#Fumettidelvenerdì: Winter World

Caldo. Afa. Sudore. Questa è la situazione peggiore per un nerd che se ne vuole stare tranquillo a leggere i fumetti che durante l’anno non è riuscito neanche a sfogliare. Sei li con il terrore di sgocciolare sul tuo fumetto e quindi ricerchi un po’ di refrigerio davanti il ventilatore che però ti muove le pagine e tu devi tenerle salde e quindi c’è il pericolo che si strappino e… Ma è pur vero che l’estate è proprio il momento migliore per recuperare un pochino di roba. E quindi, per entrare in maniera soft è meglio un fumetto “rinfrescante”.

Freddo. Ghiacciato. Congelato. Questo è il mondo di Winter World. Scritto da Chuck Dixon e disegnato da (ahinoi, ora a disegnare in paradiso) Jorge Zaffino nel lontano 1988, è un bel fumettone di fantascienza post apocalittica di quella fatta bene che, nonostante abbia quasi trent’anni, non sente affatto il peso dell’età e sembra realizzato ieri. Anzi, domani.

Dopotutto siamo nel futuro, imprecisato e congelato, in cui l’intero pianeta è coperto da una coltre di ghiaccio, neve e freddo. Il nostro protagonista è Scully, che potremmo definire un “commesso viaggiatore” che se ne va per le lande nevose a commerciare, armato fino ai denti e pronto a difendere le proprie cose grazie all’aiuto di Rahrah, un tasso enorme e, quando serve, cattivissimo. Da bravo “uomo solitario” non vuole contatti o rapporti con altri esseri umani se non per questioni “commerciali” e, ovviamente, le cose sono pronte a cambiare radicalmente nel momento in cui incontrerà Wynn, una giovane ragazzina diversamente forte, ma anche diversamente debole.

Queste le premesse “spicciole” della storia di Winter World, risolte da Dixon in poche pagine per concedere spazio al vero e proprio racconto: un lungo e drammatico viaggio nel bianco che avvolge il mondo, rivelando l’orrore a cui gli uomini si sono abituati (o, al quale erano già avvezzi).

Dioxn e Zaffino costruiscono un racconto in cui non è la natura, come può sembrare, ad essere il peggior nemico dell’uomo, ma l’uomo stesso: il freddo, la neve, il ghiaccio, la estenuante ricerca di calore, esasperano l’animo animalesco dell’essere umano. Non ci sono eroi in questo mondo (eccetto il tasso Rahrah, lui si, è un grandissimo eroe, non si può non amarlo), ognuno, anche il protagonista, agisce per i propri interessi: il ghiaccio ottunde anche ogni sentimento umano. Serve un fuoco per scioglierlo. Anche piccolo.

Ormai tutti abbiamo visto (e se non lo avete fatto, dovete farlo ora e subito) almeno il quarto capito della saga polverosa e afosa di Mad Max, ebbene, Winter World si muove lungo lo stesso asse, ma in maniera speculare. La grandezza dei testi di Dixon risiede nel fatto di aver imbastito la storia come se fosse un western, mentre i dialoghi come se fosse un noir. Una stratificazione narrativa ricca di suggestioni e richiami che riesce a gettare il lettore in mezzo alla neve e a fargli percepire il freddo pungente che ghiaccia i polmoni.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza le matite di Zaffino. Dixon, infatti, aveva pensato proprio all’autore argentino per la sua storia e, questo, permette al disegnatore di dare il meglio di se: il dinamismo delle forme concede la stessa forza ai primi piani che mostrano dolore o smorfie di follia. Ma è forse nelle ombre che il tratto acquista la sua peculiarità: in un mondo dove tutto è bianco, Zaffino, riesce a caricarlo di cupezza e oscurità grazie ad un sapientissimo utilizzo del “nero”.

Non serve entrare in una ghiacciaia per sfuggire al freddo, basta leggere Winter World per sentire un lungo brivido lungo la schiena. E se non vi basta, tranquilli, c’è anche il seguito, Winter Sea, purtroppo non con Zaffino ai disegni, ma con una schiera di autori tra i più grandi, Tomas Giorello in primis.

Buon freddo a tutti!

Leonardo Cantone