Primo Maggio Roma 2017: La piazza unisce, la rete separa

L’esercizio della critica in Italia è diventato da qualche anno, al pari del gioco del calcio, lo sport più amato e praticato dagli italiani. In uno scenario dove l’audacia di alcuni è seconda sola allo smisurato ego che li contraddistingue, uno degli ambiti in cui nascono e si diffondono i giudizi critici più selvaggi e surreali è sicuramente quello musicale. Ed è per questo motivo che il concertone nazionale diventa una ghiotta occasione per mostrate a tutti, ma proprio a tutti, in poche battute, lucidità di analisi, oggettività di giudizio e creative angolazioni da cui osservare fenomeni.

La rete separa, la piazza unisce

In Piazza San Giovanni in Laterano a Roma il pubblico del Primo Maggio è quello delle grandi occasioni, e difficilmente potrebbe essere altrimenti considerando il motivo per cui ci si ri-unisce. Il lavoro è un tema caldissimo nel nostro Paese, un problema non circoscrivibile soltanto alle cosiddette fasce deboli ma che affligge giovani e meno giovani, generazioni diverse messe l’un contro l’altra in competizione ed in lotta per garantirsi la possibilità di poter condurre un’esistenza dignitosa. Dal palco vengono rappresentate e raccontate storie di sfruttamento, di sopraffazione, negazione di diritti, illegalità, caporalato e morte legate al mondo del lavoro. In piazza si è giunti per non abbassare la guardia, ma anche e soprattutto per assistere ai concerti in programma previsti, per stare insieme e gioire di un momento di condivisione e partecipazione collettiva.

Quest’anno, nell’individuazione della proposta musicale, produzione e direzione artistica hanno mostrato una discreta curiosità nei confronti di artisti che da un po’ – oltre a riempire club e palazzetti in giro per l’Italia – suscitano sempre più le attenzioni di pubblico ed addetti ai lavori. Una leggera virata indie che tutto sommato convince, soprattutto per l’intenzione di proporre un evento capace di unire anime e sensibilità differenti. L’idea che realtà diverse tra loro possano coesistere è decisamente il messaggio da veicolare a chi ha il compito di prendere decisioni importanti per le sorti del Paese. La diversità è ricchezza, anche in contesti come il concerto del Primo Maggio, per cui ben vengano queste ventate di freschezza.

Venendo ai concerti, buona la scelta di affidarsi, per la conduzione, alla esperienza di Camila Raznovich ed all’estro del rapper campano Clementino (nella triplice veste di conduttore, animatore e cantante). Per ciò che concerne le esibizioni, invece, sono rimasto piacevolmente colpito dal violino di Ara Malikian e la sua “Bella Ciao”, da Artù e la sua Roma d’estate, dall’emozione da prima volta ed il sorriso di Francesco Motta, dalla genuinità e la bravura di Maldestro, dall’abbraccio di Teresa De Sio agli amici Pino, Fausto e Rino che “sono andati a celebrare il primo maggio lassù”, dall’intensità del bluesman del deserto Bombino e naturalmente dalla straordinaria performance degli Editors, headlinear di questa edizione, che nemmeno il forte acquazzone caduto giù dal cielo è riuscita a scalfire. Bene, a mio modesto giudizio, anche Levante e Brunori, che dimostrano una certa padronanza del palco, un po’ meno Samuel, lo Stato Sociale e gli Ex Otago – graditi invece dai presenti. In ombra Le luci della centrale elettrica, con un Vasco Brondi visibilmente fuori tono, mentre ampi consensi ricevono Fabrizio Moro, Ermal Meta, Gabbani e Planet Funk. Nota dolente il taglio dell’esibizione di Edoardo Bennato da parte della regia Rai, anch’egli tra i più apprezzati. Davvero brutto per chi seguiva da casa.

Non dello stesso avviso però sembra essere il popolo dei social network, diviso tra chi sostiene che nel ’93 si stava meglio perché al concertone c’erano gli Iron Maiden – e vuoi mettere? – e chi, invece, autoproclamatisi critico musicale, comodamente dal divano di casa, può permettersi il lusso di sentenziare su tutto lo scibile avendo maturato proprietà di analisi sconosciute ai più. Ai nostalgici dei bei tempi che furono consiglio di informarsi sulla programmazione Sky e del canale tematico Sky Atlantic 1993; ai secondi un bel bagno di umiltà.

Tuttavia, questa tendenza a contestare tutto è cavalcata sempre più spesso da una certa parte della stampa, che sindaca scelte ed esprime giudizi netti (o stroncature) con la stessa leggerezza con cui si ordina un caffè al bar. Lo si fa un po’ per darsi un tono – senza minimamente porsi il problema che tale comportamento scredita il lavoro di chi analizza in maniera differente i fenomeni, non semplicemente partendo da un’opinione, da un’antipatia mal celata o, nella peggiore della ipotesi, da interessi contrastanti – e un po’ perché spalare merda alimenta il fenomeno del click baiting. E siccome alla qualità dell’informazione si preferisce la quantità delle entrate, la credibilità di chi scrive di musica è ai minimi storici.

Il concertone è un evento gratuito pensato e costruito per attirare l’attenzione e la partecipazione di più persone possibili. In questa direzione, è lecito sostenere, a giudizio di scrive, che il lavoro prodotto dagli organizzatori dell’evento Primo Maggio Roma sia stato, in termini di risultati e di gradimento, più che soddisfacente. Si può dare di più, d’accordo, e si può discutere sulla scelta degli artisti che possono piacere o meno – dei gusti si sa quanto proficuo sia discutere – ma la spocchia di alcuni addetti ai lavori ed organizzatori di altri festival è ingiustificata e non ha ragione di esistere, se non per uno dei motivi sopra evidenziati

Diffidate dagli haters, dagli speculatori e da chi commenta eventi senza aver il polso della scena. Godetevi la musica.

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di Salvatore D’Ambrosio

Reportage fotografico a cura di Tiziana Teperino – © Copyright 2017 – Tutti i diritti riservati

Primo Maggio Roma 2017: La piazza unisce, la rete separa ultima modifica: 2017-05-04T17:37:14+00:00 da Salvatore D Ambrosio