da un lato, all’assenza di una vera e propria cultura musicale da parte di alcuni (pseudo) direttori artistici e produttori, interessati più al profitto nell’immediato che ad una crescita culturale del pubblico che settimanalmente gli riempe i locali, e, dall’altro, dalla mancanza di una vera e propria scena nostrana capace di supportare e trainare proposte artistiche come quella di Edda. Un forte ringraziamento va quindi a persone come Alessandro dello SMAV che, con periodici ed ingenti investimenti nella miglioria delle strutture, resistono garantendo a fruitori di musica curiosi come me un’interessante programmazione, costante nel tempo e variegata nelle proposte. Un’idea di fare musica lontana anni luce dagli avvelenatori di pozzi che, con le solite minestre riscaldate,  provano a tenere in scacco le sorti musicali di  una città come Napoli, da qualche anno, per numerosi artisti nazionali ed addetti ai lavori, sempre più  provincia di Santa a Maria Vico e Frattamaggiore.

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di Salvatore D’Ambrosio 

le immagini sono realizzate da Tiziana Teperino – © Copyright 2017 – Tutti i diritti riservati

Salvatore D Ambrosio

"Alto, grosso e con la barba. Il capo della baracca è un buon gustaio, e non potrebbe essere altrimenti per un amante del bello come lui. Un Bud Spencer prima che abbandonasse la dieta!"