Terrence Malick e il carpe diem

Il carpe diem oraziano nel corso dei secoli ha subito la sedimentazione di altri concetti ed è stato, quindi, frainteso. Da “semplice” suggerimento a godersi il presente, ha assunto una valenza più fatalistica. Il carpe diem è divenuta l’esortazione a cogliere e a godere dell’irripetibilità di un attimo, della perfetta e inequivocabile congiunzione di coincidenze non riproponibile in alcun modo, in nessun tempo o spazio.

Nell’arte, ciò che finora ne ha sempre colto nel miglior modo l’essenza, è stata la fotografia.

La fotografia, anche nel suo essere a volte “ricostruita”, è essa stessa l’emblema dell’attimo catturato, anzi, è esattamente la rappresentazione grafica di un attimo di vita catturato. Questo è possibile dalla sua stessa concezione.

Cosa c’entra allora il carpe diem con il cinema?

Terrence Malick è un regista americano tanto riservato da essere quasi al limite del fantomatico, eppure ogni attore che si rispetti fa carte false per poter lavorare con lui.

Se andate a vedere un suo film aspettatevi qualcosa che non avete mai visto, perché il suo cinema è un cinema a-lineare al limite dell’a-narrativo.

Malick, con la sua ristretta filmografia,ha questa continua tensione verso il “casuale”, che si traduce sullo schermo con la cattura di un attimo inatteso rafforzando il senso stesso dell’opera cinematografica.

Senza entrare troppo in dinamiche stilistiche del regista, c’è un aspetto che risulta fondamentale nel suo fare cinema che è, esattamente, la cattura dell’istante presente anche a discapito della costruzione filmica.

Il direttore della fotografia Emanuel Lubezki per The Tree of Life descrive questa peculiarità di Malick come “dogmatica del caso”: «una scena non deve mai essere “organizzata”, deve essere “trovata”! […] Con Malick mai si gira due volte la stessa scena. […] Noi facciamo il contrario: filmiamo la stessa scena la prima volta in un modo, la seconda in un altro e così di seguito».

Questo concetto è alla base dell’idea di realtà che ricerca Malick: qualcosa che vada oltre al semplice “realismo” filmico e che si accosti almeno in parte al concetto del carpe diem.

Una scena in particolare rappresenta in modo brillante questa dinamica: Ne La Sottile Linea Rossa alcuni soldati americani stanno scalando una collina erbosa cercando di schivare la pioggia di proiettili giapponesi che arriva dalla cima. I soldati , accucciati nell’erba, si muovono lentamente in fila indiana quando, improvvisamente, una farfalla blu passa tra di loro. Ed è qui che avviene l’irripetibilità dell’attimo. La cinepresa, improvvisamente, dimentica i soldati e segue la farfalla indugiando su di essa mentre vola imperterrita tra le esplosioni e i sibili dei proiettili.

Il caso, quindi, è stato “trovato” per riempire di un nuovo senso la scena e l’intero film stesso perché non tutto può essere preparato.

Coesistono, così, contemporaneamente, due realtà “vere”: quella della storia narrata e quella dei narratori di quella storia, due attimi irripetibili coincidenti nello stesso identico momento. Questo è il grande cinema di un grande cineasta come Terrence Malick, capace di catturare l’istante e renderlo immortale su pellicola.

di Vincenzo De Matteo