“Allah, san Gennaro e i tre kamikaze” di Pino Imperatore

In questi tempi bui la paura più grande è probabilmente quella di essere sotto attacco terroristico. Viviamo ormai tempestati di notizie che minano la nostra serenitàEd è in questo contesto che Pino Imperatore non poteva che ribaltare la realtà tirando fuori, dal suo creativo cilindro, un romanzo senza pari: Allah, san Gennaro e i tre kamikaze.

Sicuramente anche a voi sarà capitato di immaginare uno scenario simile e di porvi la domanda: se i terroristi prendessero di mira Napoli? La prima risposta che mi viene in mente la prendo in prestito da un murale partenopeo diventato subito virale, il messaggio contenuto è: per lIsis: con la mani quando volete!.

Adesso, dopo aver letto il libro di Pino, mi auguro davvero che vada come lha immaginato lui. Sintende: vada se proprio deve andare

Entriamo nel vivo del racconto, la storia la tessono da un lato i tre kamikaze Salim, Feisal e Amira, dallaltro la città stessa attraverso i suoi cittadini. Napoli si mostra nelle sue contraddizioni agli occhi increduli degli aspiranti assassini che, di volta in volta, vedranno saltare in aria innanzitutto i propri piani. Saranno i kamikaze a diventare vittime di diverse situazioni: scioperi improvvisi, animali aggressivi, tifosi incontenibili, San Gennaro onnipresente con il rito dello scioglimento del sangue e molto altro che non vi svelerò, dovrete leggerlo con i vostri occhi.

Per quello che invece non vi narrerà il libro, ci pensa lautore stesso in questa breve intervista:

In un periodo storico come questo, cosa ti ha spinto a raccontare e ironizzare sul difficile tema dei kamikaze?

«È stata proprio la cronaca drammatica degli ultimi anni a farmi decidere di trattare largomento. La minaccia terroristica è immanente, e sta modificando le nostre abitudini e i nostri comportamenti. Come cittadini abbiamo strumenti limitati per contrastare la paura e comprendere meglio il fenomeno. Uno di questi è proprio lironia».

Quando e come è nato questo libro?

«Lidea è nata nel 2016, quando la mia agenzia letteraria mi ha sollecitato a scrivere un romanzo su una tematica più sconvolgente di quella della criminalità organizzata, che avevo affrontato in Benvenuti in casa Espositoe Bentornati in casa Esposito”».

Hai mai temuto che lopera potesse urtare la sensibilità dei lettori napoletani? In fondo non è rassicurante immaginare la propria città “sotto attacco.

«Non mi sono mai posto il problema, perché non sussiste. I miei lettori sanno benissimo quanto amore nutro per Napoli, e quotidianamente mi stanno mostrando il loro gradimento per la storia che ho raccontato. Questo non significa che come napoletani possiamo ritenerci al riparo da possibili attacchi; la situazione internazionale è esplosiva, e non lascia spazio a facili ottimismi. Auguriamoci che non accada più nulla di doloroso. Né a Napoli né altrove».

Qual è il personaggio di Allah, san Gennaro e i tre kamikazeche preferisci?

«I personaggi dei miei romanzi li amo tutti; anche quelli più cattivelli. Se proprio dovessi sceglierne uno, direi Arturo o Filosofo: brillante, acuto e profondo nella sua apparente follia».

Quale messaggio hai voluto comunicare con il romanzo?

«Al di là dei contenuti comici, il mio è un libro di pace. Non dobbiamo mai smettere di lottare contro la violenza e contro il male, se vogliamo assicurare a noi stessi e ai nostri figli un mondo migliore».

Allah, san Gennaro e i tre kamikaze” è un libro da leggere. Pino Imperatore è riuscito a trattare con ironia un tema molto delicato.

In queste pagine troverete numerosi spunti di riflessione, io vi riporto questo, spero ne facciate tesoro:

Ma Napoli fa parte dellOccidente, questa è la sua colpa; non può ritenersi immune dalle nefandezze del sistema economico e politico cui appartiene. I napoletani forse lo capiranno fra qualche giorno, quando dovranno seppellire i loro figli. Si dichiareranno innocenti e si chiederanno: Perché lhanno fatto? Perché proprio a noi?Cosa centriamo con lIslam, con il Medio Oriente, il terrorismo, le guerre?. Organizzeranno dibattiti, ci malediranno, piangeranno come io stessa ho pianto. E chi avrà il coraggio di dire che nessun popolo al mondo è innocente non sarà ascoltato e verrà coperto di insulti. Nessuna nazione è giusta e nessuna è sbagliata, nessun posto è sicuro: se potessi, lo direi io ai napoletani, fin da adesso. Ma non posso farlo. Devo resistere, rimanere nellombra, preservare le forze che mi restano. Perché fra un podovrò sparare, sparare, sparare, fino allultimo colpo. Senza pensare. Senza provare nulla. Nulla.

Recensione ed intervista a cura di Maura Messina