Foja ed Almamegretta infiammano la settima edizione del CEF

Sabato 10 giugno, con i concerti di Ephimera, The Valium, Foja ed Almamegretta, all’isola ecologica di Fosso Imperatore, nella zona industriale di Nocera Inferiore, si è conclusa la settima edizione del Campania ECO Festival, evento socio-culturale che, attraverso dibattiti, focus, laboratori ed appunto la musica, promuove stili di vita eco-sostenibili: semplici azioni di sensibilizzazione per avvicinare il cittadino a temi percepiti ancora come di secondaria importanza.

Giungiamo all’isola ecologica di Nocera all’incirca verso le 20:00. Poche le persone in fila ai cancelli. È presto. Entriamo per prendere confidenza con il luogo. L’atmosfera è tranquilla, c’è aria di festa in giro, le facce sorridenti dello staff del CEF ci accolgono con calore facendoci sentire subito a casa. Facciamo un giro di perlustrazione per l’area e notiamo che nulla, o quasi, è cambiato a distanza di un anno. La cura per i dettagli è rimasta invariata, così come le scelte riguardanti pane e companatico (una vasta selezione di prodotti a km zero di ottima qualità), l’applicazione di prezzi modici per panini e birre (l’acqua è stata distribuita gratuitamente), i gazebi informativi di Libera e degli amici Ecosuoni, i cestini per la differenziata piazzati in vari punti per invogliare le persone a tenere comportamenti positivi. Insomma, nulla è stato lasciato al caso.

Intorno alle 21,30 circa, mentre finivo di addentare il mio squisito panino, dal palco, Anna Trieste, conduttrice di questa settima edizione, annuncia l’esibizione degli Ephimera, band alternative rock che si è guadagnata uno spazio al Campania Eco festival aggiudicandosi il CEF DifferenziaRock Contest. Nella mezz’ora concessagli, il trio avellinese dimostra di esserselo meritato quel posto. Su tutte colpiscono “Guardami” ed “Ora o mai più”, brano che dà il titolo al secondo lavoro discografico uscito lo scorso marzo.

Un veloce cambio palco e da Salerno arriva la sorpresa della serata: The Valium, gruppo power pop – garage rock (con il nuovo album “Amazing Breakdowns” in uscita il prossimo 22 giugno per l’etichetta XXXV) che impiega davvero un attimo a farsi notare. Con sonorità fresche, la band salernitana, nel giro di pochi minuti, convince e conquista i presenti deliziandoli con una performance graffiante dal ritmo serrato e adrenalinico. Durante la mezz’ora di live, Luigi, Luca, Mariano e Dado, musicisti preparatissimi, guidati da Marco, frontman e leader del gruppo, trascinano la folla in un vortice di emozioni da cui è difficile sottrarsi. I ragazzi non mollano di un millimetro il perimetro d’attenzione conquistatosi con tanto ardore, consci di possedere tutte le carte in regola per ritagliarsi un posticino importante nel giro che conta. Sudore davvero ben speso, sarà un piacere poterli incrociare nuovamente.

Sono le undici circa ed è il momento della prima headliner della serata. I Foja salgono sul palco belli carichi e pronti a regalare un po’ delle gemme preziose che custodiscono gelosamente nel loro forziere. Il pirata Sansone, con maestria, tiene ben saldo il timone del vascello per tutta la durata del concerto, conducendo le centinaia di fans accorsi – da Salerno e provincia (e non solo) – in acque calde e pacifiche, baciate dal sole di quella Napoli che da qualche anno rappresentano e portano in giro per i locali, i teatri e le piazze d’Italia. Un’ora e passa di canzoni senza freni, un treno di emozioni che sosta nelle stazioni del cuore di chi ha voglia di condividere momenti di gioia intensi. Sotto il palco persone di ogni età, con prevalenza di giovanissimi tra le prime file. Non si scherza stasera, i Foja lo sanno e danno fondo a tutte le energie che hanno in corpo, alternando brani del nuovo album a successi come Maletiempo, Marzo adda passà e ‘O sciore e ‘o viento. Lasciano la scena investiti da una pioggia di applausi. Non poteva essere altrimenti.

Prima dell’esibizione della seconda headliner c’è l’intermezzo, chitarra e voce, di Joe Petrosino e Piervito Grisù che hanno presentato il nuovo brano dal tema ecologico “Nu seme”.

È passata da poco la mezzanotte. La folla non va via, è stanca ma attende trepidante l’arrivo degli Almamegretta – recentemente premiati come miglior gruppo dub italiano alla quinta edizione di FIM (la Fiera Internazionale della Musica). Sono le 00:30 quando entrano in scena Raiz e compagni. Si inizia con The cheap guru e ‘O cielo pe’ cuscino: la gente canta mentre gli Alma ci danno dentro senza tregua. Sotto il palco si crea qualcosa di magico, d’improvviso è come esser parte di una tribù che dà vita ad un rito di passaggio. Non ci sono telefonini ad immortalare lo show ma braccia tese al cielo atte a dominare le energie condivise e trasmesse dal gruppo. Quando decido di tirare fuori il mio dalla tasca, per riprendere alcune scene utili a documentare l’evento, vengo pervaso da un senso di inadeguatezza. Da imbucato tra gente che balla, canta e partecipa felice, decido di riporre il telefono e riprendere ciò avevo smesso di fare in precedenza. Solo pochissimi altri decidono di rimanere spettatori indifferenti continuando a riprendere il tutto con i loro bei dispositivi luminosi, senza lasciarsi coinvolgere dal ritmo incalzante con cui la band partenopea scandisce gli attimi. L’intensità di un concerto simile è difficile da descrivere, gli Almamegretta sono un’emozione che bisogna concedersi almeno una volta nella vita.

Uno dopo l’altro vengono eseguiti capolavori come Fattallà, Black Athena e Suddd. Altri come Oreminutisecondi, Gramigna e Karmacore, invece, rimango ad attenderli invano – non si può avere tutto in una sola volta! Lo spettacolo va avanti per circa un’ora e mezza, con gli omaggi a George Micheal, con Raiz che intona le note di Careless Whisper sul finale di Fa ammore cu’ mme, ed alla leggenda del reggae giamaicano Bob Marley, con la fusion tra Figli di Annibale e Iron Lion Zion. Si chiude con Nun te scurdà e Sanacore.

In conclusione, dunque, non si può che parlare di un’ottima riuscita anche per questa settima edizione. Forse gli organizzatori si aspettavano un riscontro di pubblico più ampio, ma va bene anche così. Non eravamo in 10 in un metro quadro di spazio ma idealmente ci siamo abbracciati tutti e condiviso momenti di partecipazione collettiva davvero speciali.  Grazie CEF

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di Salvatore D’Ambrosio

Fotografie a cura di Tiziana Teperino – © Copyright 2017 – Tutti i diritti riservati