Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista a Luca Ruzza

Le fati(di)che di Scè sono dodici domande a bruciapelo poste ad artisti e gruppi emergenti del panorama indipendente italiano per metterne a nudo vizi e virtù.  

Questa è l’intervista realizzata da Salvatore D’Ambrosio e Tiziana Teperino a Luca Ruzza

Che piatto sei?

La pasta con il ragù, con tanta carne e sostanza.

La tua prima volta?

La prima volta non si dimentica mai ed invece…ne sono passati anni, è un po’ difficile ricordare i miei primi esordi da musicista. Vi descrivo però l’emozione della prima volta da cantautore:  per rompere il ghiaccio, scelsi di esibirmi a Roma davanti ad un pubblico sconosciuto. Adrenalina a mille, tensione che non vi dico, i testi delle canzone volevano sparire dalla mia mente, ma una volta salito su quel palco tutto è tornato alla normalità e si è tramutata in gioia.

Fermo Immagine 

(il momento artistico che stai vivendo, qui ed ora)

Sto vivendo una bellissima realtà che non avrei mai immaginato. Ho seminato tanto e continuo a farlo ogni giorno, ed i risultati cominciano ad arrivare. Potrei descriverlo come un bellissimo quadro che pian piano si arricchisce di colori nuovi emettendo una luce sempre più forte.

Mainstream o underground?

Ho fatto tanta gavetta come chitarrista, suonando rock, stoner, metal, ma in questo nuovo percorso da cantautore, dove me la canto e me la suono, mi soffermo più su un classico rock italiano, più vicino al mio carattere, con molte sperimentazioni.

Miro ad arrivare il più in alto possibile e nel breve periodo realizzare un nuovo album.

Se la tua musica fosse una ost di quale film sarebbe?

Sono un po’ indeciso, ma forse “La Storia Infinita” è quello adatto a me, sperando che sia di buon auspicio per un futuro sempre più ricco di emozioni da raccontare.

Musicoterapia 

(cosa rappresenta la musica per te ed il valore che le attribuisci)

La musica è parte integrante della mia vita, porta sorrisi, gioie, ti aiuta nei momenti tristi,ed è sempre lì ad abbracciarti.

Grazie alla musica, quest’anno, ho avuto anche il piacere di intraprendere un progetto molto importante con Officine Buone e lo si sta portando in giro per i vari ospedali d’Italia. Il grande messaggio sta nel donare un Sorriso a chi realmente ne ha bisogno.

Talent o gavetta?

Sono un po’ contrario ai talent poiché tutto fanno fuorché focalizzare l’attenzione sul vero talento.

La gavetta aiuta a sviluppare il carattere, a maturare una propria identità,  ti mette in condizione di conoscere bene le persone con le quali suoni, ti aiuta a sviluppare nuove composizioni ed è l’unica che può farti durare nel tempo.

Vinile o spotify: distribuzione e consumo

Beh, il vinile è sempre il vinile – dura in eterno! Ha un fascino particolare, un ronzio di sottofondo che aggrazia l’orecchio. Per fortuna sta tornando anche di moda.

Spotify, deezer, google play ecc, sono alternative valide per l’ascolto veloce, secondo me. Oggi molti “ascoltano” attraverso i video del tubo, ma spesso sono distratti dalle immagini e poco concentrati sulla canzone in sé. Il vinile ti fa percepire tutto e ti emoziona, se aggiungi poi anche una luce soffusa ed un bel divano godi di un’atmosfera unica. Il top!

Il tuo pubblico

Un pubblico misto, cerco di abbracciare varie fasce di età.

Ovvio che quando affronto tematiche più impegnative abbraccio un pubblico più maturo, ma allo stesso tempo lo spunto di riflessione scatta anche nei più giovani. In definitiva adoro interagire con la gente e farla partecipare.

Kamasutra 

(come ti piace farlo: le situazioni in cui ti piace suonare ed il rapporto con il palco)

Sono cose private, non si dice! Musicalmente parlando, invece, mi piacerebbe sempre trovare la giusta atmosfera, con la giusta organizzazione e poter godere della mia musica sul palco e far divertire con un gran sound le persone che ascoltano.

Non è vero ma ci credo

 (rituali, abitudini e scaramanzie su e giù dal palco)

Birra e panino per i ragazzi della band, tante risate e… ragazzi divertiamoci! Questo basta, poi il resto lo fa grinta sul palco.

Senzi peli sulla lingua  

(un motivo valido per cui ascoltare te e non altri)

Non uso la cazzimma quando suono, non mi piacciono le rivalità tra band, anzi, sono fin troppo buono. La musica è condivisione.

Ascoltate chi vi pare e soprattutto la musica emergente, attribuite un diverso valore alla vostra vita e riabituate l’orecchio ad “ascoltare”. E mi raccomando: ascoltate SOUL IN PEACE di Luca Ruzza.