Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista ai Drope

Le fati(di)che di Scè sono dodici domande a bruciapelo poste ad artisti e gruppi emergenti del panorama indipendente italiano per metterne a nudo vizi e virtù.  

Questa è l’intervista realizzata da Salvatore D’Ambrosio e Tiziana Teperino ai Drope

Che piatto siete? 

Un bel piatto di spaghetti ai frutti di mare (rigorosamente veraci): variegato, vivo e tipicamente napoletano. Ci amalgamiamo bene e allo stesso tempo riusciamo a far sentire le varie sfumature di gusto.

La vostra prima volta? 

Con questa formazione la prima volta assieme è stata la notte di halloween 2016, una serata ricca di energia, adrenalina e carica, forse anche troppa al punto che Gianfranco, durante il soundcheck, ha rotto la pelle del rullante ed è stato costretto a suonare così tutta la serata.

Fermo Immagine

(descrivete il momento artistico che state vivendo, qui ed ora)

Questo è un periodo decisamente positivo per noi, stiamo girando molto ed avendo un riscontro veramente positivo da parte del pubblico (finalmente!). Inoltre, stiamo ultimando la prima parte di un lavoro che ci porterà all’uscita del primo album completo.

Mainstream o underground? 

Maindergroud (risposta da paraculo): siamo una band con i piedi per terra, con un occhio verso i grandissimi ma che, allo stesso tempo, si autoproduce e vive il quotidiano nei localini campani. Le nostre influenze sono abbastanza variegate ed è proprio quello che contraddistingue la nostra musica: contaminazioni su contaminazioni su contaminazioni, sempre alla ricerca di un sound diverso e pieno.

Se la vostra musica fosse una ost di quale film sarebbe? 

Il Grande Lebowski! Il film ha una trama decisamente intrecciata e poco lineare, e il protagonista è un personaggio veramente assurdo che si trova in situazioni stranissime, e la nostra musica è un po’ questo: intrigante e sballottata dagli eventi, però con la costanza di perseguire un obbiettivo anche se apparentemente poco importante.

Musicoterapia

(cosa rappresenta la musica per voi ed il valore che le attribuite)

Ci vorrebbe un libro per rispondere a questa domanda! Quando abbiamo letto la domanda, la risposta che abbiamo dato quasi in coro è stata: “la musica mi ha salvato”. Chi in un modo, chi in un altro, nell’arco della vita ci siamo trovati in situazioni strane e spiacevoli, e quello che ci ha fatto andare avanti è stata sicuramente la musica.

Talent o gavetta? 

Oggi viviamo nella società del tutto e subito e qualunque musicista ha accarezzato, almeno una volta nella vita, la voglia di tentare la strada “più facile” dei talent, ma la verità è che servono sangue, sudore e lacrime per poter sperare di ritagliarsi un angolino nell’ormai sconfinato panorama musicale.

Vinile o spotify: distribuzione e consumo 

La distribuzione digitale oggi è sicuramente il metodo che più utilizziamo, la vastità dei cataloghi sicuramente aiutano visto che praticamente viviamo ascoltando musica, anche se il fascino del vinile e del cd è indiscutibile e tutti abbiamo vastissime collezioni di album in vari formati.

Il vostro pubblico 

La nostra filosofia è: gli amici devono diventare fan e i fan devono diventare amici! E sembra funzionare bene, molti amici ci seguono durante i concerti e allo stesso tempo dei ragazzi conosciuti durante i concerti ci vengono spesso a trovare in sala prove.

Kamasutra

(come vi piace farlo: le situazioni in cui vi piace suonare ed il rapporto con il palco)

Violento! Quando saliamo sul palco arriviamo sempre carichissimi e cerchiamo di trasmettere tutta questa energia coinvolgendo il più possibile il pubblico. Ci piace farlo ovunque; l’importante è farlo!

Non è vero ma ci credo

(rituali, abitudini e scaramanzie su e giù dal palco)

L’uocchie ‘nguoll! Non esistono, non sono plausibili, non ci crediamo però, spesso e volentieri, le vicissitudini ci portano a pensare che forse forse una grattata ogni tanto non fa male.

Senzi peli sulla lingua

(dateci un motivo valido per cui ascoltare voi e non altri)

Siamo la giusta sintesi musicale della nostra generazione, siamo incazzati, disillusi e allo stesso tempo abbiamo una gran voglia di cambiare il mondo. Insomma, siamo rock fino al midollo. Nella nostra musica ci sono tutti i valori che hanno fatto nascere questo movimento negli anni 50, rapportati alla generazione X.

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(foto di copertina Massimo De Carlo – © Copyright 2017 – Tutti i diritti riservati)