“L’uomo che misura le nuvole” al Museo Madre di Napoli

È umanamente possibile misurare un’entità in perenne divenire come una nuvola?

Se lo chiede l’artista belga Jan Fabre, che crede possibile tale prodigio: l’arte, grazie alla sperimentazione, rende tangibile un pensiero ineffabile.

In questa ottica rientra la sua scultura “L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998-2016”, allestita presso il terrazzo del Museo Madre (via Duomo, Napoli) nell’ambito del progetto “ Per…formare l’arte” a cura di Melania Rossi, Laura Trisorio e Andrea Villani. 

Jan Fabre è senza dubbio una delle figure più interessanti e rappresentative nell’ ambito dell’ arte contemporanea internazionale. Artista poliedrico, performer, regista e scultore, ritorna a Napoli con questa scultura, già esposta nel 2008 a Piazza del Plebiscito nell’ambito del progetto “Il ragazzo con la luna e le stelle sulla testa”, a cura di Edoardo Cicelyn e Mario Codognato. La scultura prende spunto dall’affermazione pronunciata dell’ornitologo Robert Stroud subito dopo la sua liberazione dal carcere di Alcatraz: “D’ora in poi mi dedicherò alla misurazione delle nuvole” ed è un autoritratto dedicato al fratello minore dell’artista, un sognatore deceduto prematuramente.

Fabre, in definitiva, attraverso la sua opera rende omaggio alle capacità dell’uomo di immaginare e sognare, trascendenti i limiti di tempo e spazio: “ Alcuni vedono le cose come sono è si chiedono: “Perché?”. Io sogno cose non ancora esistite e m chiedo “Perché no?”( G.B. Shaw). Quest’opera iconica, inaugurata ieri 29 giugno, sarà visitabile al Madre fino al 19 dicembre 2017.

Foto e testo a cura di Milena Del Prete