Ecosuoni 2017: intervista ad Agostino Finetti, direttore artistico del festival

Sabato 26 agosto, presso l’isola Ecologica di Palma Campania (Na), si terrà la sesta edizione di Ecosuoni, la kermesse che unisce recupero degli spazi sociali a buona musica ed ecologia. A parlarcene è Agostino Finetti direttore artistico del festival.

Agostino, quale percorso ti ha portato ad essere nominato direttore artistico di Ecosuoni?

La musica è una amica fedele che mi accompagna da sempre, tutti i momenti della mia vita sono riconducibili ad una canzone. Non sono un musicista, lavoro nel campo delle automazioni industriali, dall’età di tre anni coltivo la passione per la musica e sono un batterista autodidatta. Mi sono avvicinato al mondo dei concerti nei primi anni ’90 e, per un lustro, ho collaborato nell’organizzazione del Primo Maggio qui a Palma Campania, coproducendo anche alcuni eventi minori. Dal 2010 al 2012 ho lavorato come operatore nei service con artisti del calibro di Mario Biondi, Patti Pravo e Peppino di Capri. Alla fine, il ruolo di direttore artistico in Ecosuoni è figlio di queste esperienze, che mi hanno formato e portato a seguire più da vicino evoluzioni e tendenze della scena musicale italiana ed internazionale.

Come si costruisce un festival da zero?

Il festival si costruisce attraverso un lavoro di gruppo. È un aspetto fondamentale ed imprescindibile il poter contare su persone che hanno il piacere di condividere con te le medesime passioni. Ritengo di esser stato fortunato in questa avventura, da direttore artistico mi sento un privilegiato. Qualsiasi evento, piccolo o grande che sia, richiede enormi sforzi e sacrifici. Ecosuoni ha una macchina organizzativa complessa e la suddivisione del lavoro è un aspetto determinante per la riuscita del festival. Ci siamo dati dei compiti, abbiamo diviso il lavoro in macroaree, previsto dei responsabili, ognuno con il suo ruolo.

L’unione fa la forza, o se preferisci la differenza.

L’unione fa la forza, la differenza la fanno le persone che hai al tuo fianco. Se Ecosuoni è diventato uno degli appuntamenti estivi più attesi in Campania lo si deve all’impegno profuso da un gruppo di giovani straordinari. Mi occupo della direzione artistica, dicevo, ma non decido da solo. I ragazzi si fidano di me per quanto riguarda l’individuazione e la selezione delle proposte da presentare in assemblea, ma poi le decisioni le prendiamo insieme. Ed è giusto così.

Devo riconoscere che siete davvero una bellissima squadra. Ti brillano gli occhi quando parli del tuo team

Mi fa sentire bene far parte di un gruppo affiatato su cui contare, con cui discutere e confrontarmi. Personalmente, ritengo di essere solo una parte di un progetto ben più ampio ed articolato, all’interno del quale ci sono medici, avvocati, infermieri, grafici, giornalisti, ognuno con un ruolo definito e delle responsabilità ben precise. Sono grato a queste persone e a tutti gli associati che collaborano per la riuscita non solo di questa ma di tutte le iniziative che nel corso dell’anno portiamo avanti.

Un festival come Ecosuoni necessita di ingenti somme per essere realizzato. Dove reperite le risorse economiche?

Siamo un’associazione che si sostiene prevalentemente attraverso il contributo degli iscritti. Allo stesso tempo lavoriamo tutto l’anno per instaurare sinergie sul territorio con enti, associazioni e perché no anche con singoli soggetti. Le relazioni con partner istituzionali e privati ci hanno consentito, e ci consentono tuttora, di avere una discreta solidità e, di conseguenza, la possibilità di programmare eventi di un certo livello. Ma non è stato da sempre così. La credibilità, la stima e la fiducia delle istituzioni – nello specifico del comune di Palma Campania – e di imprenditori vicini alla nostra causa ce la siamo guadagnata sul campo, con la produzione di piccoli eventi che ci hanno permesso di arrivare dove siamo. Questo tipo di approccio ci ha consentito col tempo e di crescere come gruppo e di poter presentare un’offerta musicale sempre rispondente alle tendenze del momento. Nel 2012 siamo state una delle prime realtà a riportare su di un palco, in una reunion, un gruppo storico della scena rap come “La famiglia”. Poi sono passati da qui, negli anni, band come Nobraino, Lo stato sociale, Verdena ed infine I cani.

Quest’anno invece avete optato per una line up interamente al femminile.

Potere alle donne! L’ecologia è donna, la musica è una fantastica alleata e alla fine ci siamo orientati sulla scelta – forse unica nel suo genere in Italia – di presentare una line up interamente rosa. Abbiamo deciso di puntare su Levante, un’artista in ascesa che non abbisogna di presentazioni, attualmente tra le cantanti più quotate del panorama musicale italiano – da quest’anno anche giudice di un noto talent –, convinti che rispecchiasse al meglio la nostra idea di fare musica. Ogni anno cerchiamo di distinguerci, di superarci, di fare meglio. Ci piacciono le sfide, siamo tenaci. 

Levante ma anche Fede’n’ Marlen…

Fede’n’ Marlen ed Irene Ferrara! Come ben sai, un direttore artistico non può trascurare la scena, ed in quest’ottica i nomi di Federica, Marilena ed Irene, nella composizione di una line up totalmente al femminile, mi sono sembrati un atto dovuto. Oltre ad essere un grande fan di entrambe, le prime, da alcuni anni, non sono più un fenomeno locale ma si stanno facendo apprezzare in giro per l’Italia, con centinaia di date in tutte le maggiori piazze. Irene è una delle migliori dj (se non la migliore) della Campania, viene da un tour in Sardegna e sicuramente con il suo dj set saprà regalarci momenti piacevoli durante l’evento.

Qual è il senso di organizzare un festival in un’area ecologica? Non c’è il pericolo di respirare odori sgradevoli?

A dispetto di quanto si possa immaginare, in un’isola ecologica non si respira alcun tipo di puzza: in primis perché non sono presenti rifiuti di natura organica, in secondo luogo perché tutto il materiale raccolto viene interamente riciclato, ed infine perché, nei giorni antecedenti il concerto, con i ragazzi dell’associazione, provvediamo a ripulire l’area per poi allestirvi il palco, il backstage, gli stand e tutto ciò che si vede e non. Per quanto riguarda invece il senso di fare un festival all’interno di un’isola ecologica: il discorso è legato a doppio filo alle attività e agli obiettivi che la nostra associazione si propone di realizzare, ovvero dar nuove forme di utilità sociale a spazi destinati ad altro o comunque non in ottime condizioni. E questo attraverso la promozione di comportamenti green, ecosostenibili. E la musica pensiamo sia un’aggregante che ci permette di ribaltare le barriere che questa società troppo vorace ci impone, e di colmare distanze che in apparenza paiono insormontabili.

Dopo gli episodi di Torino qualcosa è cambiato riguardo le misure di sicurezza ai concerti, ma facendo un po’ di giri ho notato che non tutti i festival si sono adeguati a queste modifiche. Voi come vi siete comportati?

Abbiamo seguito la normativa, la quale come sai prevede, oltre a controlli più stringenti agli ingressi, l’utilizzo di metal detector e l’individuazione di ulteriori spazi da destinare alle vie di fuga, ai soccorsi, ad un piano di evacuazione più articolato. A differenza delle scorse edizioni, quest’anno abbiamo dovuto predisporre diverse aree per i controlli esterni (una per gli zaini, l’altra per il metal detector) e per la raccolta delle persone, accanto a quelle già esistenti per l’ingresso dei tesserati e per il tesseramento. Si tratta di gestire flussi di gente ad ingressi progressivi. Per questa ragione abbiamo previsto la possibilità di sottoscrivere la tessera Ecosuoni anche on line, onde evitare appunto congestioni ai gazebi e ad ai cancelli. La sottoscrizione non comporta costi aggiuntivi, non ci sono prevendite né diritti di agenzia non trattandosi di un biglietto. È un modo semplice per saltare la fila ed accedere direttamente all’area concerto.

Pensate un po’ a tutto, insomma

Ci proviamo. Ecosuoni è una delle realtà più belle a cui abbia preso parte. Mi preme sottolineare nuovamente un punto: la riuscita delle precedenti edizioni è dovuta al lavoro di tantissime persone che, da settembre a settembre, mettono a disposizione di questo sogno del tempo prezioso e, sopratutto, le loro professionalità. Ed è grazie a questo lavoro che ogni anno riusciamo a fornire esperienze di altissima qualità, rimanendo sempre fedeli ai nostri valori ed alla nostra filosofia di fare eventi. Per questo ad Ecosuoni non troverete token ma prezzi modici per food and beverage. E, grazie al sostegno di uno dei nostri partner, l’acqua da noi è gratis!

A proposito di iniziative, a giugno c’è stato un primo esperimento fuori dal comune di Palma Campania. Com’è andata?

Esattamente, l’undici giugno si è tenuta la prima di edizione di Ecosuoni Sarno. È stata un’esperienza tutto sommato positiva, con un buon riscontro da parte della cittadina sarnese (e non solo). Siamo felici di essere riusciti ad ottenere una sinergia col comune di Sarno, è un motivo in più per proseguire nel nostro cammino. Stiamo lavorando per esportare il modello Ecosuoni in altre cittadine vicine, sì da creare un evento itinerante.

Ci vuoi anticipare qualcosa?

Sì, ma non è una vera e propria anticipazione. Ti svelo un segreto: abbiamo in testa di creare un festival green al 100%, un evento ad impatto zero, interamente ecosostenibile attraverso l’utilizzo di materiale riciclato e l’installazione di pannelli solari e pale eoliche. Abbiamo dei sogni. Dieci anni fa il nostro sogno nel cassetto era Ecosuoni, oggi immaginiamo un futuro nel solco tracciato in questi anni.

Ci salutiamo con un invito: ci vediamo sabato 26 agosto all’isola ecologica di Palma Campania per Ecosuoni 2017

Salvatore D’Ambrosio