Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista agli Hana-Bi

Le fati(di)che di Scè sono dodici domande a bruciapelo poste ad artisti e gruppi emergenti del panorama indipendente italiano per metterne a nudo vizi e virtù.  

Questa è l’intervista realizzata da Salvatore D’Ambrosio e Tiziana Teperino agli Hana-Bi

Che piatto siete? 

Un tobiko maki, considerando il nome esotico che abbiamo per forza un cibo giapponese dovevamo essere, salato fuori e dolciastro dentro. Penso sia la metafora perfetta, e poi è un cibo di “nicchia” nom nazional-popolare.

La vostra prima volta? 

Era ad un festival sulla spiaggia, tanta gente, il mare, il cielo stellato, tante band. Bella serata! Ricordo che, a distanza di anni, incontriamo ancora gente che si ricorda di noi a quel live e poi ah, la polizia che ci fermò al posto di blocco appena fuori dal locale … ansia!

Fermo Immagine

(descrivete il momento artistico che state vivendo, qui ed ora)

Siamo stati fermi per un anno e abbiamo cambiato line up da poco, quindi al momento stiamo finendo di “rivedere” il repertorio scritto fino a oggi, stiamo facendo il punto della situazione per ripartire a breve con nuovo materiale, nuovo sound e anche un tipo di composizione diversa.

Mainstream o underground? 

Underground sicuramente, ci hanno influenzato gruppi come i The Cure, Verdena, Joy Division, Smashing Pumpkins, Slowdive e la scena shoegaze. Sono gruppi molto diversi fra loro e da ognuno credo abbiamo attinto qualcosa, ma non siamo riconducibili a nessuno di essi. Obiettivi? Suonare il più possibile!

Se la vostra musica fosse una ost di quale film sarebbe? 

Bella domanda. Una volta ci dissero ascoltando delle bozze strumentali di alcuni pezzi che stavamo componendo che avrebbero potuto essere colonne sonore per film. Ad ogni modo, sicuramente un film abbastanza dark o crepuscolare. Comunque abbiamo un pezzo ispirato da True Detective, serial che reputo un capolavoro intriso di nichilismo e oscurità, quindi forse potremmo essere la colonna sonora giusta per un film drammatico.

Musicoterapia

(cosa rappresenta la musica per voi ed il valore che le attribuite)

Per me la musica è tutto, sembra banale dirlo ma diversi eventi importanti delle mia vita sono legati alla musica, persone importanti che ho conosciuto e che mi si sono avvicinate le ho conosciute grazie ad essa. Scrivere, comporre ed esibirsi sul palco sono le migliori terapie per me, in quei momenti sento che la vita è lì, è tutto lì e io torno a vivere.

Talent o gavetta? 

Talent per noi no, non siamo proprio quel genere di band, ci sentiremmo come pesci fuor d’acqua, per un gruppo che vuole far la hit usa e getta, o che fa un genere fa pop e simili, va benissimo e non vedo perché non andarci se è quello l’obiettivo. Le scorciatoie non le contesto, non a tutti piace sudare. Il fatto è che devi stare attento al “dove ti portano”. Se esistesse un talent per gruppi underground/alternative forse potrebbe interessarci, perché no!

Vinile o spotify: distribuzione e consumo 

Usiamo qualsiasi canale ma non siamo patiti del vinile, anche se la vedo come una moda dell’ultima ora. Però ben venga! almeno la gente compra i dischi di nuovo. Posso dire che io sono appassionato delle edizioni deluxe degli album, quei cofanetti che escono per gli anniversari ad esempio, sono pieni di pezzi live, demo, bei booklet, versioni inedite ecc..

Il vostro pubblico 

L’età va dai 20 ai 30 anni. I gusti loro? Mi è capitato di essere a Firenze al concerto di Peter Hook e una coppia di ragazzi si gira e fa “ma io ti conosco, suoni negli Hana Bi! vi ho visti live qualche mese fa…bravi!” Andare a Firenze per vedere suonare il bassista dei Joy Division e trovare qualcuno che ti ha apprezzato ad un live è una bella cosa. Lo stesso ci è capitato ad un concerto dei Verdena a Palma Campania, quindi direi che i gusti del pubblico sono i nostri.

Kamasutra

(come vi piace farlo: le situazioni in cui vi piace suonare ed il rapporto con il palco)

Amiamo i festival all’aperto, in mezzo al verde, soprattutto fuori città, dove ti puoi rapportare anche a gente nuova e conoscere realtà diverse. Ricordo un festival che aveva luogo in una vallata nel casertano: quando salimmo noi sul palco calò la notte e salì anche una leggera foschia, l’atmosfera perfetta! Dal palco vedevo brillare nel buio il fuoco dei falò e le bolas di alcune ragazze che, appena iniziammo a suonare, si misero ad usarle. Fu fantastico, davvero epico.

Non è vero ma ci credo

(rituali, abitudini e scaramanzie su e giù dal palco)

Nessun rito direi, ma sono comunque scaramantico e se inizio a vedere cose che vanno storte prendo tutto come un brutto presagio . Abitudini su e giù dal palco?  direi bere!

Senzi peli sulla lingua

(dateci un motivo valido per cui ascoltare voi e non altri)

Perché errare è umano, perseverare no, quindi, se ancora non ci conoscete, dovete rimediare a questo grosso errore!