”Napoli ’44”, uno dei dieci libri da salvare sulla seconda guerra mondiale

Uscito per la prima volta in Inghilterra nel 1978, ”Napoli ’44” è stato definito “Uno dei dieci libri da salvare sulla seconda guerra mondiale” (The Saturday Review). L’autore, Norman Lewis, ufficiale della Field Security Service, ha raccolto in un taccuino le impressioni, le storie e gli aneddoti di cui è stato testimone mentre era in servizio a Napoli (1943-44) con mansioni di polizia militare.

Il libro è uno spaccato quotidiano della città appena dopo la liberazione: un mondo ormai lontano che, tuttavia, rimane vivo in tutta la sua originalità e profondità. Lo stile sobrio, intriso di humour tipicamente britannico, rende agevole la lettura che non annoia, anzi, man mano che ci si addentra nella storia, sembra quasi di venirne risucchiati fino a “vivere” quelle situazioni proprio nel momento in cui sono accadute. Il sergente Norman Lewis ci ha regalato pagine intense che se da un lato descrivono la resilienza del popolo napoletano, dall’altro le scene esilaranti e talvolta surreali descritte fanno di questo diario una sorta di vademecum del “tirare a campare” che a Napoli, più che altrove, ha trovato il substrato favorevole per poter attecchire.

La nostra intima essenza si può riconoscere immediatamente nei personaggi del libro: la napoletanità non si impara a scuola, è impressa nel nostro codice genetico come un fattore che viene espresso al momento opportuno. Come non sorridere quando Lewis descrive il ginecologo deforme che promette il restauro della verginità o quando ci si imbatte in personaggi come Lattarullo, che, pur di rimediare un pasto, impersona un fantomatico “zio da Roma” chiamato apposta ai funerali per ostentare il benessere della famiglia del defunto.

Si assiste, in definitiva, alla messa in scena di una umanità variegata e variopinta che non smette mai di essere sincera, con slanci di assoluta generosità, nonostante le privazioni della guerra. “Napoli 44” rimanda alla mente la “Napoli milionaria “di Eduardo de Filippo e attori indimenticabili come Totò: chi più di lui avrebbe saputo interpretare meglio il ruolo del mitico Lattarullo-zio di Roma?

Il mio consiglio? Leggetelo, sarà un viatico di conoscenza di fatti e curiosità altrimenti destinati all’oblio del tempo; solo conservando la nostra memoria storica possiamo comprendere chi siamo veramente.

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Milena Del Prete