Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista agli Aftermath

Le fati(di)che di Scè sono dodici domande a bruciapelo poste ad artisti e gruppi emergenti del panorama indipendente italiano per metterne a nudo vizi e virtù.  

Questa è l’intervista realizzata da Salvatore D’Ambrosio e Tiziana Teperino agli Aftermath

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Che piatto siete? 

Un ignorantissimo tagliere assortito di salumi e formaggi.

La vostra prima volta? 

Serata per Volcano Records, eravamo al New Sea Legend in apertura ai Metharia, il nostro batterista aveva una canotta fatta in casa degli Slipknot, il nostro bassista indossava una maglietta di Spiderman ed un capello da pinguino, e il nostro chitarrista una maglietta con sopra un David Gilmour, molto a disagio per il contesto musicale. All’epoca il nostro cantante era ancora normale.

Fermo Immagine

(descrivete il momento artistico che state vivendo, qui ed ora)

Abbiamo veramente tante cose che bollono in pentola, a fine mese inizieremo a svelare qualcosa. Non vediamo l’ora!

Mainstream o underground? 

Direi di sicuro mainstream, le nostre influenze variano molto tra i componenti: Slipknot e Tool per il nostro batterista, il nostro chitarrista prende spunto dagli Alter Bridge e dai Gojira. Il bassista adora i Korn e gli Iron Maiden, ma arriviamo fino ai Nickelback con il nostro cantante, che dice di amare anche gruppi più pesanti come gli Squallor e Gigione

Se la vostra musica fosse una ost di quale film sarebbe? 

Altrimenti ci arrabbiamo”, perché abbiamo notato un certo collegamento tra la nostra musica, le mazzate e le fagiolate di Bud Spencer.

Musicoterapia

(cosa rappresenta la musica per voi ed il valore che le attribuite)

La musica per noi può essere un modo per esprimersi al di là delle parole, può raccontare una storia o semplicemente istigare ad una sana mosh pit.

Talent o gavetta? 

Assolutamente gavetta. I talent troppo spesso ormai danno false speranze a giovani musicisti che dovrebbero semplicemente vedersi e saturare le valvole delle proprie testate in un garage.

Vinile o spotify: distribuzione e consumo 

Dipende: ci sono certi dischi che non puoi non avere in vinile e, in genere, fa sempre piacere ricevere un bel disco in regalo. I canali digitali sono un’ottima piattaforma per conoscere e farsi conoscere.

Il vostro pubblico 

In genere sono presenti sia ragazzi che ragazze, tendenzialmente della nostra età.
Al nostro ultimo concerto, durante una mosh pit, il nostro cantante ha ben pensato di lanciarsi dal palco e prenderne parte affettuosamente.

Kamasutra

(come vi piace farlo: le situazioni in cui vi piace suonare ed il rapporto con il palco)

Ogni occasione può valere oro, non esistono situazioni in cui non ci piaccia suonare e dare il massimo. Il palco per noi è un simbolo: la concretizzazione del sudore buttato in sala prove, delle ore passate a comporre e a decidere nei minimi dettagli ogni singola scaletta.

Non è vero ma ci credo

(rituali, abitudini e scaramanzie su e giù dal palco)

Non abbiamo particolari riti scaramantici, ma abbiamo l’abitudine di consultarci prima di ogni concerto per decidere l’abbigliamento.

Senzi peli sulla lingua

(dateci un motivo valido per cui ascoltare voi e non altri)

Ormai, in Italia, quando si parla del nostro genere, si fa riferimento al solito e stra-abusato metal nostalgico degli anni ’80. Noi Aftermath offriamo, invece, sonorità e idee compositive più moderne, lasciando anche spazio a sperimentazioni ed aperture verso altri generi, concetti spesso ignorati nella scena metal italiana.