Vinicio Capossela ed il lato oscuro di “Canzoni della Cupa”

L’Ombra tour di Vinicio Capossela ha il dichiarato obiettivo di portare nei teatri il lato oscuro di “Canzoni della cupa”. Il doppio album – costituito da due parti, “Polvere” e “Ombra” – costituisce un’altra tappa del viaggio fantastico di Capossela nella sua personale “Macondo” . Mi riferisco al paese dei coppoloni, l’irpinia, in cui non ha mai vissuto ma presente nei suoi ricordi infantili attraverso i racconti dei genitori.

Vincio Capossela al Teatro Regio di Parma

La tappa emiliana, al Teatro Regio di Parma,  è un tassello importante di questo tour, e Vinicio Capossela non lo nasconde. Anzi, fa di tutto affinché sia palese il suo interesse.

Il risultato è un concerto-spettacolo “concept” sul tema dell’ombra, ove le canzoni della seconda parte del disco si legano perfettamente con il repertorio storico. Il tutto amalgamato attraverso introduzioni zeppe di aneddoti, citazioni ed antiche leggende. Tipico del Capossela, oserei dire.

Grazie ai giochi di luci ed ombre, di specchi, di teli e di figure misteriose, la splendida messa in scena trasporta lo spettatore in un mondo di racconti sussurrati vicino al fuoco oppure all’ombra di una candela. Gli abili musicisti si nascondo dietro un velo coadiuvati dalla maestria della scenografa e animatrice d’ombre Anusc Castiglioni e dalle macchine sceniche opera di Max Zanelli.

Vinicio Capossela, da attore consumato, cambia cappelli e strumenti (chitarra, piano e fisarmonica) man mano che si procede nella storia, lasciando tutti a bocca aperta come bambini al circo.

La sua arte si nutre di chiaroscuri perché “più forte è la luce/più cupa è l’ombra”. E così si alternano momenti intimi pieni di suggestioni western (“il treno”, “la notte di san Giovanni”) con mattane folk (“la bestia nel grano”, “lo sposalizio di malo servizio” e la classica “il ballo di san Vito”). Fino al momento in cui il velo si squarcia ed erompe la luce nel teatro, ed i musicisti si coprono gli occhi con le mani per indicare che la “nottata” è passata ed è ora di affrontare la luce.

Vinicio saluta e la gente va via, ma lo spettacolo continua

Dopo la presentazione dei bravissimi musicisti e degli artisti e tecnici che hanno collaborato a tali magie visive e sonore, qualche buontempone del pubblico (pochissimi, non vi allarmate) lascia il teatro, senza attendere il bis.

Ed invece il bis riserva molte sorprese. Vinicio Capossela “sente” particolarmente questa data, essendo maturato artisticamente nella via Emilia e avendo tanti aneddoti da raccontare legati ai tempi in cui ha vissuto a Parma.

Dopo aver ricordato il suo primo piano acquistato in Oltretorrente (dove ha vissuto) e fatto cenno alla storia del quartiere (citando Picelli e gli arditi del popolo), Capossela ha invitato il pubblico a fischiare, per rendere omaggio al Teatro Regio, considerato come uno dei più intransigenti palcoscenici della lirica, famoso più per i suoi fischi che per i suoi applausi. Ed infatti, sul “Va’ Pensiero” suonato da Vincenzo Vasi con il theremin alla fine della esecuzione de “i pianoforti di Lubecca”, il teatro esplode in fischi tra le incitazioni divertite di Capossela.

“Stanco e perduto” ci porta dentro ad un altro ricordo. La prima canzone scritta da Capossela proprio a Parma, in un locale ormai chiuso di Strada della Repubblica. Doverosamente viene poi citato e ringraziato”, tra gli applausi del pubblico, Renzo Fantini, produttore del primo album del 1990 “All’una e trentacinque circa”.

Sul palco, poi, sopraggiunge Flaco Biondini, chitarrista amico e sodale dai tempi di “Modì”, con il quale si evoca un altro momento parmigiano. “Notte di provincia”, infatti, è stata scritta in una casa di Borgo Bernabei, quando il nostro in cattive acque poté contare sull’aiuto di Franco Bassi (storico socio fondatore del Circolo Arci “Fuori Orario”).

Il concerto si conclude con “Camminante”, un altro classico del repertorio di Capossela.

L’applauso finale non è mai stato così sincero e grato ad un artista intelligente e generoso.

Cristina Sirignano

Vinicio Capossela ed il lato oscuro di “Canzoni della Cupa” ultima modifica: 2017-04-06T17:18:02+00:00 da Redazione