I edizione del TAM Fest: Tattoo, art, and live music a Telese Terme (BN)

Sapete, chi vi scrive non abita in una grande città. E’ residente in un paese di nemmeno cinquemila anime, con tutti i comuni confinanti che non sfiorano nemmeno le diecimila unità. Perché parto da questo presupposto? Perché, chi come il sottoscritto vive in un contesto provinciale (soprattutto al sud-Italia) sa cosa gli aspetta una volta sopraggiunta l’Estate: sagre, feste patronali e simili. Non che si voglia disprezzarle a priori, ma il sottoscritto ha da poco compiuto 24 anni di vita ed è logico che dentro di sé voglia che venga organizzato un evento diretto verso il suo target, più giovanile e che non ti faccia venir voglia di puntare una pistola alla tempia dalla noia.

Spesso è un desiderio vano e passeggero, conoscendo i vecchi volponi che, col didietro ben ancorato alle loro comode poltrone, poco si interessano alle richieste di noi ragazzi. Quindi non ci resta che agglomerarci e prendere l’iniziativa da soli, se si vogliono cambiare realmente le cose. Ed è quello accaduto col TAM.

Constatare che in una piccola realtà come Telese Terme si possa organizzare una manifestazione dedicata a concerti di musica rock e all’arte  – che sia una mostra di pittura o una convention di tatuatori – fa bene all’anima. Ti porta a pensare che forse c’è ancora qualche ribelle intento ad opporsi al torpore provinciale e pronto a dar voce a chi non ha mai avuto modo di esprimersi.

Tralasciando i sentimentalismi, la galleria allestita con le opere dell’artista Mojo  e la possibilità di potersi tatuare la sera stessa senza prenotazione, possiamo passare al report della serata.

Le danze si aprono alle 21, salgono sul palco i “Crimson Dolphins”, terzetto nemmeno maggiorenne, composto da batteria, chitarra e tastiera, ma con all’attivo già un EP (La dignità mi annoia, 2016). Si esibiscono in un indie rock con sfumature elettroniche e chiara ispirazione ai Verdena. Tre canzoni ed è il turno de “Le Riflessioni”, direttamente da Benevento: cinque ragazzi che producono un ottimo rock alternativo con testi in italiano. Durante la loro performance viene fatto un elogio a Chester Bennington, vocalist dei Linkin Park recentemente scomparso.

Il tempo però stringe, per cui dopo una terzina di pezzi  si passa ai “Breakfast Pm”:  basso, chitarra e batteria per un punk rock che ricorda molto  Blink-182 e Sum 41.

Sono passate le 22, l’aria inizia a rinfrescarsi ma l’atmosfera è decisamente calda, quindi adatta per passare a qualcosa di maggiormente rumoroso. L’hard ‘n’ heavy de “I-Sistema” è la soluzione giusta: i cinque napoletani propongono un metal moderno con cantato in growl ed in italiano.

Subito dopo ecco gli “Ocropoiz”, quattro giovincelli caratterizzati da un’attitudine stravagante che viene messa in atto nel momento in cui, dopo aver eseguito qualche loro pezzo, abbandonano il palco per poi risalirvi ed interpretare una cover di “Il Vincente” dei Fast Animals & Slow Kids , susseguita da un ultimo brano.

Può dunque salire in scena il primo “headliner” : “AntunzMask”. Direttamente da Santa Maria di Castellabate(SA), si tratta di una “one man band” fuoriuscita dalla mente malata di Antonio Russo – chitarrista, cantante e compositore. In giro da circa un decennio e con centinaia di live sul groppone, AntunzMask (coadiuvato da un bassista e un batterista entrambi turnisti) infiamma il pubblico telesino con i suoi deliri in cui riesce a mischiare maestosamente folk, psychedelic ed hard rock, tutto condito da lyrics di dubbia serietà e probabilmente scritte in stato di alterazione o post stato di alterazione (credo di aver udito un ritornello dedicato alla birra Peroni, compagna di tante avventure).

La sua “prestazione” è talmente coinvolgente che nel frastuono generale nessuno si accorge siano le 23:45, e che, per ordinanza comunale, la musica deve necessariamente cessare una volta scoccata la mezzanotte. Purtroppo, per problemi di natura logistica, il secondo gruppo principale, gli “Psychopatic Romantics”  è costretto a rinunciare.

Tralasciando quest’ultimo inconveniente, che tutto sommato, anche se evitabile, può capitare ad un festival al suo primo anno di vita, direi che è stato un successo. Non mi limiterò a riportare che il pubblico abbia risposto “presente”. Voglio nuovamente eccedere affermando che organizzare una manifestazione del genere è un atto coraggioso ed innovativo, soprattutto perché si è costretti a convivere con un ambiente che spesso e volentieri uccide qualsiasi iniziativa “fuori dalla norma”. Spero che, continuando di questo passo, l’entusiasmo non vada a scemare affinché si possa costruire qualcosa di ancora più ambizioso per il futuro prossimo. Dunque, si spera, appuntamento all’anno prossimo!

 

di Francesco Forgione

Fotografie a cura di Emanuele Grillo – © Copyright 2017 – Tutti i diritti riservati