Wristcutters – Una storia d’amore: se la morte non è la via di fuga

All’interno di una delle più cupe rappresentazioni dantesche (Canto XIII dell’Inferno), il Sommo poeta dipinge la condizioni dei suicidi: le loro anime feroci sono costrette, secondo il contrappasso dantesco, a non riunirsi per l’eternità ai loro corpo (“non è giusto riprendere ciò che si è tolti”)…

Presentare un film che ha il suicidio come motore principale e imprescindibile della sua trama, non è certamente facile: è un tema così delicato e controverso che potrebbe richiedere spazio di riflessione (lo stesso titolo, Wristcutters, si traduce letteralmente tagliatori di vene); tuttavia, gli autori hanno optato per un’impronta originale e surreale.

Qualsiasi riferimento all’epicità della tragedia dantesca è puramente casuale e parziale, dato il carattere ilare della pellicola: una brillante commedia nera che, nonostante le venature romantiche, non risulta ampollosa e ridondante. Proprio su questo evidente contrasto (contrappasso?) si costruisce l’atmosfera che, sebbene con colorazioni cupe e ambientazioni macabre, cattura lo spettatore per semplicità e leggerezza.

Il regista Goran Dukic racconta la storia di Zia, un giovane ragazzo spinto al suicidio da una delusione amorosa. Dopo il fatidico gesto (Zia sceglie, appunto, di tagliarsi le vene),  si risveglia in un mondo abitato soltanto da suicidi, sbiadito e dominato dall’angoscia. Questo aldilà alternativo, strano e surreale nel quale non è permesso sorridere, coinvolge lo spettatore disorientato da un incipit veloce e drammatico. La nuova dimensione somiglia molto alla terra e, alternata a piccoli momenti di felicità, si affresca la tristezza delle anime perse relegate in un mondo più triste e noioso di quello che hanno lasciato (la paura di finire in un mondo ancora più triste convince, dopotutto, tutti a non suicidarsi di nuovo). Zia non ha molto tempo per riflettere su quello che è successo, non può restare fermo e il ritmo diventa presto serrato con un susseguirsi rocambolesco di personaggi buffi, di immagini metaforiche e suggestioni poetiche, alcune delle quali meritano un pensiero alla fine del film.

Qual è la causa del suo slancio? L’amore o Il desiderio di scoperta? La speranza o la paura? In realtà la scoperta che l’ex, Desiree (il nome non sembra sia scelto a caso), si è suicidata poco dopo di lui  lo convince a partire per trovarla. Suo compagno prediletto in questa spedizione sarà Eugeene, ex musicista russo, cui presto si aggiungerà Mikal, ragazza attraente e misteriosa: con sguardo macabro e divertito l’autore ci accompagna in un viaggio attraverso questo limbo ultraterreno dove le città sono inospitali e grigie, la notte è priva di stelle e gli abitanti, tutti suicidi, non possono sorridere più, nonostante la presenza di personaggi buffi, situazioni originali e avventure bizzarre.

Un lavoro, dunque, piacevole ed originale tratto dal racconto dell’israeliano Etgar Keret e realizzato dall’esordiente Goran Dukic che, con un’ottima combinazione di ironia e poesia, ci offre una riflessione commovente e dolce sul senso della vita e sui sentimenti.

Va segnalata, infine, la comparsa di Tom Waits, musicista non certo nuovo al mondo del cinema, mentre, il personaggio di Eugeene non può che rimandare direttamente a Eugene Hutz, cantante dei Gogol Bordello.

Anime capaci di fare miracoli. Anche in un mondo dove i miracoli sembrano non esserci.

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Stefano Porrazzo