Iggy Pop, 70 anni e non sentirli: L’iguana del rock è instancabile!

10 Giugno, Iggy Pop live @Medimex, Bari

70 ANNI E NON SENTIRLI: L’IGUANA DEL ROCK È INSTANCABILE!

 

 

Lo ammetto senza problemi: prima che, sul calar del mese di Maggio, un amico mi avvisasse che c’era Iggy Pop in concerto gratis a Bari, io conoscevo solo la sua triade maggiormente celebre; The Passenger e i due pezzi che hanno contribuito a rendere Trainspotting un cult generazionale, ovvero Nightclubbing e Lust For Life.

Acquistati in breve tempo i biglietti del bus che ci avrebbe condotto da Napoli al capoluogo pugliese, ho potuto iniziare quello che io considero un “approfondimento”. Devo dire che per non averlo fatto prima, l’unico termine giusto per definirmi sia quello di idiota, proprio come l’album di debutto da solista che portò Iggy alla ribalta nel 1977. E ho pensato che idioti fossero anche coloro che, ai tempi, avessero etichettato i primi 3 album degli Stooges come un flop. Sono dischi che travalicano il senso del tempo, e per la potenza e la rozzezza che esprimono possono essere considerati capostipiti del movimento punk, se non addirittura, in alcuni frangenti, dello stesso heavy metal. Quindi, prima di procedere con il racconto della serata, il dovere di fare mea culpa è estremamente necessario per poter proseguire.

Preso il già citato bus dalla stazione di Napoli, il sottoscritto e il già citato amico giungono a Bari all’incirca alle 18: il concerto si terrà in Piazza Prefettura, nel centro della città, in quel del Medimex, un festival nato quest’anno ed interamente dedicato alla musica, con conferenze e live di grandi artisti. Il maxischermo ed il palco sono allestiti, la gente è accorsa in massa, la sicurezza (dopo i recenti fatti di Torino) è a controllare gli zaini: birre in vetro e lattina assolutamente vietate. Dobbiamo travasare le nostre scorte alcooliche, ma a voi cosa fregherà? Nulla, se non che durante l’atto del “travaso” le nostre orecchie odono un soundcheck familiare e decisamente poco italiano. Che sia lui ? Ci facciamo perquisire e dunque entriamo in piazza a pochi metri dal palco, ma ormai è troppo tardi per vedere se le nostre erano suggestioni o realtà.

Sono le 19.30. Non ci resta che aspettare quelle poche ore in compagnia delle nostre birre in bottigliette di plastica e dei vari gruppi spalla. Si tratta della “Municipale Balcanica” (gruppo che unisce il jazz alla tradizione musicale pugliese, decisamente bislacco) e, successivamente, di un gruppo X di cui non rimembro il nome, vincitore di un contest di Virgin Radio e con un sound molto alla Lenny Kravitz. Terminata la loro esibizione, finalmente l’orologio segna le ore 22:00. L’attesa è trepidante, manca davvero poco e, secondo le stime ufficiali del giorno dopo, siamo quasi in 20 mila sotto il palco. Il fattore fortuna è dalla nostra parte, visto e considerato che ci ritroviamo nelle prime 10 file, quando, ore 22.10, Iggy esce allo scoperto e col fisico in bella vista si presenta tra un “Ciao Bari” e un “Hello fuckers”.

L’inizio è col botto: si parte con I Wanna Be Your Dog e Gimme Danger, rispettivamente la canzone per eccellenza degli Stooges, tratta dal loro omonimo disco d’esordio, ed uno dei pezzi fuoriusciti dal loro ultimo album dei seventies, il violento – per l’epoca – Raw Power, datato 1973. Accade poi l’impensabile, e fa scatenare il delirio assoluto: echeggiano prima The Passenger e poi Lust Lor Life; tralasciando il fatto che nessuno avrebbe immaginato fossero inserite così presto nella setlist, si tratta di canzoni decisamente “non pogabili”, eppure sotto il palco c’è l’inferno. Anche noi , da lontano, ne risentiamo prendendo spintoni e venendo sbalzati all’indietro. Da quel punto la sicurezza si incazzerà, vietando con urla e probabili minacce qualsiasi movimento inappropriato che possa causare danni. Questo non impedisce il divertimento e non impedisce al buon Iggy di fomentare la folla nelle successive Sixteen e Skull Ring, fin quando l’atmosfera viene rallentata dall’unica semi-ballad degli Stooges, I’m Sick Of You (leggerne il testo per comprendere perché abbia utilizzato il termine “semi”).

Some Weird Sin e Repo Man fanno da seguito, ed Iggy sembra carico d’adrenalina, soprattutto nel momento in cui urla al batterista “Search and Destroy! Play it! Play it!”. Il “divieto di pogo” precedentemente stabilito in questo caso si fa sentire senz’altro, proprio come nella successiva Down On The Street, entrambi pezzi pesanti degli Stooges. Il live sembra apparentemente terminato con la closer Mass Production. Iggy e la band tornano dietro le quinte. Un’ora di live, non sarà il massimo, ma ha pur sempre la sua età ed è pur sempre gratis. La più grande cazzata che potessi mai pensare!

L’iguana torna sullo stage dopo neanche 5 minuti, pronta per un lunghissimo encore che inizia con Gardenia. L’espressività di Iggy raggiunge livelli altissimi, seppur star fermo non sia roba per lui: durante le successive ”stoogesiane” No Fun, 1969 e T.V. Eye corre giù al palco facendo avanti e indietro, regalando un momento memorabile a chi si trovava in prima fila. Le due hit “commerciali” da solista, ovvero Real Wild Child (Wild One) – cover dei The Deejays – e Candy, chiudono il concerto e fanno spegnere le luci. O almeno, anche stavolta sembrava così, visto che Iggy ci frega di nuovo ritornando a prendere il microfono in mano e gridando “one more song!”: si tratta di Real Cool Time degli Stooges, titolo appropriato per lo straordinario spettacolo a cui abbiamo preso parte. Spettacolo che non termina nemmeno dopo l’ultima canzone, con Iggy che, in preda alla follia che negli anni lo ha reso uno dei più incredibili live act nella storia del rock, si sfila la cinta ed inizia a frustrare e a stringere l’asta del microfono, per poi fingere di svenire e rialzarsi da terra di soprassalto dopo qualche minuto, facendo prendere un colpo a 20 mila persone. Forse il vero fucker è proprio lui, mica noi.

Dopo di ciò l’evento può dirsi definitivamente concluso, stavolta sul serio. Sono le 23.50 ed abbiamo assistito ad un’esibizione superiore ad un’ora e mezza in cui un presunto vecchietto non è stato fermo un dannato secondo. Ora ditemi, chi si ricorda del video di Lust For Life girato proprio per Trainspotting ?  Ebbene, che ci crediate o meno, l’istrionico cantante di Detroit non è cambiato di una virgola da allora, né d’aspetto né quantomeno di voce. Believe me, non ha stonato una volta, che sia una, ed ha urlato come un dannato dall’inizio alla fine. Non volendomi soffermare sui suoi precedenti abusi di stupefacenti derivanti dal rock ‘n’ roll lifestyle, mi limito ad affermare che questa cosa è semplicemente inconcepibile, è fuori da ogni canone umano.

Iggy Pop a 70 anni è ancora un performer strabiliante ed è ancora fottutamente fuori di testa.

IL MIGLIOR CONCERTO GRATIS DELLA MIA VITA!

PS: Questo non c’entra nulla con l’evento in sé, ma è doveroso fare un ringraziamento pubblico a quei ragazzi di Matera che post-concerto ci hanno portato in giro per Bari e ci hanno ospitato con immensa cordialità. Senza la loro presenza, ci saremmo ridotti a fare i barboni in attesa deel bus di ritorno dell’indomani mattina. Mille grazie, guagliù!

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Francesco Forgione

 

fotografia di Emanuele Grillo