#Fumettidelvenerdì: Kick Ass di Mark Millar

Mark Millar è uno dei (pochi ma buoni) bad boys del fumetto mondiale. Scozzese, sceneggiatore, grande amante e conoscitore di cinema, con il suo Millarworld ha creato un universo fumettistico nel quale racchiude tutte le sue creature. Un mondo in divenire, molte delle sue storie sono rientrate, poi, nel suo universo, andando a rimpolpare questo violento, brutale, caustico e assolutamente ironico mondo a fumetti.

Kick-Ass è, forse, il suo lavoro più famoso – ci hanno fatto pure due film, insomma – primo capitolo di una trilogia e principale linea narrativa di uno spin off. Pubblicata tra il 2008 e il 2010 e disegnata da un John Romita Jr. in grande spolvero, il fumetto di Millar si pone una sola grande domanda a cui, l’autore scozzese, cerca di rispondere attraverso il medium a lui congeniale: cosa accade in questo mondo contemporaneo in cui non ci sono supereroi?

La risposta è sferzante, violenta e drammaticamente realistica: gli eroi dell’epoca moderna sono individui facilmente influenzabili o mentalmente instabili, animati da ideologie abbracciate superficialmente, che hanno scelto di ispirarsi alle icone supereroiche del fumetto senza averne, però, le caratteristiche fantastiche, economiche o fisiche.

Tenti di volare? Vai a decorare l’asfalto con le tue budella. Ti getti una mischia? Il minimo che ti può capitare è ritrovarti la faccia spappolata. Innervosisci un boss mafioso? Di certo non ti spiegherà il suo piano malvagio dandoti il tempo di salvare la situazione.

La noia, troppi fumetti e una vena di disturbo antisociale della personalità hanno portato Dave a vestire i panni del supereroe Kick Ass. Dave, però, scoprirà presto che non è il solo a pensare che il mondo in cui viviamo ha bisogno di “eroi”. Ma dove ci sono i buoni spuntano necessariamente i cattivi, e  devono avere la stessa teatralità degli eroi con cui combattono.

Insomma, un mondo “reale”, con persone “reali”, che viene sapientemente esasperato da Millar, senza, perciò, far perdere la sua tensione verso il “verosimile”. Un esempio per tutti: un cattivo non può avere una vasca di squali se non è un riccone ammanicato con il sottobosco criminale.

Quello di Millar non è solo un gioco metanarrativo fumettistico dalla violenza grand guignol ma è una feroce critica sociale al consumismo facile delle ideologie più disparate, e una critica – o, quantomeno, attesta con non poche riserve morali – all’endemico sfruttamento di drammi personali che vengono resi universali, se non, addirittura dei “prodotti” attraverso l’utilizzo del web. Dopotutto, se ci fossero dei supereroi in giro, non ne avremmo subito notizia tramite Facebook? Per quanto violenta, brutale e drammatica essa sia? Ma questa è anche l’esasperazione di quello che accade nei fumetti: le prime gesta eroiche di Spiderman non sono, forse, rese pubbliche tramite il giornale Daily Bugle? Mondo attuale, mezzi attuali.

Straordinario fumetto, dunque, capace di imporsi con forza nella mente del lettore, catturando tutta una serie di tensioni – sociali, tecnologiche e massmediologiche – che gli arrivano in faccia come un pugno ben assestato. Dopotutto, qui, di pugni, se ne vedono davvero tanti.

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Leonardo Cantone