#Fumettidelvenerdì: Y, l’ultimo uomo sulla terra

Ammettiamo subito che è molto difficile realizzare un fumetto, un film, un videogioco post apocalittico, avendo una serie ristretta di componenti che non possono mancare (civiltà distrutta, disordine sociale, ecc…) e rimaneggiandoli per offrire un piatto innovativo.

Eppure, il grande Brian K. Vaughan ci è riuscito. Come sceneggiatore riesce sempre in un obiettivo: riscrivere il quotidiano all’interno del genere fantasy. Il “quotidiano” di Vaughan permette al lettore di agganciarsi e legarsi ai personaggi, alle situazione, ritrovando sempre un elemento familiare e, quindi, partecipando emotivamente al racconto.

Sopratutto, nella serie Y – L’ultimo uomo sulla terra. Se il titolo sembra quello di un film catastrofico con Charlton Heston degli anni ‘70, assicuriamo che il set della storia è molto più vicino al nostro millennio: all’improvviso, nello stesso preciso momento, tutti i mammiferi con il cromosoma “Y” cadono a terra morti e il mondo si ritrova popolato da sole donne. Yorick Brown, giovane prestigiatore, si ritrova l’unico Uomo sulla terra, in compagnia della sua scimmietta Ampersand. Qualcuno potrebbe pensare: «beato lui, il fortunello!». E, invece, no. Tenerello e innamorato, dopo il disastro decide di partire alla ricerca della sua fidanzata, sperduta in Australia prima della catastrofe. Come da buon racconto di avventure, il cammino di Yorick non sarà solitario.

Nonostante la serie si componga di 60 numeri statunitensi, evitiamo di fare spoiler perché la sapienza di Vaughan è quella di saper dosare con grande capacità i colpi di scena dislocandoli in una complessa costruzione narrativa, e la lettura scorre veloce, incollando il lettore alle pagine (ha  vinto ben tre premi Eisner questo fumetto).

Diversi sono i disegnatori che si alternano nella serie – Goran Sudzuka, Paul Chadwick, Goran Parlov – ma su tutti, spicca Pia Guerra, artista principale della serie perché riesce, col suo tratto sintetico, ad evocare la continua catastrofe e la perenne tensione dei personaggi che animano la scena. Piccola notazione editoriale: in Italia esistono due versioni, una a colori ed una in bianco e nero; la seconda riesce, forse, meglio ad essere funzionale rispetto al racconto che, così, risulta essere più immersivo.

Non sarebbe Vaughan se, però, l’intero impianto fantastico e fantascientifico non fosse il pretesto per parlare, in maniera più o meno velata, di alcune tematiche come il rapporto uomo-donna, su tutto (ovviamente), il sesso come arma e come necessità di contatto non solo fisico, spostandosi, poi, su temi come la clonazione, la fecondazione in vitro, questioni etiche e morali, ma anche una vena critica nei confronti della religione come scusa per la nullafacenza, tanto è sempre “volere di Dio”. Dopotutto, il mondo, così come quello immaginato da Vaughan, è un mondo con una data di scadenza: senza uomini, l’umanità cesserà di esistere. Se questo può sembrare estremamente maschilista, il fumetto non lo è affatto. Ma non è neanche femminista. La storia dimostra l’indispensabilità di entrambi i sessi, non per la mera riproduzione della specie, ma per un’armonica coesistenza sociale.

Come i migliori prodotti postapocalittici, Y – l’ultimo uomo sulla terra, riesce nella difficile lettura delle tensioni socioculturali contemporanei, trapiantandole in un contesto in cui, queste, rischierebbero di esplodere. E, nel lettore, la domanda – forse un po’ banale, ma sempre attuale – sorge spontanea: di alcune questioni, possiamo parlarne prima che sia troppo tardi?

E comunque, no, non vi dico che Yorick se la spassa con diverse donne, tanto a questo stavate pensando.

.

.

Leonardo Cantone