“For Crying Out Loud” dei Kasabian è la risposta che stiamo cercando (?)

Sono molteplici i dubbi che mi attanagliano in questo periodo: Cosa mangerò stasera per cena? Quando mi laureo? Mi laureo o faccio altro? Cosa penso del nuovo album dei Kasabian?

Oggi affronterò l’unico dilemma a cui credo sia opportuno dare una risposta nell’immediato: il nuovo album dei Kasabian.

Suppongo, o almeno spero, di dovervi risparmiare la biografia di questa band di Leicester, formatasi nel 1997, i cui componenti sono, sin dagli esordi (o quasi), Tom Meighan (voce), Sergio Pizzorno (chitarra e voce), Chris Edwards (basso) e Ian Matthews (batteria).

Il 5 maggio 2017 è uscito il loro nuovo lavoro “For Crying Out Loud

 

Ciò detto, appropinquiamoci al disco considerando canzone per canzone:

I’ll Ray (The King) è probabilmente la traccia più “debole” dell’intero album, non adatta ad essere la prima. Nonostante ciò si lascia ascoltare. You’re in Love With a Psycho (prima hit ufficialmente pubblicata, con annesso video) dà inizialmente l’impressione di essere una canzone costruita per scalare le classifiche, ma da un ascolto più attento fuoriesce il perfetto stile Kasabian, un po’ alla “48:13” (precedente lavoro del 2014). Twentyfourseven è un ritorno alle origini, un misto tra la trilogia sacra (i primi tre gloriosi album “Kasabian” / “Empire”/ “West Ryder Pauper Lunatic Asylum”) e “Days Are Forgotten” tratta da “Velociraptor”. Alternative-Rock al punto giusto e per nulla scontata. Good Fight si tiene anch’essa sullo stesso stile alternative, ma è più prevedibile – sembra  inserita per “riempire l’album”. Wasted è una fantastica ballata ai livelli di “British Legion” – tratta da “Empire” – ma molto meno struggente. È la vera chicca dell’album, soprattutto per il testo. Comeback Kid  è un pezzo “bomba” e non è certamente un caso se è stata inserita nella soundtrack di Fifa 2017. A parer mio, avrebbe meritato la prima posizione. The Party Never Ends  è la ballata che crea la giusta alternanza tra i brani. Are You Looking For Action è quello che non ti aspetti. O forse sì. Un brano di 8 minuti e 22 secondi,  in un album ritenuto commerciale dai più, è una pazzia che soltanto i Kasabian potevano regalarci. Inevitabilmente il pensiero corre a “Treat” di “48:13” e non vedo l’ora di ascoltarlo live. All Through The Night  è l’ulteriore conferma della scelta di fondo di alternare scariche alt-rock ad elevata tensione a brani più malinconici – probabilmente la ballata più nostalgica. Sixteen Blocks è il pezzo più sperimentale dell’interno dell’album . Come per “Twentyfourseven”,  anche qui c’è un richiamo alla trilogia mistica con una discreta virata reggae sul finale. Bless This Acid House rispecchia lo stile alternative tipico dei Kasabian ma strizza l’occhio al mercato. Put Your Life On It  è l’ultima canzone ed è la perfetta conclusione di un disco folle.

 

L’album si inserisce in un percorso di crescita personale e artistica che i Kasabian hanno intrapreso da un po’. I tempi dei primi successi  sono belli che andati, ma, come evidenziato, non del tutto persi. Semplicemente è in atto un rinnovamento, un’evoluzione che sta portando alla luce i frutti dei mutamenti intercorsi in questi anni. E poi, diciamocelo con onestà, le band statiche nella proposta musicale sono noiose. “For Crying Out Loud” segna un superamento della trilogia, ma non solo: è in stretto rapporto con i due album precedenti ,“Velociraptor” e “48:13”. “Velociraptor” è probabilmente il più statico in assoluto  tra i lavori prodotti, mentre “48:13” è  il più assurdo (nel senso positivo del termine). Insieme, i tre album sembrano rappresentare i possibili atteggiamenti che un individuo manifesta  quando si conclude una storia d’amore. “Velociraptor” è il modo più triste in cui la storia possa finire, è il paradigma di un vuoto incolmabile. “48:13” è la fase “dell’ignoranza” in cui ci si rifugia  fingendo che, in fondo, nulla è cambiato e la vita gira come sempre. “For Crying Out Loud” è il momento più lucido di queste dinamiche, l’attimo in cui si realizza nitidamente che l’unica cosa da fare è raccogliere i propri averi da casa dell’ex ed andar via una volta per tutte.

For Crying Out Loud” è il più commerciale tra i tre, ma è tutt’altro che scontato.

For Crying Out Loud” è un punto d’approdo provvisorio per i Kasabian,  un album che richiede più di un ascolto per poter essere apprezzato. Non è  il più “bello”, ma sarebbe anche ora che  ci staccassimo  dall’idea che  “sono belli solo i primi album perché spontanei”. Nel complesso risulta un prodotto validissimo che indubbiamente dal vivo darà notevoli soddisfazioni.

Non ci credete? vediamoci il 21 luglio al Postepay Rock in Roma e ne riparliamo.

 

Assunta Urbano