“Centomila copie vendute” di Paquito Catanzaro

«Magari stava esagerando, tutto questo sarebbe accaduto solo se avesse scritto un vero bestseller, qualcosa che lo avrebbe fatto emergere dalla massa. Affermare la propria identità, forse era questo che lo portava a raccontare storie. Scrivere era il suo modo per dire “Io esisto. Sono fatto di carne e ossa, ma pure di pensieri, di mondi immaginari che nascono dalla mia penna e nei quali ognuno può immergersi e rimanere tutto il tempo che vuole”».

Scrivere diventa un atto imprescindibile nella vita di Hermes. Il protagonista afferma la propria esistenza regalando ai lettori infiniti mondi nei quali potersi rifugiare. Ma non è tutto oro quello che luccica, nella spossante ricerca dell’editore, Hermes dovrà fare i conti con numerosi compromessi. Scoprirà che l’intuizione geniale non basta, che scrivere una storia può significare riscriverla mille volte fino a cambiarne i connotati.

«Chiuse gli occhi per un istante e riuscì ad isolarsi da Magri, dal fumo che avvolgeva la stanza, dalle migliaia di storie racchiuse in quelle mura. S’immaginò correre lungo una strada in salita. Il fiato corto, il sudore che scivolava negli occhi annebbiandogli la vista, le mani che provavano ad afferrare qualsiasi appiglio per non cadere. Non doveva cedere Hermes, non ora. Ma non poteva affrontare quella strada senza il supporto di qualcuno che avesse esperienza nel settore».

Parliamone con Paquito Catanzaro, il giovane autore di Torre del Greco.

INTERVISTA:

– Centomila copie vendute, un titolo colmo di grandi speranze. Da dove nasce?

Nasce dal desiderio di raccontare una storia, innanzitutto. Quella che avevo in mente (un omaggio a Italo Calvino e al suo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”) evolutasi in corso d’opera e divenuta un romanzo nel quale mi ci sono ritrovato e nel quale si potrebbero ritrovare, gioco forza, tutti coloro i quali coltivano la passione per la scrittura.

– Raccontaci brevemente la trama senza rivelarci il finale, ovviamente.

Hermes Stoppani ha un sogno: che il suo manoscritto diventi un best seller. Travolto dall’entusiasmo, comprenderà quanto non sia così semplice realizzare i propri sogni. Specie se sono fatti di carta e inchiostro.

Chi è Hermes? Dove finisce lui ed inizia Paquito e viceversa?

Hermes è un uomo comune con un sogno. La sua storia e la mia camminano su binari paralleli che, talvolta, s’intersecano. Per mia fortuna sono più giovane e più magro di lui. Tuttavia, il buon Stoppani ha molti più capelli del sottoscritto.

La tua opera è percepita, da chi scrive, come una sorta di abbraccio atto a sostenere la scrittura, senza negarne le difficoltà. Lobiettivo era, oltre a quello di scrivere un buon romanzo, di dare uniniezione di fiducia ai tuoi colleghi?

Tra le righe del mio romanzo ci sono una serie di messaggi positivi. Tra questi: “Non smettere mai di sognare” e “Le strade in salita, per quanto impervie, sono quelle che conducono ai panorami più belli”. Mi auguro che i lettori comprendano questi messaggi e, soprattutto, si godano questo libro.

Quanto è importante mettersi in gioco per realizzare i propri sogni?

È fondamentale. Ahimè ci sono molte, troppe, persone che chiedono “Tutto, subito e senza sforzo”. Io sono uno di quelli che vuol mettersi in discussione, fare gavetta e commettere milioni di errori. Solo così si cresce e ci si afferma.

Hermes ad un certo punto dovrà imparare a non affezionarsi alla storia che sta scrivendo e a diventare una spugna pronta ad assorbire tutti i suggerimenti utili. Paradossalmente finirà con lo snaturare lidea iniziale pur di perseguire la pubblicazione. Tu riesci a non affezionarti alle storie che stai scrivendo?

È tremendamente complicato, ma sto imparando a farlo. Il lettore merita la considerazione dello scrittore e quest’ultimo deve essere bravo a mettersi in discussione, comprendendo che il libro è un mezzo di comunicazione, non soltanto lo specchio delle proprie riflessioni. Difendo a spada tratta la scelta dei nomi (Dante per l’antologia “Quattrotretre”, adesso Hermes). Per mia fortuna ho trovato editori lungimiranti che hanno apprezzato le mie citazioni.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere con la tua opera?

Sarà pure un luogo comune ma credo che “Credete nei vostri sogni e battetevi per essi” renda perfettamente quanto scritto tra le pagine di “Centomila copie vendute“.

Nell’attesa che entriate nella vita di Hermes Stoppani, riporto qui una parte del suo libro, eh già, Paquito ha scritto di Hermes, che a sua volta ha raccontato la storia dell’Ispettore Capuano

«Sono un coglione” sorrise ancora lui. “E ti amo ancora, proprio come un attimo fa”. Avvicinandosi la baciò. Un bacio intenso, di quelli che hanno il potere di spazzare via i ricordi di una giornata grigia. Di quelli che rimescolano i sensi e pure le pagine di una storia che stava andando al diavolo, lasciando solo amarezza, rimpianti e milioni di punti interrogativi».

di Maura Messina