Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista ai Nebra

Le fati(di)che di Scè sono dodici domande a bruciapelo poste ad artisti e gruppi emergenti del panorama indipendente italiano per metterne a nudo vizi e virtù.  

Questa è l’intervista realizzata da Salvatore D’Ambrosio e Tiziana Teperino ai “Nebra“, band napoletana attiva dal 2006

Che piatto siete? 

Sasiccia e friarielli con tanto peperoncino. Abbondante, consistente e friccicariello!

La vostra prima volta? 

Ricordi, tantissimi. Sensazioni, sempre le stesse, che si ripetono ogni volta, arricchite certamente da nuove esperienze ed episodi da raccontare, ma sempre con la stessa identica ed incontenibile emozione e voglia di condividere col pubblico.

Fermo Immagine 

(il momento artistico che state vivendo, qui ed ora)

Nel pieno della maturità artistica. Siamo quello che vogliamo.

Mainstream o underground? 

Mainstream ed underground. Ci ispiriamo a tutto ciò che ci emoziona e siamo pronti ad emozionare qualsiasi tipo di pubblico, senza restrizioni. Il principale obiettivo è suonare. Punto.

Se la vostra musica fosse una ost di quale film sarebbe? 

Sicuramente un film d’azione, dove le scene si susseguono a grande velocità e la tensione resta sempre alta.

Musicoterapia 

(cosa rappresenta la musica per voi ed il valore che le attribuite)

È la vita, il credo, l’essenza, la linfa. È il motore naturale che ti dà la forza per proseguire e dominare gli eventi.

Talent o gavetta? 

‘’Sudore’’ è la nostra parola d’ordine. Non a caso abbiamo scelto la sua molecola per la copertina del promo che anticipa l’uscita del nuovo album. Purtroppo oggi l’attenzione è troppo spesso rivolta a fenomeni passeggeri, senza storia e senza identità. Noi siamo assolutamente per la gavetta, che forma, tempra e costruisce.

Vinile o spotify: distribuzione e consumo 

Maniaci collezionisti compulsivi, ci cibiamo di musica in tutte le sue forme. Ognuno di noi possiede, con grande orgoglio, una collezione di vinili e cd di tutto rispetto. Spotify passa, un disco è per sempre!

Il vostro pubblico 

Abbiamo avuto la fortuna di esibirci sempre davanti ad un pubblico piuttosto assortito, ed abbiamo sempre riscontrato che riusciamo a catturare l’attenzione indipentemente dall’età o dal sesso e dai gusti musicali. Indimenticabile una registrazione di un live in piazza dove si sente uno spettatore commentare ‘’Ua’, me piace proprio assaje ‘sta canzon’! Mammamia, ‘a cantante è bona e pure brava! ’O presentatore pare ‘o frate do c##z’ ’’.

Kamasutra 

(come vi piace farlo: le situazioni in cui vi piace suonare ed il rapporto con il palco)

Abbiamo una tale irrefrenabile voglia di ‘’farlo’’ che non ci poniamo limiti. Ogni scusa è buona per suonare. Ci adattiamo al piccolo palco, ma gli spazi grandi ci sono assai più congeniali! Requisito essenziale è che l’acustica sia davvero al top delle condizioni, per noi che suoniamo e per chi ci ascolta, giacché diamo moltissima importanza tanto alla musica, quanto alle parole. Un palco ben organizzato è fondamentale.

Non è vero ma ci credo 

(rituali, abitudini e scaramanzie su e giù dal palco)

Se ve lo dicessimo, non funzionerebbero più! Ognuno si faccia le scaramanzie sue!

Senzi peli sulla lingua 

(un motivo valido per cui ascoltare voi e non altri)

La gente dovrebbe seguirci perché abbiamo parecchio da insegnare e perché rompiamo il culo! Sic et sempliciter!