Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista agli Zaund

Le fati(di)che di Scè sono dodici domande a bruciapelo poste ad artisti e gruppi emergenti del panorama indipendente italiano per metterne a nudo vizi e virtù.  

Questa è l’intervista realizzata da Salvatore D’Ambrosio e Tiziana Teperino ai salernitani Zaund

Che piatto siete? 

Una pizza margherita con aggiunta di origano. Gli ingredienti usati sono i più semplici, ma il risultato è insolito e gustoso.

La vostra prima volta? 

Bar Capri, a Battipaglia, tra amici. Eravamo emozionati, ma è stato bello suonare le nostre cose per la prima volta in un ambiente esigente ma allo stesso tempo amichevole.

Fermo Immagine 

(il momento artistico che state vivendo, qui ed ora)

Siamo molto contenti di aver presentato il nostro primo EP, primo frutto del lavoro di tre anni.

Ora abbiamo un biglietto da visita, il lavoro grosso comincia adesso.

Mainstream o underground? 

Le nostre influenze musicali sono le più disparate, abbiamo degli ascolti comuni che ci sono sempre piaciuti, anche prima di conoscerci, e tante altre cose che abbiamo scoperto conoscendoci e confrontando i rispettivi vissuti sonori. Tornando alla questione Mainstream o Underground, secondo voi i Massive Attack sono Mainstream o Underground? 

Se la vostra musica fosse una ost di quale film sarebbe?

È  impossibile dirlo. Casomai, potrebbero essere scene diverse di film diversi, da Arancia Meccanica a Mulholland Drive.

Musicoterapia 

(cosa rappresenta la musica per voi ed il valore che le attribuite)

Manifestazione di sé, gioco, comunicazione, cura, parte intangibile e salvifica della nostra essenza.

Grazie.

Talent o gavetta? 

Assolutamente gavetta. Secondo noi è fondamentale confrontarsi con le più diverse realtà, dai localini piccolissimi ai palchi medio-grandi o magari grandissimi: è l’unico modo per maturare davvero. Il resto lo fa la qualità del materiale offerto e la professionalità, cose che crediamo non si imparino in pochi mesi davanti a una telecamera.

Vinile o spotify: distribuzione e consumo 

Dal punto di vista della comunicazione sono esattamente la stessa cosa, fatta salva la qualità del suono: il supporto fisico ti dà l’emozione di ”toccare” il frutto del tuo lavoro, cosa che non può avvenire con il supporto digitale. Non abbiamo collezioni particolari, abbiamo i nostri amatissimi dischi, CD e cassette, consumatissimi e diventati ormai amici di famiglia.

Il vostro pubblico 

Il nostro pubblico è composto per la maggior parte di pubblico, di tutti i tipi, più o meno di tutte le età e immaginiamo che abbiano un sesso. Se ci vengono a sentire, vuol dire che i loro gusti musicali di quella sera siamo noi.

Kamasutra 

(come vi piace farlo: le situazioni in cui vi piace suonare ed il rapporto con il palco)

In tutti i posti possibili, non siamo timidi. 

Ci piace suonare insieme, a prescindere dalle dimensioni del palco.

Non è vero ma ci credo 

 (rituali, abitudini e scaramanzie su e giù dal palco)

In effetti non ne abbiamo, forse sarebbe divertente trovarcene uno.

Senzi peli sulla lingua 

(un motivo valido per cui ascoltare voi e non altri)

Perché la pizza come la facciamo noi non la fa nessuno.