Il “pazzariello” Vinicio Capossela chiude la I edizione dello SkyArte Festival

Ieri sera,  nella Basilica di Santa Maria della Sanità in Napoli,  con il concerto di Vinicio Capossela si è conclusa la prima edizione dello Sky Arte Festival, una tre giorni di eventi dedicati all’arte in tutte le sue espressioni.

Prima di raccontarvi com’è andata la serata, occorre fare una doverosa premessa sull’organizzazione di questo concerto. Definirla lacunosa è a dir poco un eufemismo, nessuno ha ben compreso la ratio della prenotazione dei posti, essendo poi presente in Basilica quasi il doppio delle persone che potevano sedere.
Sky – o chi per essa –  ha dimostrato di non aver saputo gestire il flusso di spettatori accorsi per lo spettacolo, lasciando in piedi numerose persone, gestendo inoltre male anche il deflusso dalla chiesa, senza una guida che smistasse la folla verso più uscite, con gravi rischi per l’incolumità dei presenti


Ma veniamo all’evento tout court.


Per chi, come me, ha avuto il piacere di ascoltare “Canzoni della Cupa” lo scorso 15 Marzo a Napoli, passare dalla pessima acustica del Teatro Augusteo a quella della Basilica summenzionata è stato come “rivedere le stelle”.
Ad aprire il concerto, vestiti di nero, i cantori del Miserere dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso di Sessa Aurunca ed un Vinicio che sale sul palco in camicia da forza. All’occhio attento di chi segue l’artista da anni non sfugge il particolare e già intuisce che sta per esibirsi in un meraviglioso pezzo: le rime di Michelangelo – Sol e notte. Ad accompagnare l’artista per tutto lo spettacolo un’orchestra composta da strumenti ad archi e ad ispirazione settecentesca. Tutto rigorosamente in acustico.


Lo spettatore viene catapultato in un viaggio tra il ‘500, con la Villanella di anonimo napoletano interpretata magistralmente dalla bravissima Marina Bruno, passando per il ‘700 con il prezioso contributo del Maestro Federico Maria Sardelli.
Si passa, poi, per le storie tetre e cupe di Maddalena la Castellana, la Notte di San Giovanni, l’Angelo della Luce, tutte canzoni inserite nella seconda parte dell’ultimo disco del cantautore di origine irpine.


La S.S. dei Naufragati che avrebbe dovuto condurci verso emozioni più struggenti non riesce a “prendere il largo”, colpa ancora della pessima gestione dell’evento. La corrente va via e così l’audio. Il pubblico per oltre venti minuti rimane sospeso, la magia è saltata, l’incanto non c’è più.
Va dato merito a Capossela, al Maestro Sardelli e alla straordinaria Marina Bruno di non essersi lasciati sopraffare dall’accaduto e di aver provato ad intrattenere i presenti nell’attesa che venisse ripristinato il servizio. La stessa Bruno ha interpretato a cappella, con la sola forza della sua estensione vocale, la Villanella della Gatta Cenerentola. De Simone, a quanto pare, ha fatto il miracolo e sull’ultima nota è tornato l’audio.

Lo spettacolo riprende, la S.S. dei Naufragati ci spinge verso il mare, e lì rimaniamo ad ascoltare l’eco delle “Sirene”, altro pezzo immancabile e sempre presente nelle scalette di Capossela.
Grazie alla collaborazione con Daniele Sepe – che ha curato l’arrangiamento e ha riadattato lo storico pezzo -, con grande sorpresa, Contrada Chiavicone si trasforma in Rione Sanità, e personaggi come Il Benzina, Mellone il matto ed i ragazzi di Contrada Chiavicone lasciano il posto al femminiello, al pazzariello e ai ragazzi del rione Sanità.

Le periferie delle città sono uguali in ogni angolo del mondo e forse in questi luoghi, più di altri, si offre “la vista edificante di rialzare il capo dal fondale sottostante” perché abituati più spesso ad inciampare nei problemi quotidiani di sopravvivenza.


Capossela ci regala sul finale due pezzi storici: Con una Rosa e la preghiera laica Ovunque proteggi. È  ovazione in Basilica, il pubblico si lascia andare ad un applauso emozionato che ha la potenza di un abbraccio.

Vinicio scompare. Riappare poi dal pulpito per salutare chi è venuto ad ascoltarlo. Questa volta per davvero. Il concerto si chiude con l’Uomo Vivo eseguito insieme ai ragazzi della Scalzabanda, una banda musicale composta dai ragazzi del quartiere Montesanto di Napoli.


Il “pazzariello” Vinicio  guida la processione verso l’esterno della chiesa, per poi scomparire definitivamente.


Ci si ritrova immersi di nuovo nei rumori della città, di nuovo tra luci ed ombre, frastornati tra sogno e realtà.

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di Carolina Cortiello

Immagine di Copertina: per gentile concessione di Davide Visca – © Copyright 2017 – Tutti i diritti riservati